
Sabato 30 maggio al Lazzaretto “I sentieri del Mare dei Sardi”: un convegno sulla Sardegna crocevia di scambi, approdi e relazioni nelle Età del Bronzo e del Ferro. Domenica 31 maggio visite guidate al nuraghe Arrubiu di Orroli e al santuario di Funtana Coberta di Ballao; lunedì al nuraghe Su Mulinu di Villanovafranca e al santuario nuragico di Santa Vittoria di Serri.
La Sardegna tra l’Età del Bronzo e l’Età del Ferro come isola in movimento, crocevia di scambi, approdi e relazioni: è questa la prospettiva del convegno in programma sabato 30 maggio a Cagliari, negli spazi del Lazzaretto, il centro polifunzionale d’Arte e Cultura nel quartiere Sant’Elia. Promosso dal GAK – Gruppo Archeologico Karalitano, “I sentieri del mare dei Sardi” – questo il titolo – rappresenta un’importante occasione per guardare al passato con uno sguardo ampio, capace di restituire l’immagine di un’isola protagonista attiva degli scambi e degli incontri tra popoli.
Dalle 9:00 alle 19:00 si alterneranno voci autorevoli della ricerca archeologica mediterranea, ciascuna portando un contributo allo studio di quel grande mosaico di connessioni che univa la Sardegna alla penisola iberica, alla Sicilia, alla Grecia, a Cipro e al Vicino Oriente. E, a corollario del convegno, due giornate extra moenia – domenica 31 maggio e lunedì primo giugno – con le visite guidate in alcuni siti archeologici che hanno restituito testimonianze di contatti dell’isola con altre civiltà mediterranee nell’Età del Bronzo e del Ferro.
Il compito di introdurre, alle 9:00, e moderare una giornata che attraverserà secoli di navigazioni, incontri e contaminazioni culturali, spetta a Fulvia Lo Schiavo, già Soprintendente presso le Soprintendenze per i Beni Archeologici delle province di Sassari e Nuoro (1973-1999), della Toscana (2006-2010) e ad interim del Friuli-Venezia Giulia (2007-2008) e della Sardegna (2008-2010). Dirigente di Ricerca dal 1999 al 2005 dell’Istituto per gli studi sulle Civiltà Micenee e del Vicino Oriente (ex ICEVO) del CNR, Fulvia Lo Schiavo attualmente prosegue le sue ricerche sulla Sardegna preistorica e nuragica, con particolare riferimento alla produzione e circolazione dei manufatti metallici e all’inquadramento nel contesto europeo e mediterraneo.
Il programma della mattina
Il primo intervento sarà affidato a Emanuela Alberti, docente di Civiltà egee all’Università di Firenze, impegnata da anni in ricerche tra Creta, Grecia centrale, Cipro e Sardegna. Il suo contributo ripercorrerà la rete di rapporti che tra il 1650 e il 1200 a.C. legò le civiltà minoica e micenea al resto del Mediterraneo, mettendo in evidenza come commerci, trasformazioni politiche e relazioni culturali fossero parte di un sistema fortemente interconnesso.
Dalle grandi dinamiche mediterranee si passerà poi alla concretezza delle testimonianze archeologiche con Maria Rosaria Manunza, allieva di Giovanni Lilliu e per decenni funzionaria archeologa delle soprintendenze sarde, autrice di importanti studi sul popolamento preistorico dell’isola. Il suo intervento presenterà i risultati degli scavi di Selargius, nell’area di Bia ‘e Palma, dove nel 2015 è emerso un insediamento nuragico attraversato da una strada percorsa da carri e frequentata da persone in contatto con il mondo miceneo. Tra ceramiche d’importazione, imitazioni locali, oggetti metallici e strutture legate alla sosta e ai rifornimenti, lo scavo restituisce l’immagine di un luogo di transito e incontro, animato da attività artigianali e da una comunità nella quale si intrecciavano pratiche locali e influenze esterne.
Sarà invece il complesso nuragico di Antigori, a Sarroch, al centro dell’intervento di Alessandro Usai, archeologo della Soprintendenza di Cagliari e studioso dei processi sociali ed economici della civiltà nuragica. Usai ripercorrerà la lunga storia del sito, più che un classico nuraghe, una sorta di cittadella fortificata affacciata sulla costa, dove gli scavi hanno restituito ceramiche micenee, minoiche e cipriote insieme a produzioni locali ispirate ai modelli egei. Le più recenti campagne di ricerca hanno ulteriormente confermato il ruolo di Antigori come luogo di approdo, scambio e rielaborazione culturale nel Mediterraneo della tarda Età del Bronzo.
Dopo il coffee break, Mauro Perra proporrà una lettura ancora più ampia delle connessioni mediterranee del mondo nuragico. Direttore del Civico Museo Archeologico Su Mulinu di Villanovafranca e degli scavi archeologici di oltre venti siti isolani, autore di tre monografie e più di cento articoli in italiano, francese e inglese, Perra racconterà un Mediterraneo diverso da quello dei “Grandi Re” celebrati dalle fonti orientali: un “continente liquido” fatto di navigatori, mercanti e comunità considerate marginali dalle grandi potenze, ma protagoniste degli scambi di metalli, tecnologie e conoscenze.
Chiude la serie di interventi della mattinata Giovanna Fundoni, ricercatrice in Preistoria e Protostoria all’Università di Sassari, che illustrerà le testimonianze che documentano il ruolo attivo delle comunità sarde nei traffici del Mediterraneo occidentale tra Bronzo Finale e prima Età del Ferro. Bronzi di tradizione iberico-atlantica rinvenuti nell’isola e centinaia di frammenti di ceramica nuragica scoperti in Spagna raccontano non solo la circolazione di merci, ma anche quella di persone, abitudini alimentari, pratiche conviviali e modelli culturali condivisi tra Sardegna, Iberia e Nord Africa. L’attività di ricerca di Giovanna Fundoni è incentrata sulla protostoria della Sardegna e del Mediterraneo; si è occupata dello studio delle dinamiche di scambio e interazione tra Sardegna e Penisola Iberica tra Bronzo Finale ed Età del Ferro, allo studio dei santuari protostorici e alla ricerca sulla produzione di alimenti nella Sardegna nuragica, anche attraverso i metodi dell’Archeologia Sperimentale.
Dopo la pausa pranzo, i lavori riprenderanno alle 15:00, introdotti e moderati ancora da Fulvia Lo Schiavo, ma ora affiancata dall’archeologo Rubens D’Oriano.
Il programma del pomeriggio
Aprirà la serie di interventi del pomeriggio Marco Bettelli, archeologo specializzato in Preistoria e Protostoria, che analizzerà le testimonianze dei contatti con Creta nell’età tardo-minoica, leggendo nelle ceramiche di ispirazione cretese prodotte in Italia e nelle isole mediterranee la traccia di rapporti molteplici e differenziati nel tempo. Professore di Aegean Archaeology e di Protostoria dell’Europa Mediterranea presso l’Università di Roma “La Sapienza”, e membro del Collegio Docenti del Dottorato PASAP Med dell’Università di Bari, Marco Bettelli ha diretto numerosi progetti archeologici e scavi particolarmente nell’Italia meridionale, e attualmente coordina progetti nell’Italia centrale (Marche e Umbria) e nelle Isole Eolie.
Docente alla “Sapienza” come associato di Preistoria e Protostoria, Alessandro Vanzetti ricostruirà invece le tracce lasciate dai gruppi nuragici fuori dalla Sardegna, in Sicilia e oltre, nella tarda Età del Bronzo (circa 1400-1000 a.C.). Dai vasi sardi rinvenuti a Kommos, nella Creta meridionale, fino ai materiali recuperati a Ugarit e Cannatello, emergerà il profilo di una Sardegna inserita nelle grandi reti commerciali mediterranee tra il XIV e il XII secolo a.C. Impegnato in particolare nella ricerca sulle Età del Bronzo e del Ferro nel Mediterraneo centrale, studiate nelle loro connessioni più vaste, con un taglio fortemente metodologico e attento all’organizzazione sociale antica, Alessandro Vanzetti ha condotto ricerche di scavo in Calabria, Sardegna e Sicilia, dove è ora co-direttore del progetto di studio integrale del sito di Cannatello (AG), uno dei nodi degli intensi traffici della tarda Età del Bronzo del Mediterraneo.
Con Alfonso Stiglitz, “archeologo dei paesaggi” e studioso degli incontri tra culture nel Mediterraneo antico, il convegno si sposterà anche sul piano metodologico ed etico. Già direttore del Museo civico di San Vero Milis e co-direttore di importanti campagne di scavo nel sito monumentale di s’Urachi e nell’area del tempio di Astarte sul Promontorio di Sant’Elia a Cagliari, Stiglitz proporrà uno sguardo “indisciplinato” sulle relazioni tra comunità nuragiche e fenicie, rifiutando l’idea di civiltà monolitiche e contrapposte. Al centro del suo intervento ci saranno invece comunità in movimento, relazioni mutevoli e incontri che attraversano tre diversi Mediterranei: quello orientale delle città fenicie, quello occidentale della Sardegna nuragica e l'”Atlantico Mediterraneo” delle più antiche rotte mercantili. Una riflessione che si intreccia anche con il presente e con le difficoltà di studiare e raccontare territori ancora oggi segnati da guerre e distruzioni, ricordando come lo sguardo dell’archeologo non possa mai essere del tutto neutrale o separato dal tempo in cui vive.
A chiudere il convegno sarà Rubens D’Oriano, per oltre quarant’anni archeologo della Soprintendenza di Sassari e Nuoro, studioso della Sardegna fenicia, punica e romana e oggi particolarmente impegnato nella divulgazione e nel contrasto alle derive della fantarcheologia. Il suo intervento ricostruirà i rapporti tra Sardegna e mondo greco dall’arrivo dei Fenici fino alla conquista cartaginese, soffermandosi sul ruolo delle rotte commerciali e sulla presenza greca nell’isola, in particolare a Olbia, che tra VII e VI secolo a.C. rappresentò un caso unico nel panorama sardo. Attraverso le testimonianze archeologiche e le fonti antiche emergerà il quadro di una Sardegna pienamente inserita nei circuiti mediterranei anche dopo la fine dell’età nuragica. Nella parte finale del suo contributo D’Oriano affronterà poi il fenomeno del cosiddetto “fantarcheosardismo“, denunciando la diffusione di narrazioni pseudoscientifiche che trasformano la civiltà nuragica in mito identitario e suprematista, spesso amplificate dai media e dalla politica e prive di qualsiasi fondamento scientifico.
Il convegno si distingue dunque per l’elevato profilo scientifico e per la volontà di coniugare rigore accademico e divulgazione accessibile, per coinvolgere anche un pubblico non specialistico e quanto più ampio possibile; tutti gli interventi in programma saranno registrati e resi disponibili sul canale YouTube del GAK, permettendo così la fruizione dei contenuti anche a distanza.
Le visite guidate ai siti archeologici
Calato il sipario sul convegno, la tre giorni de “I sentieri del mare dei Sardi” proseguirà domenica (31 maggio) e lunedì (1 giugno) con le visite guidate ad alcuni dei più importanti siti archeologici sardi legati ai temi trattati sabato al Lazzaretto: domenica il nuraghe Arrubiu di Orroli e il santuario di Funtana Coberta di Ballao; lunedì il nuraghe Su Mulinu di Villanovafranca e il santuario nuragico di Santa Vittoria di Serri. A Mauro Perra e Maria Rosaria Manunza il compito di guidare le visite.
Prenotazioni
Il convegno è aperto al pubblico con ingresso gratuito ma registra già il tutto esaurito, mentre restano disponibili alcuni posti per le visite guidate del 31 maggio e del 1 giugno: per partecipare è necessario iscriversi entro venerdì 29 maggio contattando il GAK al numero 3397630638 oppure via mail all’indirizzo karalitano19@gmail.com, e versando un contributo volontario a sostegno delle attività dell’associazione.
Organizzatori e partner
“I sentieri del mare dei Sardi” si inserisce in un momento di grande attenzione verso il patrimonio archeologico isolano, rafforzato dal recente riconoscimento UNESCO delle Domus de Janas e dal percorso di candidatura della civiltà nuragica. Obiettivo del progetto è contribuire alla costruzione di una nuova immagine della Sardegna e di Cagliari come luoghi centrali della storia e della cultura del Mediterraneo, favorendo al tempo stesso nuove opportunità di sviluppo culturale e turistico destagionalizzato.
“I sentieri del mare dei Sardi” è promosso e organizzato dal GAK – Gruppo Archeologico Karalitano con il contributo del Comune di Cagliari e della Fondazione di Sardegna, con il patrocinio della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna, della Regione Autonoma della Sardegna – Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport, dell’Università degli Studi di Cagliari, del CeSim – Centro Studi “Identità e Memoria”, dei Comuni di Ballao, di Orroli e di Villanovafranca, del GAI – Gruppi Archeologici d’Italia, e del Liceo Classico Statale “G.M. Dettori” di Cagliari.





