gaffe - epic fail
A meno di 10 giorni dalle elezioni politiche nazionali, riflettiamo sulla misera condizione in cui si trova la nostra politica provando a ridere con 10 divertenti gaffe commesse dai nostri rappresentanti nelle ultime legislature.

Impresentabili, impreparati, incompetenti: questo il modo più facile e veloce per riassumere la vasta compagine politica che tra una gaffe e l’altra si presenta ai nostri occhi a due settimane dalle elezioni.

Per rispettare la par condicio preelettorale spazieremo da sinistra a destra senza esclusione di colpi… Anche perché, volenti o nolenti, non riusciremmo a trovare nessuno immune al virus dello strafalcione.

Gli esponenti della nostra classe politica, infatti, trovano sempre il modo di farsi beccare impreparati sulla cultura generale, che siano date di storia, collocazioni geografiche, avvenimenti importanti o anche leggi approvate da loro stessi. Precursori della gogna mediatica, ad oggi monopolio quasi esclusivo di Internet, erano Le iene, che si divertivano a prendere in contropiede i politici fuori dal parlamento.

Video che mostravano un rapporto difficile, quello dei nostri politici, soprattutto con l’italiano. Nel parlato, però, provavano ad uscirsene in zona Cesarini con la scusa di “lapsus” improvvisi o défaillance che capitano a tutti.

Adesso, invece, i social la fanno da padrone e lì cadono gli asini. Verba volant, scripta manent. L’ortografia, la sintassi, la grammatica delle elementari, cose sconosciute: nella sempiterna gara all’ultimo tweet, nessuno che riesca a salvarsi. Sempre colpa dello staff? Non lo sapremo mai.


Nel dubbio facciamo un ripasso random delle migliori gaffe che ci hanno regalato in questi anni i candidati alle prossime elezioni e anche alcuni outsider.

Partiamo dal movimento cinque stelle. Intenzionalmente lasciamo fuori dal podio Luigi di Maio, perché sarebbe troppo difficile scegliere una sola gaffe fatta dall’ex vicepresidente della Camera, anche se tra Pinochet finito in Venezuela, “se devo dirle qualcosa, la telefono” rivolto alla Raggi e il trittico di tweet sbagliati in cui cercava di azzeccare il congiuntivo del verbo spiare (spoiler: no, non ce l’ha fatta!), ne avremmo ben donde per un podio tutto suo.

Diamo, dunque, spazio ad altri grillini che non si sono tirati indietro dal regalarci meravigliosi strafalcioni.
  • Al terzo posto troviamo Davide Trepiede che annuncia alla Camera di voler essere “breve e circonciso, con risposta azzeccata di Simone Baldelli (FI), il quale dal banco della presidenza lo corregge sbagliando pure lui: “coinciso, si dice“.
  • Al secondo posto, si posiziona la controversa affermazione di Paola Taverna “Più medicina preventiva e meno vaccini a go-go”.
  • Ma il primo posto se lo aggiudica Roberta Lombardi con uno sconcertante “Dove c’è scritto che il Presidente della Repubblica deve avere una certa età?”

Proseguiamo l’inseguimento alle migliori gaffe, spostandoci verso destra dove, sempre intenzionalmente, non inseriamo nel trittico vincente Silvio Berlusconi, un po’ perché sarebbe come sparare sulla croce rossa e un po’ perché risulta inutile visto che non è candidabile. Ma una menzione speciale a Mr B. va fatta comunque, se non altro per essere stato il portabandiera delle gaffe internazionali, tra un Obama “giovane, bello e abbronzato” e un Macron “bel ragazzo che ha una bella mamma che se lo porta sottobraccio”, il tutto condito con la noncurante telefonata che fece infuriare la Merkel.

Sul podio, che potete comporre a vostro piacimento, troviamo:
  • Maria Stella Gelmini che, commentando a modo suo la notizia – poi rivelatasi infondata – del superamento del limite della velocità della luce, disse “Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro.” (Peccato che il tunnel a cui i ricercatori facevano riferimento fosse quello nel quale circolano i protoni, dalle cui collisioni ha origine il fascio di neutrini che, attraversando la terra, raggiunge il Gran Sasso);
  • Giorgia Meloni, che nella landa desolata della geografia europea raccontava di essere stata “ultimamente a Dublino, in Scozia“;
  • Matteo Salvini, che, da esperto della lingua italiana, asseriva che “il migrante è gerundio, quando migri sei un migrante”.

Con un volo pindarico concludiamo questa nostra corsa allo strafalcione arriviando al polo opposto, dove escludiamo Matteo Renzi, gaffeur seriale e per tendenza, che tra un inglese divertente quanto catastrofico e una invenzione di storia (“gli Stati per crescere come potenza invadevano altri territori, noi ci prendevamo l’Istria o Nizza e la Savoia”),  trova il tempo di inserire l’Eni tra i fondamenti dei nostri servizi segreti.

Anche qui lasciamo a voi la libera scelta di come formare questo podio con tre affermazioni del tutto singolari:
  • Francesco Boccia, riferendosi ai caccia bombardieri F35, “non si tratta di fare guerre, con gli elicotteri si spengono incendi, si trasportano malati, si salvano vite umane”;
  • Beatrice Lorenzin, invocando lavoro aggratis a giovani creativi, “per il prossimo Fertility Day dobbiamo fare nuove campagne, per questo chiediamo a dei creativi, possibilmente a titolo gratuito, di darci una mano”;
  • Giuliano Poletti che suggerisce come sia più facile “trovare lavoro con il calcetto che con il curriculum”, ma d’altronde il curriculum ci servirà solo se decideremo di andarcene da questo Paese che “non sentirà la nostra mancanza”, quindi poco male.

Mettendo da parte per un momento l’ilarità del tutto, il problema più grande su cui dovremmo riflettere, è che una gaffe, una defaillance, un lapsus, di per sé può capitare a tutti. Ma qui gli errori sono perpetui, involontari, purtroppo o per fortuna. Non saprei.

Mentre prima le occasioni di mettersi in ridicolo erano poche, ora, grazie ai social network, gli strafalcioni sono all’ordine del giorno. È una strategia per avvicinare l’elettore? Chissà. Nel libro “Volgare Eloquenza: come le parole hanno paralizzato la politica”, Giuseppe Antonelli ha inquadrato molto bene il fenomeno di una classe politica che utilizza un vocabolario sempre più ristretto, fatto di motti, frasi fatte e parolacce. Una lingua passata dal politichese incomprensibile ai più, capace di intrattenere per molto tempo senza in realtà dire nulla, ad un volgare uso populista di un linguaggio basico ed elementare. Ed ecco che si fa largo una “vetrolingua”, dice Antonelli, semplicistica, bugiarda e soprattutto aggressiva, capace di puntare tutto sulle emozioni e soddisfare gli istinti più primitivi.

I politici cercano nella sostanza di abbassarsi al livello di quelli che ritengono essere i propri elettori, “votami perché sono come te” per dirla in modo semplice. Io non lo prenderei come un complimento. E allora sorge il dubbio che anche le gaffe non siano poi tanto casuali ed involontarie. Ma forse è meglio continuare ad illudersi, sperando che l’ignoranza dilagante vinca sul marketing.

Per dirla alla Antonio di Pietro (e questa è la decima gaffe che ho conservato fino all’ultimo anche se si tratta di un outsider) “Non c’è niente di peggio che il cieco che non vuole vedere.”

Continuiamo, dunque, a tendere l’orecchio, sperando di cogliere nuove perle, gaffe o cantonate, e chiudiamo con degli ipse-dixit in pieno tema elettorale.

gaffe collage

Ma d’altronde…


Questo articolo non voleva altro che portare una ventata di ironica leggerezza in un tema che di leggero ha molto poco. Il 4 Marzo andate a votare e lasciate ai posteri l’ardita sentenza.

Ops! Era ardua? “Non fate i precisini” (cit. Renzi)

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Written by

Virginia Taddei

Laureata in giurisprudenza e redattrice, nonché co-fondatrice di Inchiostro Virtuale.
Oltre a scrivere articoli, mi occupo dei social collegati alla webzine: twitter, facebook e instagram.
Potete contattarmi inviando una mail a v.taddei@inchiostrovirtuale.it