Macron e Brigitte - questione first lady
Primo dissenso per la presidenza Macron: no secco all’istituzionalizzazione dell’ufficio della Première Dame sul modello della First Lady americana.

Come Bitsy Cooper ci ha ricordato durante una puntata di Scandal, serie tv di successo che racconta i retroscena più loschi della Casa Bianca, le first lady sono tutt’altro che statuine di bella presenza utili solo per sorridere e fare foto.

Quando si parla di First Lady la prima cosa che viene in mente è ovviamente il ruolo ricoperto in America dalla moglie del Presidente in carica. Un ruolo quello della first lady che è molto cambiato nel corso degli anni ed è arrivato a rappresentare un contributo determinante per l’attività e il consenso del Presidente stesso.

Molte spiccano per essere state icone di bellezza, eleganza, intelligenza.

Tra queste sicuramente tutti ricorderanno Eleanor Roosevelt, la “first lady of the world” che sempre lottò per i diritti umani e la giustizia sociale, per i diritti delle donne e degli afroamericani; Eleanor Carter, una delle first lady più attive e determinanti nelle scelte presidenziali, ricordata per la sua attività nel campo dei diritti umani; Elisabeth Ford, passata alla storia per aver lottato per i diritti delle donne e affinché venisse riconosciuta costituzionalmente l’uguaglianza dei diritti tra uomini e donne; Jackie Kennedy, che grazie alla sua attitudine elegante e composta ha reso l’essere la moglie del Presidente una questione di stile; Hillary Clinton, forse una delle first lady con il ruolo politico più pesante durante la presidenza del marito che le è valso non poche antipatie, ma che allo stesso tempo l’ha portata ad un passo dal sedere lei stessa nello studio ovale; Laura Bush, definita la first lady più saggia e umile della storia americana, agli antipodi rispetto alle first lady che puntavano ad apparire; Michelle Obama, la prima first lady di colore, difficile trovare qualcuno che non l’abbia apprezzata negli 8 anni di presidenza di suo marito, soprattutto per il suo impegno nel sociale.

Cosa c’entra tutto questo con la Première Dame francese, vi chiederete voi.

Ebbene, recentemente Macron ha fatto approvare una legge che mira a limitare la corruzione in politica vietando ai deputati di far lavorare membri delle loro famiglie nello staff. Il problema è che lo stesso Macron vorrebbe dare alla moglie Brigitte il ruolo di consigliere diretto del Presidente, apertamente ispirato a quello della first lady americana. La Première Dame in Francia ha sempre avuto un ruolo politico “informale”: infatti, benché sia impegnata pubblicamente in impegni istituzionali e in campo umanitario il suo ruolo non è previsto dalla costituzione né in nessun protocollo.

Il neo eletto presidente francese vorrebbe fare di sua moglie Brigitte la prima Première Dame ufficiale di Francia, istituzionalizzando il suo ruolo come quello di ogni altro impiegato dell’Eliseo e concedendole un ufficio, uno statuto e un budget per i collaboratori (non è prevista una retribuzione, ma un budget a spese pubbliche che pagherà lo staff, i collaboratori e le spese).

Macron non hai mai nascosto l’importanza della moglie, né ha fatto mistero della sua presenza costante.

Già durante la campagna elettorale aveva annunciato che avrebbe dato uno status alla Première Dame, definendo l’attuale situazione francese come una ipocrisia. Questo significa quindi maggiore spesa pubblica, in netto contrasto con la legge morale fatta approvare proprio ora da Macron.

Mentre tutti i detrattori la criticavano perché “attempata”, per la differenza di età rispetto al marito, per le (discutibili) scelte di stile nelle occasioni ufficiali, la Francia si schierava al suo fianco. Ma stavolta no. E infatti la risposta non si è fatta attendere. Thierry Paul Valette ha lanciato una petizione sulla piattaforma change.org che ha raccolto in pochissimo tempo oltre 200mila firme e i sondaggi danno i francesi contrari al 68% alla creazione di questo statuto. Se c’è una cosa che non si può associare ai francesi è sicuramente la volontà di avvicinarsi ai modi di fare degli altri; motivo per cui non sono a favore della figura di first lady ispirata al modello americano, contrario ai valori francesi, oltre che contraddittorio rispetto alla politica di tagli ai fondi pubblici.

Alla fine il leader di En Marche! ha dovuto fare marcia indietro, anche perché avrebbe dovuto convocare il Parlamento in Congresso a Versailles, come imposto per ogni modifica costituzionale. Macron ha deciso che al posto dello status ufficiale verrà annunciata una “carta della trasparenza” per chiarire quello che sarà il ruolo della Première Dame, con nomi e numeri dei suoi collaboratori e che verranno fornite informazioni più precise su quello che sarà il suo impegno nel sociale.

Macron, tu vuò fa l’americano, ma governi a Parìs, siente a me chi t’ho fa fa?

Dietro un uomo c’è sempre una grande donna che lo consiglia e contribuisce al suo successo, sì, ma nell’ombra. Che la Première Dame resti, per ora, dietro le quinte, dunque.

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