Integratori di melatonina e salute del cuore: possibili effetti negativi legati all'uso prolungato. Foto di Moondance da Pixabay

I risultati di uno studio preliminare rivelano un rischio superiore di scompenso cardiaco, ricovero e mortalità generale, in coloro che assumono gli integratori di melatonina per più di un anno. Gli autori: “Nessun rapporto diretto di causa-effetto, ma occorrono ulteriori valutazioni di sicurezza”.

Che una sostanza di origine naturale non sia necessariamente innocua è ormai assodato; ma che a finire sul banco degli imputati sia la melatonina – meglio nota come “ormone del sonno” – non può lasciare indifferenti, essendo ampiamente diffusa negli integratori alimentari che tanti di noi assumono, spesso e volentieri di propria iniziativa, per dormire bene.

A gettare ombre sulla sicurezza di questi prodotti è una ricerca coordinata dal dottor Ekenedilichukwu Nnadi, primario di Medicina interna a New York, presentata alle Scientific Sessions 2025 dell’AHA – American Heart Association.

Integratori di melatonina per l’insonnia cronica e rischi per il cuore

L’indagine è stata condotta su un campione di 130.828 cartelle cliniche elettroniche – raccolte in forma anonimizzata in una grossa bancadati, il TriNetX Global Research Network – appartenenti ad altrettanti adulti con l’insonnia. Di questi pazienti:

  • la metà ha assunto gli integratori almeno una volta, per non meno di 12 mesi, dietro prescrizione medica (gruppo melatonina);
  • la restante metà no, pur soffrendo di insonnia cronica (gruppo di controllo);
  • nessuno aveva problemi pregressi al cuore o assumeva farmaci ipnotico-sedativi (come le benzodiazepine).

Passando in rassegna le cartelle cliniche, gli studiosi hanno osservato che i pazienti trattati a lungo termine con la melatonina avevano circa il 90% in più delle probabilità di sviluppare scompenso cardiaco (definito dall’incapacità del cuore di pompare il sangue) rispetto ai controlli nei 5 anni successivi (4,6% contro 2,7%).

L’analisi ha altresì evidenziato che gli utilizzatori cronici avevano quasi 3,5 probabilità in più di essere ricoverati (19% contro 6,6%) e quasi il doppio delle probabilità di morire per qualsiasi causa (7,8% contro 4,3%) rispetto ai controlli.

Cosa è la melatonina

La melatonina è un ormone prodotto dalla ghiandola pineale in base al ciclo luce/buio: aumenta la notte, segnalando al cervello che è l’ora di dormire, e diminuisce di giorno, segnalando che è l’ora di svegliarsi. La supplementazione alimentare è consigliata quando l’orologio biologico è sfasato rispetto ai ritmi ambientali, causando difficoltà di addormentamento e/o di risveglio (come accade in caso di jet lag o del lavoro a turni), perché aiuta a sincronizzare i ritmi dell’organismo con quelli terrestri.

Nell’Unione Europea gli integratori di melatonina sono disciplinati dal Regolamento (UE) 413/2012, che sulla base delle valutazioni dell’EFSA – Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ne autorizza i claim “contribuisce ad alleviare gli effetti del jet lag” e “contribuisce alla riduzione del tempo richiesto per prendere sonno“, fissando a 1 mg l’apporto massimo giornaliero. In Italia gli integratori non richiedono la ricetta.

Dosaggi superiori (2, 3 o 5 mg) sono presenti nei medicinali approvati per il trattamento a breve termine dell’insonnia primaria negli over 55, dell’insonnia associata a disturbi del neurosviluppo (ASD, ADHD) e del jet lag. Nel nostro Paese la melatonina medicinale è disponibile solo con la ricetta.

Al di fuori dell’UE il quadro normativo è estremamente variabile, giacché si passa da Paesi con norme restrittive come il Regno Unito, in cui la prescrizione è sempre obbligatoria, a Paesi come gli USA in cui la melatonina non è affatto regolamentata, risultando di libera vendita.

Considerazioni finali

Nell’interpretare i risultati di questo studio, è tuttavia d’uopo considerare le sue limitazioni:

  • inaccessibilità ai dati sulla provenienza dei partecipanti, tale per cui è stato impossibile per i ricercatori distinguere i veri controlli (non utilizzatori) da coloro che in base alle leggi del proprio Paese potevano avere la melatonina senza ricetta (ricordiamo che il discrimine fra i due gruppi era proprio l’avere o no una prescrizione registrata);
  • percentuali di ricovero più alte in proporzione alle nuove diagnosi di scompenso cardiaco, perché non sempre quest’ultimo era la causa diretta del ricovero;
  • inaccessibilità alle informazioni riguardanti la gravità dell’insonnia, la presenza simultanea di disturbi come l’ansia e la depressione e l’assunzione concomitante di psicofarmaci (possibili fattori confondenti).

Lo stesso coordinatore della ricerca mantiene cautela:

“Sebbene l’associazione da noi riscontrata desti preoccupazione (…)”, dichiara Nnadi, “il nostro studio non può dimostrare una relazione diretta causa-effetto. Ciò significa che sono necessarie ulteriori ricerche per testare la sicurezza della melatonina per il cuore”.

Non ci resta che attendere gli sviluppi di futuri approfondimenti.

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Crediti fotografici

Foto di Moondance da Pixabay.

Scritto da:

Jessica Zanza

Pubblicista, ex collaboratrice de L'Unione Sarda.
Sono cofondatrice e caporedattrice di Inchiostro Virtuale.
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