
Il Sudan affronta la peggiore crisi umanitaria al mondo: oltre 28,9 milioni di persone, più della metà della popolazione, sono in condizione di insicurezza alimentare acuta, 10 milioni vivono livelli di fame estrema. “Non chiediamo più cosa mangeremo. Chiediamo chi mangerà” – Ikhlaa (nome di finzione), sfollata nel Darfur del Nord.
Milano, 13 aprile 2026. I bisogni umanitari della popolazione del Sudan hanno raggiunto livelli che non hanno precedenti. In molte comunità dove Azione Contro la Fame opera, donne come Eisa (nome di finzione per proteggerne l’identità) per mesi non sono riuscite a garantire un pasto quotidiano alla propria famiglia.
“Abbiamo sofferto molto perché non avevamo nulla da dare da mangiare ai nostri cari”.
Dopo tre anni di guerra, quella di Eisa non è un’eccezione: è la norma per oltre 28,9 milioni di persone che vivono in condizioni di insicurezza alimentare acuta: più della metà della popolazione sudanese.
Tre carestie dichiarate nel mondo: due in Sudan
La dichiarazione di uno stato di carestia viene emessa in modo ufficiale soltanto nei casi più estremi di crisi alimentare. Delle tre carestie attualmente riconosciute a livello globale, due sono state dichiarate in Sudan nel 2025 a El Fasher e Kadugli, mentre altre parti del Paese saranno chiamate ad affrontare un rischio significativo di carestia nel breve termine.
“La fame è conseguenza diretta del conflitto, che sta distruggendo i mercati, interrompendo i raccolti e bloccando le rotte commerciali e la consegna degli aiuti umanitari” afferma Samy Guessabi, Direttore Paese di Azione Contro la Fame in Sudan.
Un recente rapporto pubblicato congiuntamente questa mattina da cinque grandi organizzazioni umanitarie (Azione Contro la Fame, CARE International, IRC, Mercy Corps e Norwegian Refugee Council) documenta come il viaggio del cibo dalla fattoria al mercato, dal mercato alla tavola, sia diventato in Sudan un percorso pericoloso e spesso letale. I contadini vengono uccisi, i campi distrutti, i mercati chiusi o tassati in modo predatorio. Persone che rischiano la vita attraversando zone di combattimento attivo solo per produrre, comprare o trasportare cibo. Le cucine comunitarie, ultimo rifugio per molti, stanno chiudendo o riducendo i pasti del 50% o più per mancanza di fondi.
La più grande crisi di sfollamento al mondo
Il conflitto ha generato anche la più grande crisi di sfollamento attualmente in corso a livello globale: quasi 14 milioni di persone hanno abbandonato le proprie case (circa 10 milioni sfollati interni e circa 4 milioni fuggiti verso paesi vicini come Ciad e Sudan del Sud). Un numero che supera del doppio le altre grandi crisi: la Siria conta 7 milioni di sfollati, la Repubblica Democratica del Congo 6 milioni, lo Yemen 5 milioni.
“Non si tratta solo di numeri. Le famiglie sono costrette a spostarsi ripetutamente, interrompendo le cure, l’accesso al cibo, all’acqua e aumentando il rischio di violenza di genere” dichiara Samy Guessabi.
Le donne: più vulnerabili in una crisi senza pari
Tra le vittime del conflitto, le donne e le ragazze sono le più esposte. Le famiglie con capofamiglia femminile hanno tre volte più probabilità di trovarsi in stato di insicurezza alimentare rispetto alle famiglie con capofamiglia maschile e meno del 2% di esse è considerata al sicuro dalla fame. La violenza sessuale e di genere, documentata dall’ONU come arma di guerra sistematicamente impiegata nel conflitto, limita ulteriormente la loro capacità di accedere al cibo e ai servizi essenziali. Le Nazioni Unite hanno definito quello in atto in Sudan un “conflitto di atrocità” contro i civili.
Infrastruttura al collasso: finanziamenti insufficienti
Nelle zone di conflitto, circa l’80% dei centri sanitari e il 60% dei sistemi idrici non funzionano. La risposta umanitaria, che richiede 2,87 miliardi di dollari, è finanziata solo al 16%. Una cifra allarmante se si considera che nel 2025 l’intero Piano di risposta umanitaria per il Sudan era coperto soltanto al 40%, con il settore della ripresa precoce finanziato appena all’1%. Insicurezza, barriere amministrative e difficoltà di accesso fisico continuano a bloccare l’arrivo degli aiuti.
Azione Contro la Fame in Sudan
Dall’inizio del conflitto scoppiato il 15 aprile 2023, Azione Contro la Fame ha sostenuto quasi due milioni di persone in Darfur, Kordofan, Nilo Azzurro, Nilo Bianco e Mar Rosso. L’organizzazione continua a intervenire in Sudan con i suoi programmi sul campo per fornire cure contro la malnutrizione, servizi sanitari, acqua potabile, attività di promozione dell’igiene, protezione dalla violenza sessuale e di genere e assistenza alle popolazioni più vulnerabili.
Nonostante le difficoltà, Azione Contro la Fame continua a sostenere donne come Eisa affinché possano ricevere educazione finanziaria, formazione nella conservazione e preparazione degli alimenti.
“Ora vendiamo cipolle, olio, okra e pomodori secchi al mercato”.
A tre anni dall’inizio del conflitto, Azione Contro la Fame chiede con urgenza la cessazione delle ostilità, la protezione dei civili, un accesso umanitario garantito e risorse adeguate per rispondere a una delle crisi più gravi al mondo.
Azione Contro la Fame
Azione Contro la Fame è un’organizzazione umanitaria internazionale impegnata a garantire a ogni persona il diritto a una vita libera dalla fame. Specialisti da 46 anni, prevediamo fame e malnutrizione, ne curiamo gli effetti e ne preveniamo le cause. Siamo in prima linea in 57 paesi del mondo per salvare la vita dei bambini malnutriti e rafforzare la resilienza delle famiglie con cibo, acqua, salute e formazione.
Guidiamo con determinazione la lotta globale contro la fame, introducendo innovazioni che promuovono il progresso, lavorando in collaborazione con le comunità locali e mobilitando persone e governi per realizzare un cambiamento sostenibile. Ogni anno aiutiamo 26,5 milioni di persone.
Per saperne di più: www.azionecontrolafame.it
Crediti fotografici
Foto di copertina: Mallory Matheson per Azione Contro la Fame.




