Il portafortuna cinese "Jin Chan"
Che cos’è il “rospo dorato”? Perché viene considerato un portafortuna cinese? Scopriamolo in questo articolo!

In ogni cultura troviamo riti e oggetti che hanno la (presunta) capacità di attirare la buona sorte. In Italia abbiamo tantissimi amuleti, dal cornetto al ferro di cavallo; della nostra tradizione, però, non fa parte un portafortuna cinese: il “rospo dorato”.

Le virgolette servono per far capire che non si tratta di un anfibio in carne ed ossa, bensì di un oggetto che ne richiama l’aspetto. All’interno di un’abitazione, però, come vedremo, non può essere posizionato a proprio piacimento, poiché occorre seguire delle regole ben precise

Ma perché questo portafortuna cinese ha l’aspetto di un rospo? Perché si può mettere solo in determinati punti della casa e non in altri? E per quale aspetto della vita (salute, soldi, lavoro, ecc.) sarebbe di buon auspicio? Non ci resta che scoprirlo!


A proposito di portafortuna, vi consiglio l’articolo sulla scaramanzia in Cina!


Portafortuna cinese: il “rospo dorato”

La storia del “rospo dorato” (金蟾, jīn chán) – noto anche con il pinyin “Jin Chan” o, per via del suo aspetto, come “rospo dorato a tre zampe” (三足金蟾, sān zú jīn chán) – trova la sua origine nella mitologia cinese. Come spesso accade per queste antiche leggende, ne esistono diverse versioni.


La leggenda

Una di queste narra di come Liu Hai (刘海), discepolo daoista di Lü Dongbin, uno degli Otto Immortali mitologici, amasse girare per il mondo alla ricerca di creature malvagie da sottomettere in favore delle popolazioni.

A quei tempi il rospo dorato rappresentava una calamità per la gente e fu proprio Liu Hai a domarlo. Nelle dinamiche che hanno portato alla sua sottomissione, l’animale si ferì gravemente a una zampa, tanto che presto la perse definitivamente.

Da quel momento il rospo dorato mise da parte la sua perfidia e sfruttò i suoi poteri per fare del bene alle persone. In particolare, accompagnando Liu Hai nei suoi viaggi, distribuiva monete e altri oggetti preziosi d’oro e d’argento ai poveri sputandoli dalla bocca.

Liu Hai gioca con il rospo dorato
Liu Hai con il rospo dorato

Il portafortuna

Da questo breve racconto possiamo capire bene il perché dell’aspetto del portafortuna. Le sembianze sono, ovviamente, quelle di un grosso rospo, in genere dorato, ma con sole tre zampe e una moneta in bocca. Altri soldi, invece, circondano l’animale per tutto il corpo.

Il rospo dorato a tre zampe
Rospo dorato a tre zampe

Inutile dire che questo amuleto, proprio come le nostre lenticchie di capodanno, viene esposto soprattutto nella speranza che nel prossimo futuro arrivino tanti soldi. Per far sì che ciò avvenga, però, occorre posizionarlo correttamente.

Quest’ultima osservazione fa riferimento ai dettami del feng shui (风水), una geomanzia cinese che, sulla base dello yin e dello yang, stabilisce la disposizione di edifici, stanze e oggetti per garantire l’equilibrio dell’ambiente e favorire la presenza di energia positiva.

Se volessimo mettere un “rospo dorato” in casa, ad esempio, questo non dovrebbe trovarsi in una posizione visibile. Sarebbe preferibile collocarlo in un angolo della stanza, meglio se in terra o in un ripiano basso.

In ogni caso non può mai trovarsi di fronte alla porta d’ingresso, poiché ciò rappresenterebbe il denaro che va fuori dalla casa. In un negozio, invece, è consigliabile tenerlo vicino alla cassa. Per attirare la fortuna, inoltre, si deve evitare di collocarlo in bagno, in cucina, in sala da pranzo e in camera da letto.

Fin qui ne ho parlato al singolare ma, in realtà, si possono avere più Jin Chan. Anche qui, però, ci sono delle regole ben precise: se ne possono mettere contemporaneamente un massimo di nove o, qualora ne volessimo di più, di suoi multipli.


Il “rospo dorato”, quindi, è un portafortuna cinese relativo alla prosperità economica. Per rispettare la scaramanzia, però, occorre seguire i dettami del feng shui, i quali ci indicano dove posizionarlo correttamente. Detto questo non mi resta che salutarvi: alla prossima!

Scritto da:

Mauro Bruno

Classe 1986. All'università ho scoperto la lingua cinese ed è stato amore a prima vista, tanto che da allora ho continuato a studiarla da autodidatta.
Nel blog, oltre a parlarvi della cultura cinese, cercherò di rendervi più familiare una delle lingue più incomprensibili per antonomasia.
Potete contattarmi scrivendo a: m.bruno@inchiostrovirtuale.it