
Fiere di prossimità, microeditoria e turismo letterario al centro del confronto tra editori italiani ed europei. In Sardegna cresce l’investimento sui festival, ma resta forte la concentrazione territoriale mentre il comparto editoriale registra una progressiva contrazione di produzione, tirature, fatturato e occupazione.
Si è chiuso a Olbia il settimo Forum sull’Editoria del Mediterraneo, una giornata di confronto fra editori, associazioni di categoria e organizzazioni fieristiche italiane ed europee sul futuro dell’editoria di prossimità e sul ruolo delle fiere nella promozione del libro e della lettura.
“Editori e fiere del libro italiane ed europee a confronto sul futuro dell’editoria di prossimità” il tema attorno al quale si sono confrontati, tra gli altri, Simonetta Castìa, presidente dell’Associazione Editori Sardi, Marco Pautasso, segretario generale del Salone Internazionale del Libro di Torino, Pamela Tarantino, responsabile organizzativa e dei rapporti con gli editori per il Salone del Libro di Torino e referente di programma per Book Pride, la fiera dell’editoria indipendente, Paola Seghi per AIE/EDISER referente per il settore dell’internazionalizzazione di impresa e manifestazioni fieristiche, Bernard Biancarelli dell’Association des Éditeurs de Corse, Chiara Finesso dell’Associazione Editori Veneti, e Giovanni Chiriatti dell’Associazione Pugliese Editori.
Dal confronto è emerso con chiarezza il peso che fiere e festival continuano ad avere per il settore editoriale. In un mercato segnato dalla riduzione dei lettori e dal cambiamento delle modalità di fruizione dei contenuti, gli appuntamenti dedicati ai libri restano uno dei principali luoghi di incontro diretto fra editori, autori e pubblico, imprescindibili occasioni di promozione della lettura ma anche strumenti di promozione e di presenza sui territori.
Particolarmente significativa l’esperienza del Salone Internazionale del Libro di Torino, che negli anni ha costruito una relazione sempre più stretta con la città e con il territorio.
Per Marco Pautasso è proprio la capacità della comunità di vivere il Salone come un proprio appuntamento, e non semplicemente come un evento da osservare dall’esterno, uno degli elementi che ne hanno consolidato il successo. Un rapporto che passa dalle scuole, prime interlocutrici della manifestazione, ma anche da un programma diffuso di iniziative capace di coinvolgere progressivamente una parte sempre più ampia della città.
Un ruolo essenziale è svolto, all’interno dello stesso Salone, dalla piccola editoria indipendente. Pamela Tarantino ha sottolineato come la pluralità e la vivacità delle proposte siano legate proprio alla presenza dei piccoli editori, capaci di portare accanto ai grandi marchi nuove voci, nuovi autori e una molteplicità di esperienze culturali.
Sul valore dell’editoria territoriale si è soffermato anche Bernard Biancarelli, raccontando il percorso relativamente recente dell’editoria corsa. In meno di cinquant’anni nell’isola si è sviluppata una produzione fortemente legata all’identità regionale, in lingua francese e corsa, rispondendo a una domanda culturale che in precedenza trovava poco spazio.
Un’esperienza che presenta molti elementi comuni a quelli raccontati dalle altre associazioni regionali.
L’editoria di prossimità conserva e restituisce storie locali, ricerche, identità e patrimoni culturali che difficilmente troverebbero spazio nei grandi circuiti editoriali nazionali. Lo hanno sottolineato anche i rappresentanti delle associazioni degli editori pugliesi e veneti, riportando le rispettive esperienze territoriali. Un settore che non ha soltanto un valore culturale, ma rappresenta anche un tessuto di piccole e medie imprese, professionalità e posti di lavoro.
Restano, tuttavia, problemi strutturali comuni: la distribuzione, la difficoltà di garantire una presenza stabile dei cataloghi nelle librerie, l’internazionalizzazione e la capacità delle imprese più piccole di sostenere investimenti e innovazione.
Il cambiamento riguarda anche le abitudini dei lettori. La riduzione della lettura tradizionale non è soltanto italiana. Il digitale e le piattaforme hanno modificato profondamente il modo in cui vengono fruiti i contenuti editoriali, spostando una parte crescente del pubblico verso l’ascolto e la visione.
In questo quadro mantiene una particolare forza l’editoria per ragazzi, uno dei settori maggiormente proiettati sui mercati internazionali.
Paola Seghi ha richiamato il ruolo crescente dell’Italia nell’internazionalizzazione della produzione libraria, un risultato sostenuto anche da risorse dedicate per circa un milione di euro. In questo percorso assume particolare rilievo l’editoria per ragazzi, uno dei comparti che maggiormente contribuisce alla presenza e alla riconoscibilità della produzione italiana sui mercati internazionali.
Il caso Sardegna editoria sarda: 76 festival e oltre 3,4 milioni di euro
Una parte centrale del Forum è stata dedicata alla Sardegna e al rapporto tra editoria, festival e territori.
Simonetta Castia, presidente dell’Associazione Editori Sardi, ha presentato una mappa del settore nell’intervento dedicato a “Fiere di prossimità, microeditoria, turismo letterario in Sardegna. Per una mappa della lettura e dell’editoria in Sardegna”.
Sono 76 i festival finanziati dalla Regione Sardegna per il biennio 2026-2027, per un ammontare complessivo di 3 milioni 491 mila euro. Tre sono i festival storici, undici le manifestazioni consolidate, 39 i festival ordinari promossi da soggetti privati e 23 quelli organizzati dagli enti locali. La quota maggiore delle risorse, oltre un milione e mezzo di euro, è destinata ai festival ordinari privati.
La distribuzione territoriale mostra però uno squilibrio marcato: 41 manifestazioni ricadono nell’area di Cagliari, 20 in quella di Sassari, 7 nel Nuorese e 5 nell’Oristanese, mentre 3 hanno carattere diffuso.
Il divario diventa ancora più evidente se si guarda ai quattro principali capoluoghi: dei 40 festival che vi si svolgono, 28 sono a Cagliari, 5 a Sassari, 1 a Oristano e nessuno a Nuoro.
La fragilità strutturale dell’editoria sarda
Accanto alla vitalità delle manifestazioni culturali emerge però la fragilità strutturale dell’editoria sarda.
I dati elaborati dall’Associazione Editori Sardi evidenziano negli ultimi anni una diminuzione del numero degli editori attivi, della produzione media annuale, delle tirature, del fatturato e, soprattutto, della forza lavoro.
Rimane significativa la capacità produttiva del settore, con circa 280 novità pubblicate ogni anno e un patrimonio che supera i 7000 titoli disponibili.
È proprio da questa apparente contraddizione che parte la riflessione proposta da Castìa: da una parte una Regione che investe risorse importanti nella promozione della lettura attraverso festival e manifestazioni, dall’altra un sistema imprenditoriale editoriale che mostra segnali di progressivo indebolimento.
Secondo la presidente dell’Associazione Editori Sardi occorre arrivare a una maggiore integrazione, anche sul piano normativo e delle politiche del libro, fra gli interventi destinati alla promozione della lettura e quelli rivolti alla partecipazione alle fiere e alla promozione editoriale, riconoscendo alle aziende editrici il ruolo di motore della filiera.
“Solo riequilibrando il rapporto tra due componenti così importanti si potrà giungere alla salvaguardia del pluralismo e alla crescita culturale delle comunità”.
Il tema riguarda anche il riconoscimento del ruolo imprenditoriale degli editori. Per troppo tempo, secondo Castìa, le imprese editoriali sono state considerate quasi un elemento accessorio del più ampio sistema del libro, nonostante siano proprio gli editori ad assumersi il rischio d’impresa, produrre i cataloghi e alimentare quella pluralità culturale che successivamente trova spazio nelle manifestazioni.
Una questione particolarmente significativa in una regione che affronta il problema della desertificazione culturale e dello spopolamento dei piccoli centri.
La sfida, dunque, non è semplicemente aumentare il numero degli eventi, ma creare una relazione più efficace tra domanda e offerta culturale, accompagnando la crescita, la riqualificazione e l’innovazione tecnologica delle imprese editoriali sarde con strumenti e risorse adeguati.
Diversamente, il rischio evidenziato al Forum è che gli investimenti nella promozione della lettura, pur importanti, procedano separatamente dal sostegno al sistema produttivo che i libri li realizza.
Fiere di prossimità, microeditoria e turismo letterario possono rappresentare in questo senso strumenti importanti per ampliare i pubblici e rafforzare il rapporto tra libri e territori. Ma perché questo accada occorre considerare festival, editori, librerie, biblioteche e comunità non come elementi separati, ma come parti dello stesso sistema culturale.






