Naomi Osaka e la depressione

La vicenda di Naomi Osaka dimostra una volta di più quanto il dibattito sulla depressione sia affrontato nei termini sbagliati.

Osaka e la depressione nel mondo dello sport

Tanto si è aspettato l’inizio del Roland Garros per tanti motivi tennistici (Nadal alla caccia del record di Slam, Federer che torna a giocare 3 set su 5, il momento d’oro degli italiani) quanto poco si sta parlando di tennis giocato in questi primi giorni dello Slam parigino. A (quasi) monopolizzare il dibattito nel mondo del tennis è stato il ritiro di Naomi Osaka dal torneo.

Per chi non fosse un particolare appassionato di tennis, è necessario sapere che la Osaka è la principale candidata a dominare il circuito femminile in futuro. Nonostante sia ancora piuttosto giovane (è nata nel 1997), la giapponese ha già vinto quattro Slam (due Australian Open e due US Open) e sembra poter imporre il proprio gioco su qualunque avversaria.

Al di là del lato squisitamente tecnico, la Osaka è un personaggio per niente banale ed in grado di offrire spunti interessanti: non le piace molto la vita mondana da star, preferisce giocare ai videogiochi e fare qualcosa di più tranquillo per festeggiare i propri successi. Molto benvoluta dalle colleghe, si è anche spesa in maniera molto attiva per alcune battaglie di assoluta importanza come quella del movimento Black Lives Matter. Il rilancio del tennis femminile, insomma, passa anche dall’ascesa di una giocatrice e di una donna con queste qualità. Per questo motivo l’autoesclusione della Osaka dal Roland Garros è una brutta perdita, resa ancora peggiore dagli eventi e dai motivi che vi sono dietro.

L’antefatto

Poco prima dell’inizio del Roland Garros, la campionessa giapponese aveva comunicato di non voler prendere parte alle conferenze stampa del torneo. Il motivo della decisione sarebbe stato nel fatto che in queste circostanze ci sarebbe poco riguardo per la salute mentale degli atleti, che troppo volte ha visto crollare di fronte a domande che non fanno altro che alimentare dubbi in loro. Dal tono del post si poteva già intuire un coinvolgimento emotivo della Osaka, ma qualcuno l’ha vista come l’ennesima “battaglia sociale” portata avanti dalla giocatrice. Altri invece hanno visto in questa scelta un modo furbo di evitare un fastidio, oltre che una mancanza di rispetto nei confronti dei giornalisti.

Il post, in effetti, non era chiarissimo (soprattutto col senno del poi) e forse tendeva a generalizzare un po’ troppo quello che avviene nelle conferenze stampa, ma non era neanche impossibile capire il nocciolo della questione. Se i colleghi dell’Osaka sono stati tutti rispettosi della sua decisione, anche quando non la condividevano, molto più veemente è stata la reazione di giornalisti ed organizzatori del torneo. Il culmine si è avuto nel comunicato congiunto dei quattro tornei dello Slam, che hanno annunciato multe e possibili squalifiche se la Osaka avesse mantenuto quella condotta.

Dopo questa forte presa di posizione, è arrivata la mossa che ha spiazzato molte persone: con un nuovo post condiviso via social, la giapponese ha fatto sapere che non era sua intenzione creare questa situazione e si scusava con chi si fosse offeso, in particolare i giornalisti (molti dei quali, ha scritto, sono sempre gentili con lei). Ha ammesso di soffrire lei stessa di episodi di depressione sin dall’agosto 2018 (vale a dire da quando ha vinto il suo primo Slam a New York) e che le conferenze stampa non l’aiutano a vivere meglio i momenti in cui la depressione è maggiormente presente. Per questo motivo e per evitare ulteriori polemiche, la Osaka ha preferito ritirarsi dal Roland Garros, annunciando che tornerà in campo quando starà meglio.

Di fronte a queste dichiarazioni, ci sono stati diversi dietrofront, a partire proprio dai vertici dei tornei dello Slam, che hanno dichiarato di sostenere la Osaka e di tenere in forte considerazione la salute mentale degli atleti. Eppure non tutti quanti hanno fatto retromarcia rispetto alla propria posizione iniziale. Alcuni si sono scagliati comunque contro l’Osaka, colpevole di strumentalizzare “un capriccio” o non abbastanza forte mentalmente per fare la tennista professionista. Queste prese di posizione denotano come il dibattito sulla depressione sia anni luce indietro rispetto a dove dovrebbe essere oggi.

Naomi Osaka si è ritirata dal Roland Garros a causa del disturbo depressivo di cui soffre.
Naomi Osaka si è ritirata dal Roland Garros a causa del disturbo depressivo di cui soffre.

Depressione, questa sconosciuta

Nel 2021 ancora si confonde la depressione con la forza mentale, pensando che l’una influisca sull’altra. I termini del discorso sono totalmente diversi. La depressione non ha niente a che fare con il carattere e la forza di una persona. I disturbi depressivi sono patologie psichiatriche che sono nel DSM (ossia il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) e che non si superano con una pacca sulla spalla e iniziando semplicemente a sorridere alla vita, ma che richiede specifiche cure. Troppo spesso si confonde la semplice tristezza, l’umore depresso, con il disturbo depressivo vero e proprio, vale a dire con un disturbo di pertinenza psichiatrica. Soffrire di ciò non è una colpa e bisogna smetterla di accusare chi soffre di depressione di essere una persona debole. Anzitutto perché è concettualmente sbagliato e poi perché, finché indurremo gli individui a vergognarsi della propria patologia, sarà più difficile scoprire queste situazioni patologiche e convincere le persone a curarsi, con conseguenze anche nefaste.

Nello sport, in cui la retorica dell’atleta superomistico ed incrollabile è un modello ancora di riferimento, questa situazione è esasperata ancora di più. La stampa e il pubblico sono totalmente inadeguati a parlare di tali tematiche, basti vedere come è stato gestito il caso di Ilicic (altro sportivo che ha sofferto/soffre di depressione): un atteggiamento omertoso, come se parlarne fosse una macchia per l’onore del giocatore. Lo diventa magari agli occhi di una comunità che è ancora anni indietro nella concezione di questo argomento. Fra l’altro, ci sarebbe da discutere anche della pertinenza e dell’opportunità di alcune domande che vengono fatte nelle conferenze stampa, perché se si ritiene che un atleta non sia un professionista se non si presenta in conferenza stampa, allora bisognerebbe dire anche che certi giornalisti non sono professionisti se fanno certe domande. Non è però questo il focus di questo articolo, pertanto vi rimando a questo articolo che ne parla diffusamente e meglio.

Il vero salto culturale lo si farà quando gli “infortuni mentali” verranno trattati alla stregua di quelli fisici.

L’infortunio fisico è qualcosa che quasi mai viene imputato all’atleta. Rompersi il crociato non porta mai ad un biasimo sociale, ma anzi porta sempre a grande solidarietà. Perché dopo che Zaniolo si è fatto due crociati gli diciamo (giustamente) “torna più forte, campione!” mentre dopo che l’Osaka si ritira dal Roland Garros per un disturbo depressivo si deve leggere “non è adeguata, facesse altro nella vita”?

Con questo criterio i giocatori più fragili fisicamente dovrebbero essere esortati a mezzo stampa a fare altro che non comporti rischi di infortunio fisico, poiché inadeguati e inetti. E invece, ad ogni legamento che salta giù, gare di solidarietà a fare l’in bocca al lupo al grande campione di turno che deve tornare più forte di prima. Oggi sicuramente, ragionando così, molti storceranno il naso, ma l’obiettivo è arrivare a trattare con la stessa sensibilità l’infortunio mentale. Non c’è vergogna nell’avere mal di schiena ed andare da un fisioterapista a farselo curare, non deve esserci vergogna nell’ammettere soffrire di depressione e intraprendere il giusto percorso per guarirla. È più difficile notarla perché è un qualcosa di materialmente non visibile, ma esiste e non è un’invenzione che sta nella testa delle persone “deboli”; se ragionassimo così, allora potremmo bellamente far crollare tante certezze, dall’amore alla religione.

Dovremmo dunque ritenere debole mentalmente una ragazza che a 23 anni ha già retto la pressione psicologica di vincere ben quattro Slam?

Magari ciò viene pensato da persone che la domenica al circolo hanno paura di sbagliare uno smash durante una partitella amichevole, denotando proprio grande forza mentale. Bisogna semplicemente ringraziare l’Osaka, che ha ammesso pubblicamente di soffrire di depressione e che magari spingerà molti altri a vivere diversamente la propria condizione. Forse nella sua prima dichiarazione ha sbagliato un po’ tono e metodo comunicativo, ma sbagliare non è forse quello che fanno le persone in difficoltà che vanno aiutate?


Un grazie alla mia amica Federica che mi ha aiutato a trattare l’argomento della psicologia con i termini più corretti clinicamente ed umanamente.

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Scritto da:

Lorenzo Picardi

Avvocato e pubblicista, non giudicatemi male. Per deformazione professionale seguo qualunque fatto d'attualità. Non sono malato di sport, mi limito a scandire i periodi dell'anno in base agli eventi sportivi. Ogni tanto provo a fare il nerd, con risultati alterni.
Potete contattarmi scrivendo una mail: l.picardi@inchiostrovirtuale.it