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Collegandoci al nuovo topic mensile appena iniziato, dedicato alla rivoluzione, lasciamo spazio alla collaborazione con il blog Eco Internazionale.

A cinque anni dalla morte di Nelson Mandela diamo la parola a Valentina Pizzuto Antinoro per chiederci se l’apartheid sia stata realmente abolita e se il sogno di Mandela di una società multirazziale, che richiese quasi 50 anni di lotte, 27 anni di carcere e quattro anni di negoziazione, sia stato realizzato o meno.

Buona lettura!

Mai. Mai. Mai più dovrà accadere che questo nostro meraviglioso Paese veda l’oppressione dell’uomo su altri uomini.

Queste sono le parole pronunciate da Nelson Mandela il 10 maggio del 1994 durante il suo  giuramento per la presidenza del Sudafrica. Sono stati necessari quasi 50 anni di lotte, 27 anni di carcere e quattro anni di negoziazione per l’abolizione definitiva dell’apartheid e l’acquisizione dei diritti fondamentali da parte della popolazione nera del Sudafrica.

L’apartheid fu il risultato di un’ideologia fortemente voluta dai cosiddetti afrikaner, cioè i discendenti dei primi coloni inglesi e olandesi che si stabilirono in Sudafrica, che riuscirono per più di tre secoli a imporre la loro posizione di predominio rispetto agli abitanti neri, circa l’80% della popolazione. Quest’ideologia si concretizzò formalmente nel 1948, con la vittoria elettorale del National Party che in pochi anni rafforzò le pratiche di divisione razziale nel luoghi pubblici.

Ma nel 1958, la semplice ma già fortemente discriminante divisione delle razze nei luoghi pubblici si trasformò in un regime a tutti gli effetti. Il primo ministro Hendrik Verwoerd, famoso per la sua vicinanza ideologica a movimenti filo-nazisti, promulgò l’Afrikaans apartheid, da lui descritta come «una politica di buon vicinato che tiene conto delle differenze esistenti tra le persone».

L’Afrikaans apartheid prevedeva privazioni diritti sociali e politici, l’istituzione dei cosiddetti bantustan, ghetti controllati dal governo per la popolazione nera, e il censimento in base a caratteristiche razziali. La deportazione nei quartieri-ghetto e la privazione di diritti elementari fecero scoppiare numerose di rivolte guidate dall’African National Congress (ANC), il partito che nel 1955 aveva approvato la Carta della Libertà, documento riconosciuto come il manifesto della lotta contro l’apartheid. In poco tempo l’ANC venne messo al bando perché ritenuto pericoloso dal regime e Mandela fu arrestato per incitazione allo sciopero e condannato a cinque anni di detenzione, pena successivamente commutata in ergastolo.

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Eco Internazionale

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