Sultano del Brunei
Il 3 aprile sono entrate in vigore, nello Stato del Brunei, le contestate misure che prevedono la lapidazione per l’adulterio e i rapporti omosessuali fra uomini, in applicazione della sharia.

Il Sultano del piccolo Stato islamico del Brunei, dove i due terzi dei 420mila abitanti sono di religione musulmana, ha introdotto la pena capitale come parte dell’attuazione, fortemente criticata, di un nuovo codice penale basato sulla sharia, avviato nel 2014.

Nel Brunei l’omosessualità era già un reato punibile con pene fino a 10 anni di reclusione; è anche vietato il consumo di alcol, viene multato chi non va alla preghiera del venerdì e, addirittura, nel 2015 il Sultano Hassanal Bolkiah aveva vietato i festeggiamenti natalizi, introducendo pene fino a cinque anni di carcere per chi avesse addobbato alberi, indossato croci e simboli religiosi.

Il nuovo codice si applica a tutti i musulmani che abbiano raggiunto la pubertà, anche se alcune misure coinvolgono anche i non musulmani.

Reati come lo stupro, l’adulterio, la sodomia, la blasfemia e la rapina ora avranno, come massima pena, la condanna a morte. I rapporti lesbici verranno, invece, puniti con un massimo di 40 frustate e dieci anni di carcere. Per il furto sarà prevista l’amputazione degli arti.

L’introduzione di queste nuove disposizioni ha scatenato le reazioni dei gruppi a sostegno dei diritti umani.

Amnesty International ha parlato di “sanzioni profondamente sbagliate” e legge da “fermare immediatamente”, sottolineando come:

Rapporti consensuali tra individui dello stesso sesso non dovrebbero neanche essere considerati reato. (Rachel Chhoa-Howard)

Le associazioni per i diritti umani e per la difesa della comunità Lgbt hanno chiesto, rispettivamente all’Università di Oxford e alla Regina Elisabetta, di revocare la laurea ad honorem conferita al Sultano e di togliergli tutte le onorificenze.

George Clooney ha invitato a boicottare gli hotel di lusso che fanno capo al sultano del Brunei, tra i quali il Dorchester di Londra, il Beverly Hills Hotel e l’Hotel Bel-Air di Los Angeles, il Principe di Savoia di Milano e l’Hotel Eden di Roma:

Ogni volta che noi soggiorniamo in questi hotel mettiamo soldi in tasca a uomini che hanno scelto di lapidare a morte la propria gente per il fatto di essere gay o accusati di adulterio. Vogliamo davvero contribuire a pagare per queste violazioni dei diritti umani? Ho imparato negli anni che non si riesce a influenzare questi regimi assassini ma che si possono influenzare le banche, i finanziari e le istituzioni che fanno affari con loro e che preferiscono girarsi dall’altra parte.

Numerose aziende e società finanziarie, dalla Deutsche Bank alla Virgin di Richard Branson, dal gigante dell’immobiliare Knight Frank all’English National Ballet, hanno aderito immediatamente all’iniziativa; il Financial Times ha annullato una conferenza che doveva svolgersi nel centro congressi dell’hotel e ha messo la notizia del boicottaggio in prima pagina e TripAdvisor ha sospeso le recensioni del Dorchester sul suo sito.

L’obiettivo è colpire economicamente il Sultano, ma il rischio è che ci rimettano nell’immediato esclusivamente i dipendenti degli alberghi.

L’ONU ha definito il nuovo codice penale “crudele e inumano”, ma il Sultano ha difeso le proprie scelte in quanto suo “diritto sovrano”. Successivamente dal Brunei sono state avanzate maldestre giustificazioni, come:

La necessità di salvaguardare la sacralità della discendenza familiare e il matrimonio tra i singoli musulmani. 

Sottolineando che:

La lapidazione dei gay sarà rara.

Il Parlamento Europeo ha votato a favore di una risoluzione formale nei confronti del Brunei.

Nessun crimine giustifica un’amputazione o una tortura, per non parlare della pena di morte. E nessuna persona dovrebbe essere punita per aver amato qualcuno. Questo non può mai essere interpretato come un crimine. (Federica Mogherini)

Peccato che alla richiesta del congelamento dei beni, del divieto di visto e dell’inserimento in una lista nera dei 12, ormai celebri, hotel occidentali di proprietà della Brunei Investment Agency, l’accordo non sia stato trovato.

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