
Il progetto fotografico sarà presentato da ResQ – People Saving People nell’ambito del Circuito OFF del Festival della Fotografia Etica di Lodi 2026.
Ci sono oggetti che sembrano non avere più una storia: una scarpa, un rosario, una fotografia consumata dal sale, un documento sbiadito. Eppure, dietro ciascuno di questi oggetti, c’è una persona, una vita, una famiglia, un viaggio e una speranza. È da questa consapevolezza che nasce “MUSA. Dare voce al silenzio”, il progetto fotografico che ResQ – People saving people porta al Festival della Fotografia Etica di Lodi nell’ambito del Circuito OFF dal 26 settembre al 25 ottobre 2026.
Attraverso 23 immagini, il lavoro dei fotografi Daniela Borsari, Domenico Giberti e Cesare Augello porta lo sguardo dentro un luogo in cui la ricerca scientifica e l’impegno civile si incontrano: l’archivio del MUSA/LABANOF, il Museo Universitario delle Scienze Antropologiche, Mediche e Forensi per i Diritti Umani dell’Università Statale di Milano nato dal lavoro del LABANOF – Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense fondato dalla professoressa Cristina Cattaneo, che raccoglie e studia le tracce materiali appartenute a persone morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo e che, in molti casi, non hanno ancora un nome.
Il percorso
La mostra accompagna il visitatore in un percorso che parte dalla statua della Musa, simbolo di memoria e rivelazione e attraversa quattro momenti: Invocazione – La Musa e la Memoria; Tracce – Gli oggetti che parlano; Identità interrotte – Le storie; Resti e Resilienza. Un itinerario nel quale gli oggetti lasciano progressivamente spazio alle storie e alle identità delle persone a cui sono appartenuti.
“La fotografia, per noi, è strumento di giustizia: un linguaggio che restituisce presenza a chi è stato cancellato. Ogni immagine nasce da un incontro silenzioso con un oggetto e chiede a chi guarda di diventare testimone. Il progetto è un dialogo tra scienza, empatia e memoria condivisa, un invito a riconoscere il valore universale della dignità umana” hanno dichiarato i fotografi.
Per ResQ – People Saving People è fondamentale valorizzare occasioni di riflessione come questa, per contribuire a mantenere al centro dello sguardo pubblico le persone e le loro storie, ricordando che dietro ogni attraversamento, ogni naufragio e ogni numero ci sono vite, relazioni e diritti.
“Il percorso di MUSA accompagna lo spettatore dal reperto alla memoria. È un percorso intimo, che restituisce voce a chi non può più raccontarsi e ci ricorda che nessuna vita dovrebbe essere ridotta a un numero o a una statistica. Per ResQ, prendersi cura delle persone significa anche questo: non permettere che il mare cancelli le loro storie” ha commentato Luciano Scalettari, Presidente di ResQ – People Saving People.
La fotografia diventa così uno strumento per restituire dignità a persone rimaste senza identità, sottraendole alla dimensione anonima delle statistiche e della cronaca. Gli oggetti personali diventano reperti di memoria: testimonianze silenziose di identità, affetti, appartenenze e percorsi di vita.
L’obiettivo non è costruire una rappresentazione spettacolare della migrazione o della morte, ma proporre un’etica dello sguardo, invitando il pubblico a fermarsi davanti a ciò che rimane e a riconoscere, dietro ogni reperto, una persona. Il progetto nasce infatti dalla volontà di superare la narrazione mediatica della migrazione e riportare al centro il valore della vita umana, attraverso un linguaggio rispettoso e contemplativo.
Il progetto diventa così un incontro tra fotografia, scienza, memoria e diritti umani. Un archivio visivo nel quale ciò che resta non racconta soltanto una morte, ma continua a parlare di chi quella vita l’ha vissuta.
“Musa. Dare voce al silenzio” in breve
Esposizione: Circuito OFF – Festival della Fotografia Etica di Lodi 2026
Fotografie: Daniela Borsari, Domenico Giberti, Cesare Augello
Anno di realizzazione: 2025
Archivio: MUSA/LABANOF, Università degli Studi di Milano
Immagini esposte: 23
Crediti: MUSA – Museo Universitario delle Scienze Antropologiche, Mediche e Forensi per i Diritti Umani dell’Università Statale di Milano; LABANOF – Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense – Università Statale di Milano





