telefono mondo
Sarà capitato a tutti di soffermarsi, anche solo per qualche istante, a guardare fuori dalla finestra il mondo che ci circonda; ed ecco che all’improvviso sorgono quei dubbi amletici, dentro di noi, che stimolano la nostra curiosità. È proprio a seguito di una domanda sorta così, quasi per caso, che è nata la mia riflessione:
Dove si posavano gli uccelli prima dell’invenzione del telefono?

Da questo banale interrogativo, ho cominciato a considerare come ogni invenzione, e nel caso specifico quella del telefono, abbia modificato l’ambiente intorno a noi e abbia cambiato di conseguenza il comportamento e lo stile di vita di tutti gli esseri viventi.

Immersi nella rete e nel numero di contatti Facebook e Twitter, ormai profondamente dipendenti dal cellulare, siamo ancora capaci di ricordare che una volta esisteva un telefono, un apparecchio che inizialmente era attaccato al muro di casa?


Dall’alfabeto Morse al linguaggio digitale

Il modo di comunicare è decisamente cambiato nel corso degli anni. Il primo vero grande balzo tecnologico è stata l’invenzimmagine codice morseione del codice Morse, che per la prima volta ha permesso la trasmissione di informazioni da un capo all’altro dell’oceano. Da lì in poi ha assunto fondamentale importanza l’invenzione del telefono (che ha permesso anche di parlare) e la sua evoluzione. Invenzione quest’ultima datata 1871 e attribuita, in seguito a varie rivendicazioni di paternità, al fiorentino Antonio Meucci. Nato anzitutto come oggetto pubblico, tra posti telefonici pubblici e cabine, il telefono è diventato prima semi-privato (uno ogni due famiglie), poi familiare e infine personale. I nostri nonni comunicavano solamente coi loro vicini; oggi invece abbiamo accesso a tutta l’umanità e i cellulari diventano social network. Una volta si scriveva pochissimo e si parlava molto, oggi scriviamo tantissimo ma ultra-semplificato. C’è una fretta nel comunicare piuttosto che una cura nel farlo. Seppur la corrispondenza sia stringata, veloce, immediata, come sarebbe senz’altro piaciuto ai futuristi, gli SMS, in un’epoca storica di declino della corrispondenza epistolare, hanno conferito nuovamente valore alla parola scritta.

immagine linguaggio digitaleLa cultura del telefono, diffusa inizialmente soprattutto negli Usa, rese meno isolata la vita nelle fattorie e mutò i metodi della distribuzione commerciale, le pratiche mediche, la vita politica e il giornalismo. Modificò anche le abitudini sociali, non ultime quelle delle donne, che presto iniziarono ad apprezzare la chiacchierata telefonica. Come scriveva Marcel Achard ne “L’amore non paga”, del 1963:

Un ottimista è colui che crede che una donna abbia terminato la sua conversazione telefonica solo perché ha detto: ”Allora ti saluto…”.

Il telefono viene riconosciuto, quindi, anche come strumento di socialità. Non si tratta più di un oggetto effimero, bensì di un’invenzione tecnologica destinata a durare e a evolversi senza sosta.


Dalla cornetta al telefono senza fili

immagine cornetta cellulareDal telefono fisso si è passati, nel 1910, alla telefonia mobile in auto, per arrivare al Brick Phone, il primo cellulare presentato ufficialmente nel 1985. Il telefonino che abbiamo in tasca ne ha fatta di strada: da un dispositivo pesante “solo” 1.130 grammi, senza display e senza ulteriori funzioni se non quelle di parlare, ascoltare e comporre il numero. si è giunti al cellulare su misura, potendo infatti optare, oggi, tra varie tipologie di design (slider, clamshell, candybar…) e differenti funzioni.

Anche la moda ha influenzato notevolmente il settore della telefonia, per cui si arriva alla produzione di opere uniche, più simili a gioielli di altissimo valore piuttosto che a un semplice strumento di comunicazione.

Anche se si tratta soltanto di informazione e tecnologia fuse insieme, il cellulare assume un valore incomparabile. Questo apparecchio rende chi lo possiede capace di parlare con chiunque, in ogni parte del globo. Infatti, meno di 20 anni fa, era impensabile chiamare qualcuno per dirgli “Pronto, dove sei?”. Nell’epoca che stiamo vivendo invece, qualsiasi sia la parte del mondo in cui ci troviamo, siamo tutti a portata d’orecchio! Se sentite un trillo di cellulare sul tetto del mondo, non significa che siete a corto di ossigeno, ma che qualcuno vi sta telefonando anche lassù. Nel 2007, infatti, China Telecom ha installato un’antenna anche sul monte Everest.


È un mondo di cellulari!

La diffusione della telefonia mobile è quindi ormai planetaria. Inizialmente si pensava che l’arrivo del cellulare attecchisse soltanto presso gli italiani, noti esibizionisti sempre un po’ sopra le righe, e invece il telefonino ha conquistato proprio tutti, anche l’austero Nord del mondo. Persino gli svizzeri, compassati tradizionalisti, ne sono diventati fruitori fanatici. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite sono 4 miliardi e 100 milioni le persone che oggi possiedono un cellulare, pari al 61% della popolazione mondiale. Questa esplosione di cellulari, soprattutto nei Paesi poveri, è dovuta al fatto che spesso, soprattutto per ragioni di costo, si preferisce puntare sulla telefonia mobile bypassando le linee fisse tradizionali.

Nel film di Woody Allen del 1972 “Provaci ancora Sam”, il manager Dick, ossessionato dalla reperibilità, recitava:

George, se hai bisogno di me puoi trovarmi a questo numero: 3629296, ancora per un po’.
Poi sarò al 6480024, per circa quindici minuti. Poi mi troverai al 7520420, poi andrò a casa, al 6214598.
Si, esatto, George. Arrivederci.

In altri film si può assistere alla scena in cui qualcuno entra in un bar e chiede: “Scusi, posso fare una telefonata?”

Oggi questi episodi ci fanno sorridere perché la comunicazione “facile”, quando e dove vuoi, è ormai un’abitudine ed è parte integrante della nostra vita. Al giorno d’oggi si può fare una chiamata davvero in qualunque circostanza e, talvolta, rischiando anche di infastidire chi ci sta intorno. Ad esempio, viaggiando in treno, capita spesso di assistere a conversazioni telefoniche che spaziano dai tradimenti al lavoro, in una totale mancanza di riservatezza.

A tale proposito, dalla seconda metà degli anni novanta, quando il cellulare smise di essere uno status symbol e si diffuse enormemente, nacque spontaneamente una sorta di galateo. Delineo qui di seguito alcune regole.

È considerata maleducazione:

  1. avere suonerie con un volume eccessivo;
  2. telefonare in modo che alle persone intorno riesca difficile sottrarsi all’ascolto involontario;
  3. non spegnere il telefonino in luoghi di culto o altri luoghi pubblici, che non ne consentono l’uso senza arrecare disturbo agli altri.

L’utilizzo del cellulare, inoltre, è vietato alla guida poiché allunga pericolosamente i tempi di reazione.

Purtroppo, l’italiano viene spesso identificato come colui che usa il telefono in maniera smodata: lo stereotipo più comune è quello dell’autista del pullman che usa contemporaneamente due cellulari parlando in pubblico, ad alta voce, di fatti personali.


Telefonia al servizio dell’uomo…

Grazie alla continua evoluzione tecnologica, sono nati degli usi speciali legati ai cellulari. In questi casi, il telefono senza fili diventa utile non solo per la comunicazione, ma anche per ovviare a problemi della vita reale. Tramite SMS vengono segnalate, ai disabili, le barriere architettoniche presenti sulle strade, e i tragitti di più facile percorrenza. È nato nel 2005 il Vodafone Speaking Phone: un cellulare per non vedenti che utilizza un linguaggio gestuale, e ha un traduttore portatile incorporato. Nel 2006, a Padova, è entrato in funzione il servizio SMS di soccorso sordomuti, mentre a Parigi, nello stesso anno, è nato il MOBITransvia SMS, una guida per i non vedenti in metro. Questi sono solo alcuni dei servizi utili offerti dal cellulare.

…e l’uomo prigioniero della telefonia

La linea mobile ha già spedito in pensione le vecchie cabine telefoniche; presto, forse, spariranno anche gli immagine telefono + catenaorologi da polso. Il cellulare li sostituisce egregiamente: oltre a segnare l’ora, infatti, fa da cronometro e da sveglia. Ma non solo: questo dispositivo funge altresì da videogioco, rubrica, calcolatrice, macchina fotografica, videocamera, talvolta quotidiano e computer. Gran parte di questi “vecchi” accessori vengono, quindi, oscurati dai cellulari di ultima generazione, diventati ormai un oggetto completo e irrinunciabile.


Se qualche anno fa la domanda: “ma fa anche il caffè?” non poteva che avere intenzioni ironiche, oggi potremmo trovarci di fronte a un telefonino che, il caffè, lo fa davvero.

Maria Gabriella Depalo

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Maria Gabriella Depalo

Mi chiamo Maria Gabriella Depalo, sono nata in piccolo paesino del nord barese affacciato sul mare e sono laureata in Informatica.
Sono la "scienziata" del gruppo e mi dedicherò principalmente ad argomenti di tipo scientifico/tecnologico.
Spero vivamente di riuscire a coinvolgervi tutti nelle mie passioni.
Potete contattarmi scrivendo a: mg.depalo@inchiostrovirtuale.it