eridian webcomic
Siamo negli anni di Internet: tutto si trova qui dentro e, sempre più spesso, tutto è fatto qui dentro. Internet sta diventando – nostro malgrado – il mezzo di comunicazione per eccellenza, ma anche quello di creazione. Tale aspetto si ripropone anche nel fumetto che vede la nascita del webcomic. Scopriamo come.

C’era una volta la fumetteria

Se ti chiedessi di descrivermi la tua prima volta in una fumetteria, cosa mi racconteresti? Te la ricordi? C’è mai stata?
La prima volta che ho messo piede in una fumetteria ero a Firenze. Stavo cercando una ristampa di Diabolik che non ero riuscita a trovare in edicola e nemmeno in libreria. È stato come entrare in un sogno: c’era anche la luce crepuscolare che filtrava dai vetri.

Cosa mi ha colpito immediatamente e fatto innamorare senza ritorno? L’odore.
Quell’aroma tipico che mescola i libri appena stampati a quelli vecchi e usati, invitandoti a un viaggio ultraterreno. Indescrivibile. Chi è un cliente abituale, mi potrà capire.
Ero talmente in estasi che volevo anche io la mia esperienza alla Alta Fedeltà di libri-dischi-film (il locale non l’ho aperto, ma l’idea ancora mi frulla per la testa).

L’odore, dicevo. Sì. Ma anche il contatto fisico con un fumetto non scherza, eh!
Sentire tra le dita la ruvidezza delle pagine, lasciarsi ammaliare dai colori o affascinare dall’eleganza del bianco/nero, cercare con l’orecchio sfumature di toni tra le dita che scorrono…
Scommetto che anche tu, prima di passare alla vera e propria lettura, te ne stai un’oretta tête-à-tête con lui; te lo accarezzi come Linus con la sua copertina.

È un’esperienza che coinvolge tutti i sensi, c’è poco da dire! L’importanza della semantica.
Un po’ meno coinvolgente è il fumetto letto usando un computer, o un tablet, perché vengono inevitabilmente a mancare tutti quei sensualissimi preliminari sopra elencati.
Purtroppo questa è l’era del download feroce e dei portafogli sempre più vuoti. Si fa presto ad adeguarsi.

C’è, però, una tipologia di fumetto che nasce appositamente in rete, per la rete: il webcomic, e oggi te ne parlo.

La svolta del paper-free

Il webcomic – come suggerisce la parola stessa – è un fumetto nato per essere pubblicato online.
Trovi per lo più il termine “webcomic”, e non “fumetto online”, in quanto si tratta di un fenomeno sbocciato e affermatosi in area anglosassone dalla metà degli anni ’80 (tra poco te ne darò qualche cenno storico, prima di passare alla realtà italiana).
È un prodotto relativamente giovane perché, come non ti sarà difficile immaginare, segue e si adegua ai progressi tecnologici, ma anche a quelli artistici e commerciali.
I primissimi fumetti online risalgono, dicevo, agli anni ’80 ed erano diffusi per mezzo di CompuServe e Usenet (ai più suoneranno preistoria e per il World Wide Web dovremo aspettare il 1993).

Gli esordi sono difficili. Talvolta le cose avvengono velocemente. Spontaneamente. Con entusiasmo. Quando sei fortunato.

Sappiamo qual è il primo webcomic di matrice anglosassone della storia però non sappiamo dove/come trovarlo, nel web. Pazzesco, ma davvero non ce n’è traccia. Questo è un esempio di come le informazioni in internet spariscano. Raramente, ma capita che spariscono.
Stando alla storia, un perfetto sconosciuto di nome Eerie sarebbe l’autore di Inspector Dangerfuck (solo per il nome, io gli darei una laurea ad honorem). Eerie si sarebbe servito della grafica ANSI per ottenere risultati del genere (tra l’altro, fatto semplicemente con i tasti della keyboard. Un capolavoro!):

C’è da sempre un dibattito su quanto il lavoro di Eerie debba essere, in realtà, più associato al fumetto digitale. Anche Wikipedia evita di definirlo webcomic ma, probabilmente, questa necessità deriva dal fatto che parliamo di internet prima della grafica.

Se di Eerie devi accontentarti di poco e niente, puoi rifarti con Eric Monster Millikin: lui è ufficialmente il primo autore di un webcomic, Witches and Stitches, una parodia non autorizzata de Il mago di Oz, del 1985 (il tizio era alle elementari!). Un successo.
A dire il vero, è un po’ difficile recuperare il fumetto: fu fatta causa all’autore, costretto a far “sparire” il lavoro. Siamo comunque molto riconoscenti a Millikin perché il suo stile autobiografico ha aperto la strada a molti artisti, permettendo loro di esprimersi come desideravano.
Da lì in poi, è solo un crescendo.

Prima di proseguire, voglio farti qualche esempio fondamentale dei primissimi lavori:

T.H.E. Fox (Joe Ekaitis, ’86-’98), pieno di gag, narra le vicende di una volpe, Thaddeus Horatio Eberhard. Primo fumetto in assoluto disegnato in digitale.


Where the Buffalo Roam (Hans Bjordahl, ’87-’95), un fumetto sulla vita universitaria di Zack, Scooby, Hilary, Sharon e un gatto di nome Dio. Precursore dei fumetti geek, dal momento che parla per lo più di informatica.


– con Doctor Fun (David Farley, ’93-’06) finalmente si approda sul World Wide Web; si tratta di un fumetto dalle surreali e bizzarre gag, con riferimenti dal mondano all’oscuro, dalla scienza alla cultura. Molto simile a The Far Side.

 – Netboy (Stafford Huyler, ’94), un webcomic che si è fatto totalmente ispirare dal web, considerati i frequentissimi riferimenti a hardware, software, GUI e altre cose nerdissime. Parodia di internet (come capita a molti dei lavori di quegli anni).

Ti invito a sbirciare quiqui, qui e qui, se desideri approfondire la realtà anglosassone dagli albori a oggi.

Forma e sostanza. Affinità e divergenze.

Tutti noi, puntualmente, ci ritroviamo a leggere su siti specifici, con le app o sui social, svariati fumetti digitali; lavori che sono stati pensati prettamente per la rete, come dicevo all’inizio, e di bello c’è che si stanno moltiplicando come conigli.
Altra cosa bella è il livello qualitativo sempre più alto: sempre più artisti si ritagliano uno spazio nel web per dare vita a un loro concept non cartaceo.

Ma cos’è un webcomic? Davvero è sufficiente pubblicare un fumetto su una pagina web perché questo diventi un webcomic?
Gud direbbe che tutti possono fare fumetti. È anche vero, però, che tutti possono creare atrocità visive, soprattutto grazie all’inesperienza e all’eccesso di zelo che potrebbero spingerti a caricare cose improponibili.
Perché sì, i webcomic sono fondamentalmente delle auto-pubblicazioni, visto che chiunque può pubblicare senza intermediari. La maggior parte dei fumetti online è, difatti, di livello amatoriale e aggiornata con cadenza libera, tranne qualche eccezione più ambiziosa e riuscita (vedi gli anglosassoni) che ha permesso agli autori di lavorarvi a tempo pieno, traendone prestigio e denaro.

Utilizzando il formato elettronico, l’artista ha una maggiore libertà di azione e può scegliere la dimensione di tavole e albi in funzione delle scene e del racconto stesso. Pertanto, accanto alle storiche “tavole” e “strisce”, possiamo trovare i nastri, o verticalismi: veri e propri fumetti che si svolgono dall’alto verso il basso, con un flusso uniforme di vignette, presentando una narrazione più fluida, anche se un po’ a svantaggio della suspense.

Forti di questo potere rispetto ai colleghi “di carta”, gli autori dei webcomic hanno potuto vivere un’importante crescita stilistica, sperimentando nuovi generi e nuovi contenuti e coinvolgendo tutto lo spettro narrativo. Quindi è veramente semplice trovarsi davanti a un webcomic dalle tematiche più disparate, poste accanto a elementi completamente estranei al genere scelto.

Non sottovalutiamo i vantaggi del non cartaceo.
Come prima cosa, i costi: bassi, puoi immaginare. Questo aspetto va a beneficiare specialmente l’artista poco conosciuto che, velocemente, può arrivare sugli schermi di una quantità considerevole di lettori.
Un fumetto online, poi, presenta molte meno restrizioni sul formato e sulla pagina rispetto all’editoria classica, permettendone la sperimentazione (teoricamente, un webcomic potrebbe essere “infinito”).
Se nella versione stampata un fumetto a colori ha costi più alti di quello in bianco e nero, con un webcomic si annullano.
E poi ci sono le piattaforme di crowdfunding che consentono agli artisti di finanziare l’auto-pubblicazione cartacea del fumetto già edito online.

Oh, ma in Italia?

Tranquillo, ora te ne parlo.

Anche se in Italia è meno diffuso rispetto ad altre nazioni, il numero di webcomic comincia ad aumentare considerevolmente. Qui ha preso particolarmente piede il verticalismo di cui sopra, ovvero una forma a nastro di webcomic che esclude l’utilizzo di pop-up e click. Questa è una scelta adottata, ad esempio, da Zerocalcare (ti blocco subito: qui non te parlerò! Lui si aggiudica il mio prossimo articolo).

E il nome Paolo Aldighieri ti dice nulla? È lui il primo fumettista italiano ad aver pubblicato un webcomic. Ed è conosciuto con lo pseudonimo eriadan (con l’accento sulla prima “e” e rigorosamente minuscola).
L’11 dicembre 2003 eriadan pensa bene di arricchire il suo blog (fenomeno che, in quel periodo, gode del massimo successo) con qualcosa di diverso dal solito “caro diario”: lo riempie di disegni.
Di che parla eriadan nelle sue strisce? Di vita quotidiana, la sua, aggiungendovi una fondamentale – direi – visione comica. E tra una concezione un po’ sognatrice e un po’ romantica della vita, eriadan ci racconta della sua esistenza da adulto, degli studi universitari, del suo amore per Federica, della sua professione (è ingegnere), della nascita delle figlie e del suo immenso amore per gli animali, questi ultimi una costante.

Irresistibile è la fantasia che eriadan mette nei suoi lavori che pullulano di personaggi immaginari. Un universo spassosissimo!
Largo spazio agli animali, dicevamo: Piagatto (Cianci nella realtà), gatto storico, crede nella “miagia”, e Prospero, morto a tre mesi e a breve distanza da Cianci; la dolcissima cagnetta Maya ha come guida spirituale proprio Prospero; la gatta Zirconia, aspirante “astrofisigatta”; la simpatica tartaruga Ilia, autoproclamatasi regina madre dea dell’universo.
Abbiamo la Santa Pazienza, una bella ragazza con la quinta di seno; Chiarafalce, sta a significare la morte; gli Schifidi lavoretti, mostriciattoli, rappresentano i lavori non portati a termine; le Parche; il Signore del Regno delle Cose Perdute; la Torre della memoria.
Poi abbiamo le diverse personificazioni del protagonista: il Co.Ce.Ma (Consiglio Cerebrale Massimo), è Paolo in tutte le sue sfaccettature; il SuperEgo, forte e muscoloso; la Coscienza; la Voglia di studiare; la Voglia di lavorare; l’Incoscienza, fratello della Coscienza; il Centro Paranoie; l’Asino, specialista nella lingua inglese; il Reparto Fashion; il Giullare, decide le parole che escono dalla bocca; Arturo il tesoriere è il risparmio.
Per non parlare di tutti gli amici e parenti di Paolo che prendono parte alle vicende.

Cosa succede agli autori dei webcomic quando diventano famosi? Pubblicano albi cartacei e così è stato per eriadan che, con la Shockdom Edizioni, stampa undici volumi.
Dunque, chi scrive e disegna webcomic non è solo un appassionato di fumetti e/o un disegnatore, ma è un autore a pieno titolo, che può arrivare a una vera e propria carriera nel campo, senza nulla da invidiare ad artisti affermati.
Purtroppo, con un post del 1° giugno 2016, dal suo blog eriadan ci comunica la fine della sua attività in qualità di fumettista online.

Non è stato l’unico fumettista italiano di webcomic, eriadan. È stato il primo, è bravissimo, ci ha fatto emozionare e gli vogliano tanto bene, sicuro!, però ce ne sono altri, tanti altri, e in crescita costante.
Voglio citarti Drizzitdi Luigi “Bigio” Cecchi: è una parodia dei giochi di ruolo stile Dungeons & Dragons e del personaggio dei libri di R. A. Salvatore, presenta un formato a striscia.

C’è, per esempio, MoStrip di Albo; c’è Zorflick di Lui; c’è A Panda piace di Giacomo Bevilacqua; c’è l’Orso Ciccione Flavio Nani; c’è Il Vecio della montagna; c’è  Lo Spazzolino del Mago Zurlì di Vaz; c’è Acid Street di Condre; c’è Lov e “A” come Ignoranza di Daw; c’è Ciemmerre, primo esponente femminile e prima ad aggiungere elementi animati; c’è Kaneda con Due Cuori e una Gatta; c’è Sio con Scottecs Comics; c’è Pierz con Ravioli Uèstern; c’è Don Zauker di Emiliano Pagani.

Sono solo pochissimi esempi.
Più di tutto, io ti consiglio di farti un giro su collettivi come webcomics.it, mammaiuto.it, masnadacomics.com. Sono sicura che farai grandi scoperte, oltre ad approfondire molto l’argomento.

Se ti va di leggere un po’ di “polemiche” riguardo a come debba essere veramente un webcomic e quando chiamarlo webcomic, ti suggerisco di leggere qui e qui.

E se ti va di investire qualche euro per un piccolo, ma completo, manuale del fumetto online, ti invito a comprare questo libro di Mario Lucio Falcone.

Alla prossima! Ti aspetto con Zerocalcare.

Annamaria Marraffa

Ti è piaciuto? Condividilo!