Ungheria il Muro
Per la seconda collaborazione con il blog Eco Internazionale, che, come vi avevamo anticipato, due volte al mese troverà spazio all’interno della nostra webzine, abbiamo scelto di spingerci ai confini dell’Europa.

Tra le tante cose negative che resteranno impresse nella storia della nostra epoca ci sarà sicuramente la questione dell’imponente esodo dei migranti, che rappresenta ormai da tempo un punto cardine per la nostra politica e per la nostra società.
Spesso però dimentichiamo che non siamo il solo Paese protagonista, suo malgrado, di questa ondata migratoria, ma ci sono altri luoghi di “passaggio” dove i riflettori si accendono ad intermittenza e, forse, dovremmo posare uno sguardo più attento.

Ecco perché passiamo la parola a Martina Costa, che punta il dito verso l’Ungheria e i vari tentativi di sbarrare la strada al flusso dei migranti.

A qualche giorno dalla Marcia di Milano, del 20 maggio, torniamo a parlare di Muri e costruzioni anti migranti. Questa volta focalizzeremo la nostra attenzione sull’Ungheria, la cui storia è intrisa di passaggi e momenti difficili. Durante tutto il XX secolo, l’Ungheria ha rappresentato uno dei tanti territori chiusi da frontiere interne porose, che non lasciavano spazio al progresso, al libero commercio e alle collaborazioni interstatali.

Il dato paradossale è che, non appena i benefici di queste conquiste si sono resi evidenti, il Paese ha iniziato ad erigere nuove frontiere, questa volta non più per escludersi ma per escludere. Se per l’Ungheria, entrare a far parte dell’Unione Europea rappresentava il primo dei passi da compiere per uno sviluppo socio-economico maggiore, dal primo decennio del suo insediamento, sono iniziati a sorgere i primi concetti di separazione. L’Ungheria, infatti, entrata a far parte dell’Unione Europea il 1° maggio 2004, è ben lungi dal dimostrare interesse collaborativo.


Per la sua posizione geografica, quasi al limite estremo orientale dell’Europa, rappresenta una delle vie di accesso sulla terraferma più immediate dall’Asia.

Proprio quando i primi vertici europei stavano organizzandosi al fine di discutere dell’emergenza migratoria e di soluzioni comunitarie, l’Ungheria iniziò ad annunciare politiche in ampia controtendenza. La decisione arriva a giugno del 2015, dal ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, il quale annunciò la costruzione di un muro al confine con la Serbia. Il 15 settembre 2015 l’Ungheria aveva completato il muro anti-migranti.

La recinzione, alta quattro metri, è fatta di reti metalliche e filo spinato. Si estende per 175 km, cioè lungo tutto il tratto di terra che confina con la Serbia, al fine di fermare l’afflusso dei migranti lungo la rotta dei Balcani. I migranti infatti entrano dalla Turchia, per poi proseguire verso Grecia e Serbia, approdando successivamente in Ungheria. In realtà, anche quest’ultima è una terra di transito, essendo i migranti principalmente interessati a raggiungere Germania e Inghilterra.

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