Julia Fullerton-Batten: Flexible Roxy, 2021. La foto sarà esposta alla Biennale della Fotografia Femminile - LIMINAL.

Per oltre un mese Mantova diventerà una vetrina internazionale che darà spazio a importanti artiste, talvolta poco conosciute nel nostro Paese.

L’evento è promosso dall’Associazione La Papessa con il sostegno del Comune di Mantova e di FUJIFILM, il patrocinio della Regione Lombardia e della Provincia di Mantova. Il festival è diretto, come nelle edizioni precedenti, da Alessia Locatelli. Il team della BFF quest’anno ha scelto come titolo “Liminal”, termine che racchiude significati molteplici, attuali e affascinanti.

Liminal

“Liminal” è la soglia, lo spazio indefinito che precede l’arrivo a una destinazione. Un limbo da attraversare per raggiungere un traguardo vicino, ma ancora non del tutto delineato. In questa fase di passaggio, le regole considerate valide fino a quel momento possono perdere forza. Chi vive questa dimensione ambigua si trova a fare i conti con incertezza e smarrimento, consapevole che, se il passato è ormai fissato, il presente si sta trasformando sotto i propri piedi e il futuro appare più che mai nebuloso, privo di un approdo prevedibile.

L’unica certezza è che è in corso un profondo processo di cambiamento, capace di scuotere le fondamenta della normalità e dell’ordine stabilito: talvolta aprendo a visioni di un futuro luminoso, talvolta riportando alla luce oscurità sopite che si agitano nelle viscere del mondo. È un tempo in cui tutto viene rimesso in discussione e le trasformazioni si accelerano, nel bene come nel male.

La Biennale Internazionale della Fotografia Femminile ha da sempre un’attenzione particolare verso i grandi temi sociali e geopolitici. Tra questi rientrano l’istruzione, le disuguaglianze di classe, le conseguenze delle migrazioni — che comportano la perdita di terre, risorse economiche e libertà civili — fino ad arrivare alle dinamiche del neo-colonialismo.

Artiste e opere

L’edizione 2026 segue lo stesso formato delle precedenti, con mostre principali di fotografe italiane e internazionali:

  • Nadia Bseiso (Giordania) – Infertile Crescent;
  • Mackenzie Calle (USA) – The Gay Space Agency;
  • Lisa Elmaleh (USA) – Tierra Prometida;
  • Julia Fullerton-Batten (Germania) – Contortion;
  • Lee Grant (Australia) – Ancestral Constellations;
  • Pia-Paulina Guilmoth (USA) – Flowers Drink the River;
  • Keerthana Kunnath (India) – Not What You Saw;
  • Barbara Peacock (USA) – American Bedroom;
  • Gaia Squarci (Italia) – The Cooling Solution (ricerca del team ENERGYA, a cura di Kublaiklan e coordinamento di Elementsix);
  • Abbie Trayler-Smith (Regno Unito) – The Big O e Kiss it!;
  • una mostra d’archivio dal titolo “Shifting the Focus”, che rilegge la rivoluzionaria opera di una pioniera della fotografia americana Imogen Cunningham (Portland 1883 – San Francisco, 1976).

Numerose sono le altre iniziative, tra le quali una Open Call per un Circuito Off, letture portfolio, workshop, conferenze, laboratori didattici per bambini.

I luoghi deputati per le esposizioni sono Casa di Rigoletto, Casa del Mantegna, Galleria Disegno, Spazio Arrivabene2, Casa del Pittore.

La quarta edizione della Biennale di Fotografia Femminile conferma il progetto culturale solido e in continua crescita, sostenuto da partner storici e da un numero sempre più ampio di realtà che riconoscono il valore della cultura come motore di cambiamento sociale. L’edizione 2026 si fonda su una rete rinnovata e in espansione di partner e supporter, che contribuiscono attivamente alla realizzazione della manifestazione.

Partner

Col sostegno di: Comune di Mantova, FUJIFILM.
Con il patrocinio di: Regione Lombardia, Provincia di Mantova.
Con il contributo di: Fondazione BAM, Fondazione Comunità Mantovana Onlus, CRAL Uniti si vince, TELECOM, S. Martino, Agape, Agapecasa.
Sponsor tecnici: Fotofabbrica, Rufus Photo Hub, Leather Camera Bags, Levoni, onnik.it
Media partner: MediaNet, Il Sublimista, Il Fotografo.
Partner: Casa del Mantegna, Galleria Disegno, Casa del Pittore, Librerie COOP, Shelfie Café, Fotofestival Lenzburg, Premio Musa.
Associazione culturale La Papessa | lapapessa.org

Promuove la cultura fotografica, a partire dalla città di Mantova dove è nata. Il progetto parte da un’idea di Anna Volpi (Presidente) e Chiara Maretti (Vicepresidente), entrambe fotografe. Il simbolo che rappresenta l’associazione è la figura de “La Papessa”: nei tarocchi una donna di potere spirituale e temporale, colei che trasmette conoscenza. Siamo un gruppo di artiste, fotografe, esperte di comunicazione visiva, ma anche di persone appassionate di arte e cultura in generale, unite dalla voglia di creare nuove realtà e opportunità nel mondo della fotografia.

Informazioni utili

Biennale della Fotografia Femminile
LIMINAL
6-29 marzo 2026, Mantova (varie sedi)
www.bffmantova.com

Biglietteria

Casa del Mantegna – Via G. Acerbi, 47
Online: https://www.boxol.it/next/it/BoxofficeLive/events/600313/eventi-biennale-della-fotografia-femminile-2026

Intero: 16€.
Ridotto (under 26 e over 65): 13€.
Soci La Papessa: 12€.
Soci CRAL di Bondioli-Pavesi, Irfoss, Fotografica aps, Frammenti di Fotografia, La Ghiacciaia, Fotocineclub Mantova, Fiaf, Topis aps: 14€.
Ridotto famiglie: 12,50€ a persona (4 persone: 2 adulti e 2 under 18).
Gratuito: fino a 12 anni e per persone con disabilità e accompagnatori.
Gruppi di almeno 10 persone su prenotazione: 14€ (scrivendo a prenotazioni@bffmantova.com).
Visite guidate per scolaresche anche il venerdì, previa prenotazione.

Orari

Casa del Mantegna, Via G. Acerbi, 47: ore 10:00-18:30.
Casa di Rigoletto, Piazza Sordello, 23: ore 9:00-18:00.
Galleria Disegno, Via G. Mazzini, 34: ore 10:00-13:00/15:00-19:00.
Casa del Pittore, Corso Garibaldi, 46: ore 10:00-13:00/15:00-19:00.
Spazio Arrivabene 2, Via G. Arrivabene, 2: ore 10:00-13:00/15:00-19:00.
Mostre aperte venerdì 6 marzo e tutti i sabati e le domeniche di marzo: 7, 8, 14, 15, 21, 22, 28, 29.

Le artiste

Nadia Bseiso

Infertile Crescent – Galleria Disegno, ore 10:00-13:00/15:00-19:00, sabato e domenica.

Un tempo culla della civiltà e paradiso della biodiversità con paludi e fiumi che hanno plasmato la civiltà umana, la cosiddetta “Terra Fertile” oggi è una terra arida e segnata da conflitti. Dall’inizio del XIX secolo, la “Mezzaluna Fertile” ha vissuto profonde trasformazioni geopolitiche, frammentandosi in piccoli Stati che compongono l’attuale Medio Oriente.

Infertile Crescent documenta i villaggi sopravvissuti lungo i territori liminali della Giordania, dove linee invisibili tracciate dall’uomo, conflitti e scarsità d’acqua hanno modellato la vita delle comunità e trasformato radicalmente il paesaggio. Ai margini con Palestina occupata, Siria, Iraq e Arabia Saudita, il suolo arde ogni estate, mentre l’acqua è trattenuta, deviata, sorvegliata dai meccanismi di chi detiene il potere. Qui la siccità diventa l’arma silenziosa del regime coloniale che fa del controllo idrico uno strumento di oppressione – sociale e civile – in un conflitto che frantuma ogni equilibrio e dignità.

Gli incendi oltrepassano i confini, dissolvendo le divisioni in queste terre, dove l’acqua contesa si mescola a miti antichi, accordi fragili e ombre militari.

Cosa sopravviverà della “Mezzaluna Fertile”?

Nadia Bseiso (Giordania, 1985) è una fotografa documentarista che vive e lavora ad Amman. I suoi progetti toccano temi come la geopolitica, la storia, l’antropologia e la distruzione ambientale. Dopo gli studi di fotografia a Firenze ha partecipato a una residenza artistica presso la Fondazione Fotografia a Modena. Dal 2024 è mentore dell’Arab Documentary Photography Program.

Mackenzie Calle

The Gay Space Agency – Casa del Mantegna, ore 10:00-18:30, sabato e domenica.

Attraversare uno spazio liminale rappresenta un’opportunità di riscrittura del presente secondo nuove regole e suggestioni, per poter immaginare un futuro differente. A partire dall’evidenza storica della discriminazione verso le persone omosessuali all’interno della NASA, Mackenzie Calle crea un mockumentary al contempo irreverente e critico che interpella pregiudizi ancora difficili da scardinare.

Mescolando sapientemente i linguaggi fotografici – la portata dissacrante del fotomontaggio – si sposa con immagini documentaristiche più convenzionali e still life – The Gay Space Agency scoperchia la disgregazione della realtà che si verifica ad ogni tentativo di cancellare le identità delle persone e tenta di ricomporre il futuro a partire dal passato.

L’inclusione di materiale di archivio in un progetto riporta alla luce la verità taciuta di un segmento di società che esiste da sempre, nonostante le continue discriminazioni e repressioni. Calle immagina un’agenzia alternativa che propelle la comunità queer nel luogo più liminale di tutti, lo spazio, ricordando le parole dell’astronauta Sally Ride: “non puoi essere ciò che non puoi vedere”.

Mackenzie Calle (USA) è una fotografa residente a Brooklyn ed Explorer di National Geographic. Le sue opere analizzano sistemi di potere, scienza e le difficoltà della comunità queer. Laureata alla Tisch School of the Arts della New York University, ha proseguito gli studi all’ICP. È stata premiata al World Press Photo Contest 2024 ed è stata inclusa nella mostra speciale “Queer Havens”.

Lisa Elmaleh

Tierra Prometida – Galleria Disegno, ore 10:00-13:00/15:00-19:00, sabato e domenica.

Dal 2020 Lisa Elmaleh percorre il territorio di confine tra Stati Uniti e Messico per documentare e interrogare il mito del “sogno americano” visto attraverso la prospettiva di chi cerca asilo e delle organizzazioni umanitarie che offrono loro supporto vitale.

Promised Land / Tierra Prometida è un racconto fotografico che ci conduce nel cuore della condizione liminale di milioni di persone, all’ombra di un muro in cui speranza e incertezza si intrecciano.

Un’esperienza che affonda le radici nella biografia dell’artista: figlia di un rifugiato politico marocchino e cresciuta in una comunità migrante nel sud della Florida, Elmaleh porta con sé un’eredità di spaesamento intergenerazionale. Questa consapevolezza la guida nell’indagare le cause profonde della migrazione – persecuzioni, violenze, crisi climatiche – e nell’esporre le contraddizioni di un Paese che, pur meta prediletta, continua a escludere chi cerca protezione.

Attraverso la fotografia analogica di grande formato, costruisce immagini attente e meditate, fondate su relazioni e tempo condiviso. Con il suo sguardo empatico e complesso, la migrazione emerge come esperienza sospesa, fatta di identità in transito, attese indefinite e urgenza di creare un futuro finalmente stabile.

Lisa Elmaleh (USA, 1984) è un’artista visiva, educatrice e documentarista che realizza opere fotografiche di grande formato, usando ferrotipia, lastre e pellicole in celluloide. Viaggia per gli Stati Uniti con il suo furgone e una camera oscura portatile. I suoi lavori sono stati pubblicati dal New York Times, Harper’s Magazine, CNN e National Geographic. È stata insignita del premio Guggenheim Fellow 2024.

Julia Fullerton-Batten

Contortion – Galleria Disegno, ore 10:00-13:00/15:00-19:00, sabato e domenica.

“Chi non ammira l’arte dei contorsionisti, la loro eleganza e la capacità di manipolare i corpi in posizioni drammatiche? […] Il contorsionismo è una forma d’arte legata al corpo le cui origini si rintracciano in civiltà antiche, come testimoniano pitture e sculture greche, romane ed egizie. Oltre a sviluppare flessibilità e forza, i contorsionisti dedicano anni di impegno e allenamento, spesso iniziando da bambini, per padroneggiare l’arte fluida necessaria per dare vita alla danza serpentina del corpo umano”. Julia Fullerton-Batten introduce così Contortion, un’interpretazione originale dell’arte del contorsionismo.

L’artista britannico-tedesca, maestra della staged photography, gioca sul doppio concetto liminale: sia nella contorsione del corpo portata al suo al limite fisico che nella strutturazione scenica dei set in cui le luci, i colori e le pose sono il frutto di un lavoro controllatissimo da parte della fotografa. In questo progetto fotografico ha invitato un gruppo di giovani contorsionisti a mostrare le loro abilità in modo performativo, evocando uno spazio scenico che diventasse una soglia di ottimismo per un futuro migliore.

Julia Fullerton-Batten (Germania, 1970) è una fotografa fine art la cui opera si contraddistingue per lo stile narrativo cinematografico. Ogni immagine dei suoi progetti tematici è un racconto, un tableau vivant costruito con perizia tecnica. È ambassador di Hasselblad e il suo lavoro fa parte delle collezioni permanenti della National Portrait Gallery di Londra e del Musée de l’Elysée di Losanna.

Crediti fotografici

Julia Fullerton-Batten: Flexible Roxy, 2021. La foto sarà esposta all’edizione 2026 della Biennale della Fotografia Femminile – LIMINAL.