Insufficienza venosa cronica

L’insufficienza venosa cronica è una malattia subdola, che – se non trattata – può portare a conseguenze potenzialmente mortali. È indubbiamente un argomento molto vasto, che richiede ben più di un articolo, per essere sviscerato nelle sue parti.

In questa guida, dunque, ci limiteremo a darvi un’infarinatura, di modo che possiate farvi un’idea generale di questa condizione, senza risultare pesanti. Ci riserviamo per il futuro, tuttavia, la possibilità di approfondire particolari aspetti in articoli ad hoc. Fatta questa piccola ma doverosa premessa, iniziamo!

Insufficienza venosa cronica: l’identikit

L’insufficienza venosa è l’incapacità del sangue, ricco di anidride carbonica, di fare ritorno al cuore. Ciò può accadere per diversi motivi, ad esempio perché le vene non sono sufficientemente elastiche oppure perché le valvole a nido di rondine – che servono per impedire al sangue di rifluire verso il basso – non funzionano o, ancora, perché i muscoli delle gambe non lavorano a sufficienza.

Ricordiamo, infatti, che il sangue circola nelle vene dal basso verso l’alto (e, quindi, opponendosi alla gravità) proprio grazie ai meccanismi suddetti – tono venoso, valvole antireflusso, funzione della pompa muscolare – e la compromissione di uno solo di questi fattori può portare a stasi venosa.

Pompa muscolare e insufficienza venosa
Pompa muscolare. La contrazione dei muscoli del polpaccio spinge il sangue verso l’alto e le valvole a nido di rondine gli impediscono di rifluire.

Prevalenza e fattori di rischio

La malattia venosa interessa il 20-25 % della popolazione, se si considerano gli stadi C2 e C3, mentre quelli più avanzati interessano il 5 %. Il rischio che si manifesti è particolarmente alto nelle donne dai 40-50 anni in su, sebbene possa insorgere anche nelle più giovani a causa di svariati fattori.

Tra questi annoveriamo:

  • debolezza venosa congenita – le pareti venose sono deboli a causa di fattori genetici;
  • gravidanza – il progesterone dilata le vene, l’utero comprime le vene addominali profonde;
  • assunzione di contraccettivi orali – riducono il tono venoso;
  • caldo – le vene si dilatano, dunque la circolazione rallenta;
  • ceretta – espone le vene a shock termico e meccanico;
  • scarpe scomode – non assicurano un appoggio plantare adeguato;
  • sedentarietà – la pompa muscolare non entra in funzione, inoltre aumenta il rischio di obesità;
  • obesità – le vene addominali si comprimono, perciò il cuore si affatica.

Come si sviluppa il disturbo?

Prima abbiamo scritto che le alterazioni del tono venoso, delle valvole antireflusso o della pompa muscolare, possono rallentare la circolazione e causare stasi.

La stasi venosa, cioè il ristagno del sangue nelle vene, causa un aumento di pressione che si trasmette dalle vene profonde a quelle superficiali, fino ai capillari cutanei, che diventano così evidenti.

Il carico pressorio e l’accumulo di radicali liberi, dunque, danneggiano le pareti venose e capillari, avviando un processo infiammatorio che causa gonfiore, prurito e formicolio alle gambe.

Ma non solo: a lungo andare, il tessuto che sostiene i vasi si degrada e ciò, sommato all’indebolimento delle pareti vascolari, porta alla comparsa di vene dilatate e tortuose (varici) e, col passare del tempo, a ulcere.

Nei casi pià gravi si manifestano anche tromboflebiti trombosi venose profonde, perché i meccanismi che regolano la fluidità del sangue sono alterati.

Gli stadi dell’insufficienza venosa cronica

Dal paragrafo precedente, dunque, si capisce che l’IVC è una condizione progressiva, cioè che si manifesta con segni e sintomi via via sempre più gravi. In base alla classificazione CEAP – che tiene conto degli aspetti clinici, eziologici, anatomici e patofisiologici della malattia – esistono 6 stadi di IVC. Vediamoli!

IVC – C0

In questo primo stadio non ci sono segni visibili di malattia venosa.

IVC – C1

Possono essere presenti le vene a ragnatela – vene intradermiche dilatate (d < 1 mm) – e le vene reticolari – vene sottocutanee dilatate (d = 1-3 mm).

Questi segni, tuttavia, non sono accompagnati da sintomi e non costituiscono una prova definitiva di IVC. Spesso, infatti, si tratta di semplici inestetismi.

Vene a tela di ragno - insufficienza venosa cronica
IVC allo stadio C1: vene a ragnatela.

IVC – C2

Sono presenti le varici: vene sottocutanee con diametro superiore ai 3 mm, che, se non trattate, possono dilatarsi ulteriormente. Non sono presenti, tuttavia, sintomi.

IVC – C3

Lo stadio C3 è considerato l’inizio vero e proprio dell’insufficienza venosa cronica. La presenza di varici si accompagna a edema, cioè il gonfiore alle gambe, formicolio, prurito e dolore. L’edema inizialmente tende a riassorbirsi durante la notte, per poi diventare permanente.

Insufficienza venosa cronica - Vene varicose
IVC allo stadio C3: vene varicose e gonfiore. Crediti: interventix.

IVC – C4

Le varici sono accompagnate, oltre che dai sintomi suddetti, dalla presenza di lesioni cutanee.

C4a

Compaiono lesioni eritematose, squamose e talvolta pruriginose nelle gambe (dermatite da stasi).

C4b

È presente la lipodermatosclerosi, come conseguenza dell’infiammazione cutanea e sottocutanea cronica. È associata ad arrossamento, indurimento e dolore, ed è una spia d’allarme per l’ulcerazione cutanea.

IVC allo stadio C4
IVC allo stadio C4: vena safena accessoria incompetente (coscia destra) e dermatite da stasi nelle gambe. Crediti: Wiley Online Library.

IVC – C5 e C6

Nello 0,7 % dei casi compaiono le ulcere venose, localizzate principalmente nella parte interna della caviglia. Nello stadio C6 abbiamo ulcere in fase attiva, nel C5 ulcere in via di guarigione.

IVC allo stadio c6
IVC allo stadio C6: ulcera venosa malleolare. Crediti: Wiley Online Library.

Diagnosi dell’IVC

L’esame obiettivo di segni e sintomi, basato sulla classificazione CEAP, insieme all’anamnesi – la raccolta di informazioni sul paziente e sulla sua famiglia – e agli esami strumentali, rappresentano gli aspetti sui quali si fonda la diagnosi dell’IVC.

Il gold standard degli esami strumentali è l’ecocolordoppler, che permette di valutare la velocità del flusso sanguigno, la presenza di reflussi e di trombi nelle vene.


Per maggiori dettagli, vi rimandiamo all’articolo: “Ecocolordoppler: a cosa serve e come funziona?“.

Ecocolordoppler: a cosa serve e come funziona?


Prevenzione dell’IVC

L’adozione di uno stile di vita sano è fondamentale per prevenire la malattia venosa. Curare l’alimentazione, praticare costante attività fisica, smettere di fumare, sono le strategie consigliate per favorire la circolazione venosa e sgonfiare le gambe.


Per saperne di più, leggete la guida: “Diuretici naturali: le strategie contro la ritenzione idrica“.

Diuretici naturali: le strategie contro la ritenzione idrica


Terapia dell’insufficienza venosa cronica

Nel caso di malattia venosa conclamata – quindi dallo stadio C3 – correggere le abitudini non basta più ma occorre sottoporsi a dei veri e propri trattamenti, non invasivi o invasivi a seconda della severità dell’IVC.

Terapia non invasiva

Le calze terapeutiche assicurano una compressione graduale dal basso, dove è massima, verso l’alto, dove è minima, stimolando così il ritorno venoso. Per favorire il riassorbimento degli edemi, è possibile associarle ai massaggi effettuati manualmente o con un macchinario (pressoterapia) e fitoterapici – quali amamelide, ippocastano e vite rossa – che rinforzano le pareti venose.


A tal proposito, vi consigliamo di leggere la guida: “Venotonici: medicinali e integratori per la circolazione“.


Terapia invasiva

Qualora siano presenti vene varicose, si può ricorrere alla scleroterapia per distruggere quelle piccole, grazie all’iniezione di particolari sostanze, e all’ablazione laser o chirurgica per rimuovere quelle più grandi.


E con questo è tutto, cari lettori! Ben presto, però, arriveranno tanti approfondimenti. Continuate a seguirci sul sito o sui social per non perderveli!

L’articolo ha uno scopo puramente illustrativo e non sostituisce il parere del medico.

Bibliografia e sitografia
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Scritto da:

Jessica Zanza

Classe 1987, una laurea in Farmacia e la passione per la divulgazione scientifica. Con Virginia Taddei e Annalisa Ardesi ho fondato Inchiostro Virtuale, attraverso il quale vi coinvolgerò nelle tematiche a me più care: quelle inerenti alla salute e al benessere.
Per contattarmi mandate una mail a j.zanza@inchiostrovirtuale.it