Convegno "Il futuro di Autunno in Barbagia".

La Camera di Commercio di Nuoro si farà carico di un nuovo percorso di analisi dei dati per misurare il valore e le ricadute della manifestazione sui territori. Al centro del confronto qualità dell’offerta, artigianato, mobilità, accessibilità e una maggiore collaborazione tra i paesi.

Non soltanto quanti visitatori arrivano, ma quanto valore rimane nei territori quando le strade si svuotano e si chiude una tappa di Autunno in Barbagia. È questa la domanda che ieri mattina (giovedì 10 settembre), all’Hotel Su Gologone di Oliena, ha attraversato il convegno “Il futuro di Autunno in Barbagia”, organizzato dal Comune di Oliena in collaborazione con la Camera di Commercio di Nuoro e ASPEN – Azienda Speciale della Camera di Commercio di Nuoro.

Un confronto nato nell’anno in cui Oliena celebra i trent’anni dalla prima Cortes Apertas e che ha scelto di guardare soprattutto avanti, riunendo sindaci e amministratori dei paesi del circuito, rappresentanti delle istituzioni, operatori e realtà del territorio attorno alle questioni che accompagneranno la manifestazione nei prossimi anni: misurazione delle ricadute economiche, qualità dell’offerta, artigianato e produzioni locali, capacità ricettiva, mobilità, accessibilità, innovazione digitale e collaborazione tra le comunità.

«Oggi parlare di Cortes Apertas e di Autunno in Barbagia significa parlare del futuro delle nostre comunità – ha sottolineato nelle conclusioni il sindaco di Oliena Sebastiano Antioco Congiu. – Identità e autenticità non sono in contrapposizione con l’innovazione, così come la tradizione non è in contrasto con lo sviluppo e con le nuove tecnologie. Dobbiamo guardare ai giovani, all’artigianato, alla mobilità, all’accessibilità e al recupero dei nostri centri storici: sono aspetti che devono procedere insieme».

Congiu ha richiamato anche la necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni e imprese e di «fare massa critica» tra i Comuni, auspicando che quello di Oliena non rimanga un appuntamento isolato ma apra una nuova stagione di confronto.

A fornire la chiave di lettura della mattinata è stato Sandro Usai, esperto di turismo e comunicazione digitale e moderatore dei lavori. Il punto di partenza è un cambio di prospettiva: se venticinque anni fa la priorità era far conoscere i paesi dell’interno, oggi la capacità di attrazione raggiunta da Autunno in Barbagia impone di chiedersi che cosa quella presenza produca realmente sui territori.

«Se nel 2001 il problema era far sapere che i paesi esistevano, oggi mezzo milione di persone lo sanno. La domanda del 2026 è un’altra: quante di loro tornano in un giorno feriale e quanto di quel denaro resta qui il lunedì mattina?», è stata la provocazione con cui Usai ha aperto il confronto.

Da qui il concetto di “economia del visitatore”: andare oltre i tradizionali indicatori turistici per comprendere ciò che lascia sul territorio anche chi arriva, trascorre una giornata in un paese e riparte senza pernottare. Oggi sono disponibili i dati su arrivi, pernottamenti, provenienza degli ospiti e capacità ricettiva, mentre mancano rilevazioni omogenee sull’affluenza alle singole tappe, sulla spesa media, sulle giornate di lavoro generate e sugli ordini ricevuti dagli artigiani dopo la manifestazione.

Economia del visitatore

I numeri illustrati durante la mattinata rendono evidente la necessità di distinguere tra visite e pernottamenti. Nel quadrimestre settembre-dicembre 2025, nei 26 Comuni del circuito per i quali sono disponibili i dati di movimento turistico, sono state registrate 172.485 presenze turistiche, intese come pernottamenti. Di queste, 160.164 si concentrano tra Dorgali, Nuoro e Oliena; nei restanti 23 Comuni considerati dall’analisi sono 12.321. Le circa 500 mila visite complessive attribuite all’edizione rappresentano invece una stima degli organizzatori e misurano una grandezza differente, che non può essere sovrapposta ai dati amministrativi sui pernottamenti.

Dal confronto è arrivato anche un primo impegno concreto. La Camera di Commercio di Nuoro si farà carico di un nuovo percorso di analisi dei dati, per arrivare a una conoscenza più precisa dell’andamento della manifestazione, delle aspettative e delle esigenze dei visitatori e delle ricadute prodotte sui territori.

«La certificazione dei numeri, degli andamenti, delle aspettative e delle esigenze dei visitatori va fatta, altrimenti stiamo tirando a indovinare. La Camera di Commercio si farà carico di questo percorso di analisi dei dati», ha affermato il presidente Agostino Cicalò, ribadendo allo stesso tempo la volontà dell’ente camerale di continuare a sostenere il circuito e di lavorare sull’innalzamento degli standard qualitativi.

Qualità che non significa omologazione. Il modello costruito negli anni consente infatti a ciascuna comunità di interpretare Autunno in Barbagia secondo la propria identità, dentro una cornice comune. Per Cicalò la sfida è ora accompagnare il maggior numero possibile di operatori verso attività economiche qualificate, garantendo standard organizzativi e sanitari senza perdere quella dimensione autentica che costituisce uno degli elementi distintivi della manifestazione.

Proprio l’artigianato è stato uno dei temi più forti della mattinata. Giuseppe Ciccolini, sindaco di Bitti e presidente della Provincia di Nuoro, ha posto l’accento sulla progressiva difficoltà dei paesi nel costruire un’offerta fondata sulle produzioni locali.

«La vera crisi oggi è che cosa proporre – ha osservato Ciccolini. – Abbiamo una difficoltà crescente sul fronte dei produttori, non soltanto dell’artigianato ma anche dell’agroalimentare».

Da qui una proposta concreta: mettere insieme Camera di Commercio, Provincia, Regione e Comuni per provare ogni anno, in ciascun paese, ad accompagnare almeno un operatore nel passaggio dalla dimensione hobbistica a quella di artigiano o produttore.

«Se in questi venti o trent’anni fossimo riusciti ogni anno a promuovere un hobbista ad artigiano o produttore, oggi avremmo nei nostri paesi decine di operatori in più. Dobbiamo unire le forze per trasformare queste persone in operatori economici».

Una sollecitazione raccolta anche da Rossana Podda, consulente dell’Ufficio di Gabinetto dell’assessore regionale del Turismo, Artigianato e Commercio Franco Cuccureddu, che ha richiamato le misure dedicate al passaggio generazionale e il percorso legislativo per la rifondazione dell’ISOLA – Istituto Sardo Organizzazione Lavoro Artigiano, indicando proprio nel sostegno agli operatori che intendono trasformare un sapere artigianale in attività economica uno dei terreni sui quali costruire una collaborazione con i Comuni.

La necessità di misurare il successo della manifestazione non soltanto attraverso la quantità delle persone è stata ribadita dallo stesso Ciccolini sulla base dell’esperienza dell’ultima tappa. A fronte di una sensibile diminuzione dell’affluenza, legata anche alle temperature particolarmente elevate, diversi operatori hanno riferito di avere lavorato meglio rispetto all’anno precedente. Un elemento che, pur non avendo valore statistico, pone una questione precisa: più visitatori non significa automaticamente maggiore qualità o maggiore ritorno economico.

Il sindaco di Nuoro Emiliano Fenu ha spostato lo sguardo sulla capacità di Autunno in Barbagia di funzionare come una grande vetrina dei territori.

«I numeri durante la manifestazione sono importanti, ma Autunno in Barbagia deve soprattutto far conoscere il nostro territorio per tutto il resto dell’anno. È una vetrina nella quale ci mostriamo all’esterno e dobbiamo utilizzare anche gli strumenti digitali perché quelle immagini e quei contenuti continuino a circolare e possano portare le persone a tornare negli altri periodi».

Per Nuoro, ha ricordato Fenu, la Polizia locale aveva registrato nell’edizione precedente circa 25 mila accessi in occasione della tappa cittadina, un dato che testimonia la capacità di attrazione raggiunta dalla manifestazione.

Ma proprio la crescita dei flussi pone con sempre maggiore evidenza il problema della mobilità. Fenu ha proposto di utilizzare le tappe di Autunno in Barbagia come terreno di sperimentazione per un sistema di trasporto pubblico di area vasta, mettendo insieme Nuoro e i centri del territorio e consentendo ai visitatori di spostarsi senza utilizzare necessariamente l’automobile.

«Dobbiamo iniziare a fare massa critica tra i Comuni – ha spiegato Fenu. – Possiamo partire sperimentando questo servizio durante Autunno in Barbagia e poi lavorare perché diventi una soluzione stabile».

Un tema che, per il sindaco di Nuoro, supera la dimensione turistica e investe direttamente la qualità della vita nei paesi e la lotta allo spopolamento: poter vivere in un centro dell’interno e raggiungere agevolmente Nuoro o gli altri paesi per studiare, lavorare, fare sport o utilizzare i servizi significa rendere concretamente più abitabile il territorio.

Una proposta che ha trovato immediatamente il sostegno del sindaco di Mamoiada Luciano Barone, alle prese ogni anno con flussi difficili da gestire.

«Quello che ha detto Emiliano è sacrosanto. Da anni chiediamo supporto proprio sulla viabilità e sulla capacità di accogliere i mezzi che portano le persone nella nostra comunità», ha spiegato Barone, ricordando che per gli appuntamenti di maggiore richiamo Mamoiada arriva ad attrezzare circa dieci ettari di aree destinate ai parcheggi e deve gestire anche l’arrivo di oltre cento autobus.

Per Mamoiada, tuttavia, Autunno in Barbagia ha già mostrato come una grande vetrina possa contribuire a modificare nel tempo la struttura produttiva del paese. Barone ha portato l’esempio del settore vitivinicolo: da una realtà in passato fortemente caratterizzata da produzioni hobbistiche, il paese è arrivato ad avere oltre quaranta imbottigliatori. Un parametro che, secondo il sindaco, consente di leggere concretamente la capacità di attrattori come Autunno in Barbagia, Sant’Antonio e il Carnevale di contribuire a un percorso economico più ampio.

Sul rapporto tra turismo, qualità e collaborazione tra territori è intervenuta anche la sindaca di Dorgali Angela Testone, partendo da una condizione differente rispetto a quella della maggior parte dei paesi del circuito: Dorgali e Cala Gonone dispongono infatti di una capacità ricettiva e di un’economia turistica già strutturate indipendentemente da Cortes Apertas.

«Abbiamo il vantaggio di una capacità ricettiva che prescinde dalla manifestazione e abbiamo ancora molti artigiani in diversi settori – ha spiegato Testone. – Come Comune abbiamo cercato di elevare la vetrina, dedicando ogni anno uno spazio alle produzioni locali e all’artigianato, dalla ceramica all’intaglio fino alla filigrana di quest’anno, provando a creare un momento capace di trascinare l’offerta verso una maggiore qualità».

Per Testone, il passo successivo riguarda soprattutto la capacità di lavorare insieme.

«Stiamo capendo in tutte le situazioni che non esiste niente se non si collabora e se non si propone un prodotto insieme», ha osservato, richiamando il ruolo di coordinamento della Camera di Commercio e la necessità di rafforzare il rapporto tra i Comuni, anche sul piano della mobilità e della costruzione di un’offerta territoriale integrata.

Proprio la collaborazione tra i paesi è stata indicata durante la mattinata come uno dei possibili terreni di lavoro per il 2027. Non soltanto condividere un calendario, ma iniziare a progettare insieme già dall’inverno, soprattutto quando due o tre tappe si svolgono nello stesso fine settimana, trasformando quella che spesso viene percepita come una sovrapposizione in un’opportunità per costruire itinerari e proposte complementari.

Oliena ha portato in questo senso la propria esperienza. Negli anni sono state sperimentate attività su prenotazione, iniziative a sostegno degli artigiani e forme di collaborazione tra operatori, partendo dall’idea che i giorni di Cortes Apertas debbano essere una vetrina capace di produrre risultati anche successivamente. Per lavorazioni artigianali più complesse, dal ricamo ai manufatti tradizionali, il contatto avvenuto durante la manifestazione ha generato richieste e acquisti nei mesi seguenti, consentendo agli artigiani di costruire un rapporto con il visitatore che supera il singolo fine settimana.

Nel confronto sono emerse anche proposte differenti sul futuro della formula, dalla possibilità di concentrare maggiormente le risorse fino all’ipotesi di una rotazione delle tappe. Non è emersa una posizione condivisa su questo punto. La Camera di Commercio ha invece confermato la volontà di proseguire nel modello attuale, lavorando insieme ai Comuni per qualificarlo ulteriormente e raccogliendo le esigenze specifiche delle singole comunità.

Da oggi Cortes Apertas entra nel vivo

Concluso il confronto sul futuro di Autunno in Barbagia, Oliena si prepara intanto a vivere il fine settimana del trentennale di Cortes Apertas, con 58 Cortes distribuite nel centro storico e un programma che intreccia artigianato, antichi mestieri, musica, tradizioni e il rapporto con la comunità catalana di Oliana.

Oggi (venerdì 11 settembre), alle 16, apriranno le Cortes e le mostre. Alle 18, in piazza Aldo Moro, Oliena darà il Benevègnios alla delegazione di Oliana, con la presentazione di Lussugliu, il nuovo gigante che indossa l’abito tradizionale maschile olianese, nell’ambito del progetto “BCG – Su Ballu Cantau e els Gegants: voci e passi in festa”, realizzato grazie al sostegno dell’Unione Europea e della Regione Autonoma della Sardegna. L’incontro tra le due comunità sarà accompagnato dalla Sardana e dai balli sardi. Alle 22, da piazza Santa Croce, partirà la “Serenada a sos Isposos”.

Domani (sabato 12 settembre), dalle 10, gli antichi cortili e le vie del centro storico torneranno a raccontare il lavoro e la vita quotidiana di un tempo, tra preparazione del pane, pasta e dolci, lavorazione del formaggio, vino, ricamo, legno, pelle e altre espressioni dell’artigianato locale. Alle 10.30 prenderà il via la rappresentazione dell’antico matrimonio olianese, dalla partenza dalla casa dello sposo alla vestizione della sposa e al corteo nuziale con la partecipazione dei giganti, fino a Su humbidu, il brindisi con dolci e vino previsto a mezzogiorno. Nel pomeriggio spazio all’incontro con la cultura catalana: alle 17 il laboratorio di percussioni, alle 18 quello dedicato alla Sardana e alle 19 la parata dei Geganters i grallers d’Oliana per le vie del centro storico. Alle 21, in piazza Santa Maria, Maria Luisa Congiu sarà protagonista del concerto per i trent’anni di Cortes Apertas; a seguire la musica di DJ Panis e DJ Torra dalla Catalogna.

Domenica 13 settembre le Cortes riapriranno alle 10. Dalle 11 torneranno per le vie del paese i giganti catalani, insieme ai gruppi folk e ai tenores locali, con il ballo della Sardana. Alle 17.30 l’animazione itinerante sarà affidata ai Battos Moros e ai gruppi mini folk di Benetutti, Orotelli, Padru e Silanus. Alle 18.30, in piazza Berlinguer, la chiusura con lo spettacolo dei gruppi mini folk, presentato da Giuliano Marongiu, e la partecipazione delle coppie dei gruppi folk di Oliena, Orgosolo, Ottana, Fonni, Meana e Sorgono.

Durante tutto il fine settimana resteranno inoltre visitabili le esposizioni inaugurate giovedì pomeriggio: “A manu tenta giro, vagando di paese in paese – Le gonne degli abiti tradizionali dei paesi di Autunno in Barbagia”, curata dal Presidio Turistico Galaveras al Collegio dei Gesuiti; “Profumo di mandorle”, con i dolci artistici di Anna Gardu, nella Pinacoteca della Parrocchia Sant’Ignazio di Loyola; e la “Via Crucis” della stessa Gardu nella chiesa di Nostra Signora d’Itria.

Da Oliena non è uscita dunque una ricetta già scritta per Autunno in Barbagia 2027, ma una prima agenda di lavoro: conoscere meglio ciò che oggi non viene misurato, aumentare la qualità senza perdere autenticità, sostenere artigiani e produttori, affrontare mobilità e accessibilità, rafforzare la collaborazione tra i paesi e utilizzare la capacità di attrazione conquistata dal circuito per produrre opportunità che continuino durante tutto l’anno.

È il passaggio indicato dallo stesso Congiu nelle conclusioni: trasformare il trentennale di Cortes Apertas non soltanto in un anniversario, ma in un’occasione per interrogarsi sul futuro delle comunità dell’interno, mettendo insieme tradizione e innovazione, istituzioni e imprese, amministratori e cittadini.

Perché, dopo trent’anni, la sfida non è più soltanto riempire strade e piazze. È capire quanto di quella presenza rimane nei territori il lunedì mattina e come trasformarla in lavoro, relazioni, nuove imprese e possibilità di vivere nei paesi durante tutto l’anno.