Virginia Raggi

Virginia Raggi come metafora del cambiamento della presenza delle donne in politica: non più un male necessario ma un’ovvia realtà.

Virginia Raggi, classe 1978, donna, avvocato, madre, dal 22 Giugno 2016 Sindaco di Roma. Da quando si è insediata in Campidoglio, non è passato giorno senza che venisse attaccata, sollecitata a fare qualcosa, esaminata al microscopio in ogni sua piccola mossa. Normale, direte voi, è diventata sindaco di Roma, mica della città di Fandonia.

Dopo che lo scorso 1 Settembre, 5 dirigenti comunali si sono dimessi, intorno alla Raggi si è scatenata una bufera, mediatica e non, che non si è più arrestata, fino ad arrivare ai più recenti e ancora poco chiari casi Muraro, Marra e Romeo. C’è chi la accusa di non essere preparata, chi di non essere capace, alcuni la etichettano come una disgrazia, altri come una promessa mancata. “Vogliono portare innovazione e cambiamento” è vero;  “Come Movimento non hanno esperienza di governo” è vero. Ma una cosa va riconosciuta: la Raggi ha raccolto una sfida non facile. Nella Capitale regna la malapolitica da almeno un ventennio e l’eredità con cui si trova a fare i conti è particolarmente pesante e tante sono le sfide che devono essere affrontate. E la parola “sfide” non è casuale.

Ora, Virginia, va bene che quello votato al M5S era tuo marito e tanti ti additano di avergli fregato il posto da sotto il naso, scendendo in campo da titolare e lasciando lui a fare il panchinaro, il “raggio nascosto” come lo ha definito Bechis mesi fa, ma occhio a chi passi la palla, caro Sindaco, perché voi grillini, quando non giocate a tirarvi palle infuocate in poco convenienti faide interne, praticate il gioco di squadra come imperativo categorico, ma io di cannonieri non ne vedo. E a ritrovarsi dall’altro lato della barricata rispetto a chi prima ti ha riempito di consensi è un attimo.

Senza contare poi che per la prima generazione di politici grillini l’opportunità fornita dalle ultime amministrative rappresenta anche un trampolino di lancio verso la politica nazionale, anche e soprattutto grazie alla disfatta di Renzi post-referendum. Ormai in Italia i sindaci pentastellati non sono pochi, alcuni anche di spessore, vedi Chiara Appendino, sindaco di Torino, che di cose giuste ne sta facendo, di cantonate ancora non ne ha prese, ma ha comunque una risonanza mediatica molto minore rispetto alla collega del centro-sud.

Il problema vero in Italia è che tutti gli anni di presunta educazione al rispetto della parità di genere sono stati solo fuffa. Negli ultimi anni, anche se con enorme ritardo rispetto ad altri Paesi, i vari governi che si sono alternati hanno cercato di dare segnali di controtendenza, scegliendo come Ministri delle donne, per di più in stato interessante, come ad esempio Stefania Prestigiacomo o Marianna Madia. Quasi uno scandalo questo se si pensa che esistono ancora uomini come Bertolaso che, proprio prima delle elezioni romane, era incappato nel celebre scivolone con cui aveva invitato una non troppo incinta Giorgia Meloni a non candidarsi per fare, piuttosto, la mamma.

A differenza di quello che avviene nel nostro Paese, in Europa la presenza femminile nelle istituzioni è progressivamente aumentata, anche se in modo diversificato. Particolare attenzione meritano i Paesi Scandinavi, dove le donne hanno conquistato ampi spazi politici. Non dimentichiamo però, e solo per citarne alcuni, altri Paesi europei che hanno delle donne al potere: dalla Lituania alla Polonia, da Malta alla Croazia, passando per la più nota Germania.

L’Italia resta in UE uno dei Paesi con la componente politica femminile più bassa. Senza dimenticare, tra l’altro, che le donne hanno ottenuto il diritto di voto solo nel 1946 e per avere il primo Ministro donna si è dovuto attendere il 1976. Particolare non poco degno di nota, è che anche se chiamate ad occupare Ministeri, questi sono sempre in settori ritenuti tipicamente “femminili” (educazione, salute, scuola). Non menziono neanche l’opera degradante e imbarazzante di quelle tante “donne”, starlet e maîtresse, prestate alla politica, che si sono fatte eleggere per poter meglio fare da burattini ai loro “padrini” politici.

Per non parlare poi della grande svolta delle quote rosa e della doppia preferenza introdotta nel 2011 per le istituzioni locali. Questa paradossale legge regola la presenza femminile all’interno degli organi elettivi come se la presenza delle donne nelle pubbliche amministrazioni non fosse un qualcosa di ovvio, ma un male necessario. Ecco io mi chiedo, perché io candidato Sindaco non posso fare una lista di sole donne o di soli uomini? Per garantire la parità di genere? La parità di genere (numerica, beninteso) garantisce la buona politica?

Sarebbe molto più ovvio e semplice far crescere nella Nazione un livello culturale tale da realizzare la non differenza di genere nell’opinione pubblica attraverso iniziative dei singoli governi volte a promuovere la partecipazione delle donne e a rimuovere le situazioni di discriminazione sociale, cose che avrebbero come diretta conseguenza la normale presenza di entrambi i generi in politica.

Restando sempre in ambito locale-regionale i dati parlano chiaro: i Presidenti di Regione donna sono solo 2 su 20; i sindaci donne appena il 14% del totale. Nessun partito politico, eccezion fatta per Fratelli D’Italia, è guidato da un leader donna. E questo è sintomatico che in Italia, la politica la decidono quasi esclusivamente gli uomini.

Ed ecco perché le scorse elezioni amministrative hanno segnato una dato di svolta vero. Da nord a sud l’affermazione femminile è stata sorprendente e sono proprio quelle donne che si prestano alla politica e che si trovano a rappresentare, anche indirettamente, un cambiamento a doverlo promuovere al fine di ottenere e mantenere un ruolo centrale in ogni settore, per dimostrare che le donne non possono e non vogliono essere relegate a ruoli marginali.

E ora torno a te, cara Virginia, perché anche se non simpatizzo per il Movimento a cui appartieni, né per il cucuzzaro di uccellacci e falsi amici che hai intorno, Tu rappresenti qualcosa. Ed è bene che questo qualcosa lasci un segno, vista la tua sovraesposizione mediatica. E allora Virginia, falla questa svolta, dimostra di non essere finita lì per sbaglio né per il comodo di qualcuno, dimostra che in politica contano più le persone, le idee e i fatti che il genere, i colori e le bandiere con cui sembra che ci dobbiamo schierare a spada tratta…una generazione intera potrebbe essertene grata. Non farti schiodare da quello scranno e dacci buoni motivi per ricordarti, ma a noi che viviamo adesso, perché nella storia già ci sei entrata di diritto, come primo Sindaco donna di Roma. E scusa se è poco.

Insomma Virgì coRAGGIo (te lo rubo), facce sognà, che alla più brutta finisci come la tartaruga di Trilussa: con il Campidoglio sottoinsù, ma almeno, prima di tornare alla Borgata Ottavia, vedi le stelle (quelle vere) pure tu.

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Written by

Virginia Taddei

Laureata in giurisprudenza e redattrice, nonché co-fondatrice di Inchiostro Virtuale.
Oltre a scrivere articoli, mi occupo dei social collegati alla webzine: twitter, facebook e instagram.
Potete contattarmi inviando una mail a v.taddei@inchiostrovirtuale.it