
La fame non è soltanto mancanza di cibo, ma il risultato della distruzione dell’intero sistema alimentare. Ripristinare i terreni agricoli, i mercati e le fonti idriche distrutte nei territori palestinesi occupati richiederà un lungo processo durante il quale la popolazione continuerà ad affrontare difficoltà estreme.
Cisgiordania/Milano, 2 ottobre 2026 – Tre anni dopo l’inizio della guerra a Gaza, la storia non può più essere riassunta semplicemente dicendo che il conflitto continua. La vera portata della crisi risiede in tutto ciò che è andato in frantumi durante questo periodo: la capacità di centinaia di migliaia di persone di accedere a cibo, acqua, mezzi di sussistenza e servizi essenziali. Tre anni dopo, comprendere Gaza significa comprendere come una guerra possa distruggere progressivamente un intero sistema alimentare e prolungare lo stato di fame ben oltre le fasi più visibili dell’emergenza.
Prima dello scoppio del conflitto, la regione era autosufficiente e produceva il proprio cibo, consentendo alla popolazione di mantenere una dieta regolare a base di pane, carne e fonti essenziali di proteine. Dall’inizio delle ostilità, l’accesso a questi alimenti di base è stato drasticamente ridotto fino a scomparire praticamente del tutto. Le famiglie di Gaza sopravvivono ricorrendo a cibi con scarso o nessun valore nutrizionale, consumando solo ciò che è essenziale per evitare di morire di fame immediatamente.
La fame non è semplicemente l’assenza di cibo. Quando i mercati, le catene di approvvigionamento, l’agricoltura, la pesca, l’accesso all’acqua o la capacità di immagazzinare e cucinare il cibo scompaiono, le famiglie perdono gradualmente la capacità di nutrirsi. Il risultato è una crisi che colpisce non solo l’alimentazione ma anche la salute, la dignità e le prospettive di ripresa di un’intera popolazione.
“Quando terreni agricoli, mercati e infrastrutture in un’intera regione vengono distrutti, i sistemi alimentari non si riprendono immediatamente”, afferma Jean Raphael Poitou, responsabile dell’advocacy per Azione Contro la Fame in Medio Oriente. “Ricostruirli richiede un lungo processo durante il quale la popolazione rimarrà intrappolata in un bisogno estremo.”
Accesso all’acqua
L’insicurezza alimentare e l’insicurezza idrica sono profondamente interconnesse. Senza acqua potabile, infatti, è impossibile cucinare correttamente, mantenere standard igienici minimi o prevenire malattie che aggravano la malnutrizione, soprattutto tra i bambini. A Gaza, il 90% delle famiglie non ha accesso sufficiente all’acqua potabile, mentre due famiglie su tre non hanno nemmeno la quantità minima necessaria per soddisfare i propri bisogni primari.
L’accesso ai servizi igienici rimane fortemente limitato per l’86% delle famiglie, con la mancanza di acqua a rappresentare l’ostacolo principale nel 54% dei casi. Queste condizioni igieniche precarie portano alla diffusione di malattie, come la diarrea, che aumentano la vulnerabilità dei bambini e peggiorano il loro stato nutrizionale. Si stima, inoltre, che circa 74.200 bambini di età compresa tra 6 e 59 mesi soffriranno di malnutrizione acuta entro la prima metà del 2027.
Sopravvivenza non significa ripresa
Sebbene le valutazioni più recenti non indichino più condizioni di carestia, la fine della crisi è lontana. Più di un milione di persone continuano ad affrontare livelli critici di insicurezza alimentare e migliaia di bambini sono a rischio malnutrizione. La ripresa rimane estremamente fragile e qualsiasi interruzione degli aiuti umanitari può rapidamente far cambiare direzione ai progressi compiuti. Per una famiglia la fame significa decidere quale cibo mettere in tavola oggi. Ecco perché l’assenza della classificazione della crisi come carestia non significa che le famiglie abbiano smesso di soffrire la fame.
“Ottenere del pane è ormai un sogno. Rimanere in vita è una sfida. Non avrei mai immaginato di vedere bambini con corpi fragili il cui stomaco lamenta evidentemente fame,” aggiunge Hanneen, consulente per l’allattamento per Azione Contro la Fame nella Striscia di Gaza.
Un’infanzia senza memoria se non quella della guerra
Nel terzo anno puntiamo i riflettori anche su una generazione di bambini la cui infanzia si è svolta quasi interamente tra sfollamenti, insicurezza e accesso irregolare ai servizi di base. Per molti di loro la guerra non è un temporaneo sconvolgimento delle loro vite, bensì l’ambiente in cui crescono. Tre anni dopo, le conseguenze di questa realtà avranno effetti a lungo termine sulla salute, sull’istruzione e sulle opportunità di un’intera generazione.
“La continua mancanza di nutrienti essenziali durante questo periodo provoca danni duraturi al loro sviluppo fisico, nutrizionale e cognitivo. Oltre ai danni fisici, la costante condizione di sfollamento e privazione compromette gravemente la salute mentale dei bambini e delle loro famiglie, che sono esposti quotidianamente a situazioni insalubri e rischiose”, continua Poitou.
Gaza come specchio delle emergenze future
Tre anni dopo, i Territori Palestinesi Occupati servono da monito per il futuro. Ciò che sta accadendo oggi dimostra come la distruzione delle infrastrutture critiche, le restrizioni all’accesso umanitario, l’erosione dello spazio umanitario e la crescente dipendenza dagli aiuti possano trasformare un’emergenza in una crisi prolungata di fame e di ripresa incerta. Questa realtà non si limita al solo territorio di Gaza: in Cisgiordania, quasi 41.000 palestinesi sono sfollati e la popolazione deve anche affrontare restrizioni alla libera circolazione, insicurezza alimentare e accesso limitato all’acqua e ad altre risorse essenziali. Comprendere la crisi nei Territori Palestinesi Occupati significa comprendere alcune delle sfide umanitarie che daranno forma alle crisi future.
Azione Contro la Fame denuncia la sofferenza di tutti i civili colpiti dal conflitto. L’organizzazione riconosce il profondo impatto degli attacchi perpetrati il 7 ottobre 2023, che hanno causato numerose morti e grandi sofferenze a molti individui e famiglie, nonché le conseguenze devastanti che il conflitto successivo ha avuto sulla popolazione civile palestinese a Gaza e in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, provocando numerose morti, sfollamenti, problemi di protezione e necessità umanitarie. Evidenzia inoltre la situazione in Libano, dove l’attuale crisi umanitaria è una conseguenza diretta dell’escalation del conflitto.
Alla luce di questo, l’organizzazione chiede di garantire un accesso umanitario sicuro e duraturo, di proteggere la popolazione civile e di rafforzare la risposta alle esigenze nutrizionali, idriche e alimentari per impedire che una crisi iniziata tre anni fa continui a impattare sul futuro di milioni di persone.
Azione Contro la Fame
Azione Contro la Fame è un’organizzazione umanitaria internazionale impegnata a garantire a ogni persona il diritto a una vita libera dalla fame. Specialisti da 46 anni, prevediamo fame e malnutrizione, ne curiamo gli effetti e ne preveniamo le cause. Siamo in prima linea in 57 paesi del mondo per salvare la vita dei bambini malnutriti e rafforzare la resilienza delle famiglie con cibo, acqua, salute e formazione.
Guidiamo con determinazione la lotta globale contro la fame, introducendo innovazioni che promuovono il progresso, lavorando in collaborazione con le comunità locali e mobilitando persone e governi per realizzare un cambiamento sostenibile. Ogni anno aiutiamo 26,5 milioni di persone.
Per saperne di più: www.azionecontrolafame.it




