Il Club Jane Austen Sardegna al Salone del Libro di Torino.

Con i laboratori su Grazia Deledda nel centenario del Nobel Tappa anche nelle scuole dell’Isola.

Torino 08 maggio 2026. Sarà il Club Jane Austen Sardegna ad aprire lo stand della Regione Sardegna al Salone Internazionale del Libro di Torino: giovedì 14 maggio il primo appuntamento nello spazio istituzionale è affidato al laboratorio “Abitare Grazia”.

Nel centenario del Nobel, la scrittura di Grazia Deledda torna a essere materia di lavoro dentro un percorso che tiene insieme più piani: il Salone di Torino, luogo centrale dell’editoria nazionale, e le scuole della Sardegna, come spazio continuo di attraversamento, relazione e presenza. Un percorso che ha già attraversato diversi istituti dell’isola e ha registrato una tappa significativa a L’AquilaCapitale italiana della Cultura 2026, dove il laboratorio è stato accolto con grande partecipazione.

Un gesto preciso: affidare l’avvio della presenza sarda al Salone alla voce dell’unica scrittrice italiana premio Nobel, riconoscendole un ruolo fondativo nella costruzione dell’identità culturale dell’isola e nella sua capacità di parlare, ancora oggi, oltre ogni confine. Non come figura da ricordare, ma come autrice che ha scritto di vite segnate da povertà, orgoglio, solitudine, decisioni irreversibili: cose che non restano nei libri, ma passano di generazione in generazione, spesso senza essere dette.

Il laboratorio prende avvio da “Cosima, testamento letterario dell’autrice, e accompagna i partecipanti dentro un percorso che attraversa la casa come spazio narrativo e simbolico, intrecciando vita e scrittura, memoria e immaginazione. Il lavoro non chiede ai partecipanti cosa hanno capito, ma dove si sono fermati, cosa li ha messi in difficoltà, cosa hanno riconosciuto senza volerlo.

Aprire da qui lo stand della Regione Sardegna non è una scelta neutra. Come ha sottolineato l’Assessora regionale alla Cultura Ilaria Portas durante la conferenza stampa di presentazione, “riportare Grazia Deledda al centro, nel luogo in cui l’editoria italiana si incontra, significa riaffermare il valore di una voce che ha saputo raccontare la Sardegna rendendola universale. Una scelta che riguarda anche il presente: perché molte delle tensioni che Deledda racconta, continuano ad attraversare le vite di chi quell’isola la vive oggi“.

“Partire da Deledda”, spiegano la direttrice artistica Giuditta Sireus e la presidente del Club Jane Austen Sardegna Gabriela Podda, “vuol dire assumersi una responsabilità: non limitarci a celebrarla, ma rimetterla in circolo, farla agire nel presente, farla incontrare con persone, scuole e contesti diversi. È un lavoro che per noi ha il senso di una missione”.

Gli incontri nascono da un percorso specifico del Club Jane Austen Sardegna, sviluppato nell’ambito del festival Dicembre Letterario, e rappresentano una linea di lavoro autonoma che il Club porta avanti con continuità, dentro e fuori l’isola. I testi di Deledda distribuiti negli istituti superiori dalla Regione Sardegna nel centenario del Nobel diventano così il punto di partenza di un percorso che trova nel laboratorio il suo sviluppo naturale. Come continua l’Assessora Portas:

“La lettura non è un atto isolato, ma un processo che cresce quando diventa esperienza. Un’esperienza che qui ha una forma definita: prendere un testo e usarlo per capire dove ci si trova, anche quando non è un punto comodo”.

Il calendario degli appuntamenti successivi al Salone:

  • 23 maggio – Liceo Classico e Linguistico di Villacidro;
  • 26 maggio – IIS Volta di Guspini.

Tutti i laboratori nelle scuole sono gratuiti per gli istituti coinvolti. La presenza al Salone del Libro di Torino viene realizzata dal Club con le proprie risorse, come gesto concreto di investimento culturale su Grazia Deledda e sulla capacità della Sardegna di rappresentarsi attraverso una delle sue voci più alte.

“La nostra idea è semplice”, concludono Sireus e Podda. “Scegliere un libro, leggerlo, e poi entrarci dentro. Non per restarci, ma per uscirne cambiati in un punto preciso, anche piccolo, da cui non si torna indietro – come accade nelle storie di Grazia Deledda”.