Storia della Medicina Araba

Settima parte della rubrica “Storia della Medicina del Vecchio Mondo”, dedicata alla Medicina Araba.

Storia della Medicina Araba

“Ed egli raccontò: – Mi presentarono un cavaliere che aveva un ascesso alla gamba, e una donna afflitta da una consunzione. Feci un impiastro al cavaliere, e l’ascesso si aprì e migliorò; prescrissi una dieta alla donna, rinfrescandone il temperamento. Quand’ecco arrivare un medico Franco. Che disse: – Costui non sa affatto curarli…” (Cronaca di Usāma ibn Munqidh).

Ci è stato trasmesso che nell’anno 11 dell’Egira (11 A.H., Annus Hegirae) morì Maometto, il profeta e fondatore della religione islamica. I convertiti a questa nuova religione monoteista, la più giovane delle religioni abramitiche, dimostrarono presto una forte volontà espansionista e misero in piedi un autentico impero che coinvolgeva la penisola Arabica ma anche il Medio Oriente, il Nord Africa e la Spagna (quest’ultima chiamata al-Andalus). 

In pratica esisteva una contrapposizione tra due mondi: c’era un’Europa occidentale suddivisa in tanti regni, dove ognuno parlava una sua lingua, e poi, dall’altra parte del Mediterraneo, c’era un mondo unificato dall’Islam, di lingua e cultura araba.

Cultura, quella araba, che sopravvisse e continuò a svilupparsi anche quando la classe dirigente divenne Turca.

“Utilizzate la Medicina, poiché Allah non ha inviato malattia senza assegnarle una cura, ad eccezione della vecchiaia” (Maometto).

La medicina Araba ebbe una grande spinta propulsiva grazie a un avvenimento fondamentale da raccontare, e mi scuserete se sembrerà che vada fuori tema.

La scuola dei Nestoriani

Tutti sappiamo che la parabola discendente dell’Impero Romano convisse a un certo punto con l’affermazione del Cristianesimo. In quei secoli si discuteva tantissimo su questioni di natura teologica, e Costantino convocò il concilio di Nicea (325 d.C.) per  mettere ordine e far prevalere un unico dogma (la verità di fede).

E quelli che non si conformavano al dogma avevano un po’ di problemi. Tra questi vi fu il patriarca Nestorio, allontanato da Bisanzio (Costantinopoli) per le sue dottrine eterodosse. Egli aveva dei seguaci, che vennero chiamati Nestoriani, i quali fondarono una Scuola e si rifugiarono sempre più a Oriente. Ma la cosa veramente importante fu il Sapere che si portarono appresso nella loro migrazione: pergamene contenenti gli scritti dei medici Greci ed Ellenisti, che poi caddero nella sfera d’influenza Araba e in Arabo vennero tradotti e molto apprezzati.

Capite bene che cosa vuol dire: nella cultura Araba confluirono i Saperi delle culture Greco-Romana, Egizia e Mesopotamica, e traghettarono questo sapere dall’Età Antica all’Età moderna. Molto dobbiamo anche ai traduttori Ebrei, non dobbiamo infatti dimenticare che nel mondo Arabo vivevano Ebrei e pure Cristiani.

I Medici Arabi

“Non fare il bagno a stomaco pieno; non avere rapporto con la moglie se sei ubriaco; non dormire nudo durante la notte; non arrabbiarti quando stai mangiando” (Al-Ḥārith ibn Kalada, medico).

I medici Arabi abbracciarono l’approccio olistico alla Medicina, commentavano Aristotele, Ippocrate e il sommo Galeno, sposando il pensiero di questi dotti con le nozioni mediche riportate nel Corano. L’igiene era avanzata e nacquero ospedali; nel IX secolo della nostra Era, Baghdad, centro di potere del Califfato, possedeva ben tre ospedali!

Rispetto all’Occidente dell’epoca, il ragionamento diagnostico e prognostico dei medici arabi era più avanzato.

Medici del Califfato di Baghdad

Tra i grandi medici di quei tempi vi fu Mesuè il Vecchio (776-855 d.C.), coordinatore dei traduttori della Biblioteca di Baghdad, medico personale del Califfo e autore dei trattati di farmacopea e dietetica che divennero famosi.

Studiò nella Biblioteca anche il celebre medico Rhazes (Al-Rāzī, 854-925 d.C.), autore di quasi 150 opere tra cui il Kitab al-Mansouri – composto da una decina di trattati sulle conoscenze mediche e chirurgiche – il quale descrisse i caratteri distintivi delle diverse malattie esantematiche (morbillo, varicella, etc.) e la febbre da fieno. Fu un uomo assai intelligente e razionale.

Medicina Araba - Kitab al-Mansouri
Il “Kitab al-Mansouri” di Rhazes.

Medici del Califfato di Cordova

Un altro Califfato si affermò, oltre a quello di Baghdad: fu quello di Cordova, in Spagna, eretto dall’unico superstite della strage della dinastia Omayyade. Anche qui ci si occupò della traduzione di testi antichi e ci furono grandi medici. Tra questi citiamo Al Qurṭubī  (918-980 d.C.), che scrisse il libro “Generazione del feto e trattamento delle gravide e dei neonati”; e Abulcasis (Abū l-Qāsim Al-Zahrāwī, 936-1013 d.C.). Egli fu un illustre chirurgo, anzi, il più illustre del mondo Islamico. Scrisse peraltro che alla chirurgia si deve ricorrere con prudenza, e sempre una volta che le cure non cruente sono risultate inutili. 

La chirurgia nella Medicina Araba

Si trattò di una fulgida eccezione, come vedremo anche nella Medicina Occidentale la chirurgia non era cosa da medico diplomato ed era esercitata da altre figure (vedi i barbieri). Al tempo di Abulcasis la chirurgia era un’arte quasi dimenticata.

“Mantenete il sangue, è severamente proibito spargere il sangue nell’Islam” (Corano).

Per cui anche la Medicina Araba non era esente da grossi limiti. Il Corano impediva tassativamente le dissezioni, con ciò anche l’aggiornamento delle conoscenze anatomiche. 

Abbiamo cominciato questo episodio citando la cronaca dell’Emiro di Shayzar, che riportava il resoconto del medico Thābit ibn Qurra’, inviato in un accampamento crociato. Il racconto prosegue mostrando ai conterranei quanto fosse barbara la pratica medica degli occidentali, i “Franchi”.

“(Il medico Franco) Rivolto al cavaliere gli domandò: – Cosa preferisci, vivere con una gamba sola o morire con due gambe? E avendo quello risposto che preferiva vivere con una sola gamba, ordinò: – Conducetemi un cavaliere gagliardo e un’ascia tagliente. […] Colui adagiò una gamba su un ceppo di legno, e disse al cavaliere: – Dagli giù un gran colpo di ascia, che la tronchi di netto! E quegli sotto i miei occhi la colpì di un primo colpo, e non essendosi troncata, d’un secondo colpo. Il midollo della gamba schizzò via, e il paziente morì all’istante” (Cronaca di Usāma ibn Munqidh).

Del resto la chirurgia praticata in Occidente non era ciò che è adesso. Tuttavia si è sviluppata ed è sopravvissuta, a differenza delle terapie mediche basate sullo squilibrio degli umori.

Per scoprire come si praticava la Medicina in Occidente, non vi resta che continuare a seguirci.

Giada Zanza


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Bibliografia
  • Giacomo Tasca – Storia della Medicina: dalla Preistoria alla fine dell’Ottocento.
  • Alessandro Riva – Lezioni di Storia della Medicina all’Università di Cagliari.
  • Alessandro Barbero – Le Crociate 3 – L’Occidente visto dagli altri.
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Scritto da:

Redazione IV

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