San Marco

Dopo aver girovagato per gli altri cinque sestieri (Cannaregio, Castello, Dorsoduro, Santa Croce, San Polo), ossia i “quartieri di Venezia”, siamo giunti a quello più conosciuto: San Marco, il cuore della Serenissima!

Piazza San Marco

Piazza San Marco è il cuore nel cuore, il luogo che, senza alcun dubbio, maggiormente rappresenta la Serenissima. Dai tempi della fondazione della città è il teatro dei grandi avvenimenti, il luogo in cui si celebrano le feste ed i momenti più importanti per i veneziani. È anche l’unica piazza di Venezia, perché nel resto della città si trovano solo campi, campielli e calli.

La struttura della piazza è formata da tre aree: la Piazza, la Piazzetta San Marco e la Piazzetta dei Leoncini, a sinistra della Basilica. La Piazza propriamente detta è compresa tra le Procuratie Napoleoniche, Vecchie (costruite dal 1495 al 1517), Nuove (1640) e Nuovissime (1807).

Piazza San Marco

Forse non sapete che originariamente la zona era un grande orto, attraversato dal rio Batario, che congiungeva il rio del Cavalletto e quello della Zecca. Il Batario fu interrato nel 1156, per decisione del doge Viatale II Michiel.

Il Palazzo Ducale, che allora aveva la classica forma del castello medioevale, con alte torri a difesa delle mura, era completamente cinto da un canale che ne proteggeva l’accesso. Nella zona dell’attuale piazzetta vi era un bacino adibito per il carico e lo scarico delle merci.

Con l’avvio dell’edificazione della Basilica, in seguito all’arrivo delle reliquie di San Marco nell’828, l’area iniziò ad essere il centro delle attività politiche e sociali di Venezia. Le principali conquiste venivano proprio celebrate in Piazza San Marco e furono:

  • Cipro, che fu un territorio di Venezia dal 1489 al 1571, grazie al matrimonio tra Caterina Cornaro e Giacomo II di Lusignano, re di Cipro;
  • Candia era il nome della principale città dell’isola di Creta, che fu la principale colonia veneziana nel Mediterraneo per oltre tre secoli, dal 1204 al 1648;
  • Morea, il Peloponneso dei giorni nostri, sotto la dominazione veneziana dal 1685 al 1715, quando i Turchi riconquistarono il territorio.

I simboli della Repubblica di Venezia

Proprio davanti alla Basilica, si trovano tre pili portabandiera cui di solito nessuno presta attenzione, ma che sono sempre stati lì, come testimoniano gli innumerevoli dipinti dei tanti artisti che hanno ritratto la piazza.

Sulle tre aste ora sventolano le bandiere di Venezia, dell’Italia e dell’Europa, in realtà rappresentano i tre simboli dei regni conquistati dalla Repubblica Serenissima, già succitati: Cipro, Candia e la Morea.

I Pili in Piazza San Marco

Durante il periodo napoleonico i pili stavano per essere abbattuti, ma dopo lunghe discussioni si decise di lasciarli al loro posto e trasformarli nei simboli della Libertà, della Virtù e dell’Uguaglianza.

Le colonne

Se dalla Piazza si guarda verso l’isola di San Giorgio, si trovano due colonne altissime, che hanno sulla sommità due statue rappresentanti il leone di San Marco e San Teodoro.

Le due Colonne

  • La colonna di San Teodoro presenta sulla sommità la statua, in marmo, del primo santo protettore di Venezia.
  • La colonna di San Marco mostra sulla cima una scultura del leone di San Marco, che guarda verso il mare e verso i domini della Repubblica Serenissima.

Le colonne, in granito, arrivarono a Venezia dall’Oriente nel XII secolo e da quasi mille anni si trovano nella piazza. Avrebbero dovuto essere tre, ma quella mancante venne persa assieme alla nave che lo trasportava.
Lo spazio tra le colonne era un luogo di esecuzioni, dove i corpi dei condannati, una volta uccisi, venivano appesi a testa in giù.

Il Campanile

Il Campanile di San Marco, chiamato dai veneziani “el paròn de casa” (il padrone di casa), è uno dei simboli storici di Venezia. Alto poco meno di cento metri, è situato in un angolo della piazza, proprio di fronte alla Basilica.

Un po’ di storia

Campanile di San MarcoLa costruzione del Campanile fu voluta dal doge Pietro Tribuno tra l’888 e il 912 e terminò nel XII secolo, sotto il doge Domenico Morsoni. L’aspetto definitivo del campanile, però, fu raggiunto solo nel XVI secolo, quando l’architetto Bartolomeo Bon guidò i lavori di restauro, avviati in seguito al danneggiamento provocato da un fulmine nel 1489 e dal terremoto che interessò la laguna nel 1511. Fu solo nel 1776 che, finalmente, il campanile di Piazza San Marco venne dotato di un parafulmine.

Il restauro interessò sia la cella campanaria, ricostruita interamente in marmo, sia l’attico sovrastante, sul quale furono poste le sculture del Leone di San Marco e di Venezia. I festeggiamenti per la fine del restauro si chiusero il 6 luglio 513, con la posa della statua in rame dorato raffigurante l’Arcangelo Gabriele, realizzata da Luigi Zandomeneghi. La statua è posta su una piattaforma rotante, in modo da svolgere la funzione di anemometro (segnavento).

Ma non è stata l’unica ricostruzione del Campanile! All’inizio del mese di luglio del 1902 fu segnalata un profonda crepa nella parete nord della struttura. La segnalazione fu ignorata e la fenditura si allargò giorno dopo giorno, fino a causare il crollo di una parte del Campanile, il 14 luglio.

La loggetta ai suoi piedi fu completamente distrutta e un angolo della libreria del Sansovino fu travolta dalle macerie. I lavori di ricostruzione iniziarono immediatamente e il nuovo Campanile venne inaugurato il 25 aprile del 1912, in occasione della festa del Santo Patrono.

Le campane e i loro nomi

Le campane nel vecchio campanile erano in origine sei. Il campanone di Candia o maggiore, che suonanava in armonia con le altre campane, cadde e si distrusse nel 1722.

una delle campane di San Marco

Dopo il crollo del 1902, i resti delle campane furono fusi e riutilizzati per dar vita a quelle nuove, donate alla città dal Papa Pio X. Ognuna delle cinque campane aveva, ed ha tuttora, un nome legato all’occasione in cui veniva suonata.

  1. La Marangona, la campana maggiore. Veniva suonata all’inizio e alla fine dell’orario di lavoro dei marangoni (carpentieri dell’Arsenale) e delle sedute del Maggior Consiglio. È anche l’unica campana salvatasi dal crollo.
  2. La Nona, invece, segnava e segna ancora il mezzogiorno, oltre che il termine utile per spedire la posta a Rialto.
  3. La Trottiera, la cui funzione era di richiamare per la seconda volta i nobili che dovevano partecipare alle riunioni del Gran Consiglio. Quando questa suonava, i cavalli venivano messi al trotto, perché si era in evidente ritardo per la riunione.
  4. La Pregadi (detta anche Mezza Terza) annunciava le riunioni dei Pregadi, i membri componenti il Senato della Serenissima Repubblica.
  5. La campana del Maleficio (o Renghiera), così detta poiché i suoi rintocchi indicavano che una esecuzione capitale era in corso.

La Basilica di San Marco

La Basilica di San Marco è un pezzo di oriente in Italia. Ispirata alla Chiesa dei Dodici Apostoli di Costantinopoli, fu costruita a partire dal 1063 sul luogo dove si trovava la prima, e poi la seconda, chiesa dedicata a San Marco, distrutta da un incendio. Il corpo del Santo, infatti, era stato portato a Venezia già nell’828, dopo essere stato trafugato ad Alessandria d’Egitto da due mercanti veneziani.

Basilica di San Marco

Lunga 76,5 metri e larga 62,60, raggiunge un’altezza massima di 48 metri a causa della particolare natura di Venezia, costruita su un fondo sabbioso, per cui si preferiva costruire edifici più leggeri e col peso meglio distribuito. All’esterno è ancora visibile uno dei mosaici originari, che rappresenta l’ingresso del corpo nella Basilica, e le copie dei cavalli di bronzo razziati dai veneziani all’Ippodromo di Costantinopoli durante la IV crociata.

Sempre dal saccheggio arrivano i “Tetrarchi“, il blocco di porfido rosso dell’altezza di circa 130 centimetri con le figure dei “tetrarchi“, ovvero i due cesari e i due augusti. I veneziani li chiamano “i quattro ladroni” perché, secondo la leggenda, sarebbero quatttro ladri sorpresi da San Marco mentre rubavano il tesoro custodito all’interno della Basilica e che furono, per questo motivo, pietrificati e murati accanto alla porta.

L’iconostasi

Nelle chiese bizantine l’iconostasi è una transenna che serve a separare il presbiterio dalla navata. In San Marco c’è una straordinaria iconostasi, opera dei fratelli veneziani Pierpaolo e Jacobello dalle Masegne, formata da 14 statue in marmo raffiguranti i Dodici Apostoli con la Vergine e San Marco.

Iconostasi

Le sculture sono in marmo bianco, ma hanno una colorazione bruna dovuta alle candele che, nel corso dei secoli, venivano accese tra le figure.

Il Ciborio

Al centro del presbiterio della basilica c’è il ciborio, che racchiude l’altare maggiore dove è conservato il corpo di San Marco. Il ciborio, di marmo verde antico, è retto da quattro colonne decorate con ben novanta scene, con episodi della vita della Vergine e di Gesù, commentate da un’iscrizione e tratte da episodi dei vangeli canonici e apocrifi.

La Pala d’Oro

Il termine “pala”, discendente dal latino “palla” (stoffa), indica il fregio posto dietro l’altare per abbellire la zona riservata al rituale. Quella posta sull’altare maggiore della Basilica di San Marco è una delle più belle al mondo, finemente ricamata e ornata con oro e argento. La Pala fu ordinata dal doge Ordelaffo Falier nel 1102 e raffigura, oltre al Cristo e al Doge che l’ha commissionata, scene dell’Antico e del Nuovo Testamento.

la Pala d'oro

Sin dalla sua creazione, la Pala viene aperta solo per le feste liturgiche della Basilica, mentre negli altri periodi dell’anno resta coperta da una pala detta “feriale”, composta da un dipinto su legno, che la ricopre interamente. La copertura visibile oggi è stata lavorata nella prima metà del Quattrocento da un maestro tardogotico.

I Mosaici

Più di 8.000 metri quadrati di mosaici decorano l’interno a croce greca con cinque cupole. I mosaici raccontano storie tratte dalla Bibbia, figure allegoriche, episodi della vita di Cristo, della Vergine, di San Marco e di altri santi.

Mosaici nella Basilica

Il particolare contrasto tra la luce diffusa nella parte alta e l’oscurità della parte bassa richiama il principio della bipartizione tra zona terrena e ultraterrena, tipica delle costruzioni bizantine. La luce riflessa dai mosaici nella parte superiore dona una connotazione volutamente paradisiaca. La parte bassa invece, appesantita dai marmi e dallo spesso pavimento, rappresenta il mondo terreno.

La Torre dell’Orologio

La costruzione fu deliberata dal Senato di Venezia del 1493, per sostituire l’obsoleto orologio di Sant’Alipio, commissionando la costruzione della complessa macchina a Zuan (Gian) Carlo Rainieri da Reggio, situandola sulla bocca dell’antica Merceria, la via commerciale della città. L’imponente struttura con l’orologio venne aperta al pubblico il primo febbraio del 1499 ed era un vero prodigio di ingegneria meccanica.

Torre dell'Orologio a Venezia

Di straordinaria bellezza e complessità è il sistema delle indicazioni astronomiche, basato sul sistema geocentrico. I movimenti dei pianeti allora conosciuti (Saturno, Giove, Marte, Venere e Mercurio) si succedono sul grande quadrante centrale – 4,5 metri di diametro – mediante cerchi concentrici. Sullo stesso quadrante sono visibili anche le fasi lunari e la posizione del Sole nello Zodiaco.

Alla complessa struttura, si aggiungono i tre Re Magi, preceduti da un Angelo Annunciatore che soffia in una tromba, che si dirigono in processione verso la statua dorata della Madonna e, una volta giunti davanti ad essa, si inchinano.

Il tempo viene scandito da una campana colpita da due statue poste ai lati di essa. Le due sculture rappresentano in verità due pescatori ma, essendo molto scure a causa del materiale utilizzato, sono da sempre soprannominate “Mori“.

Il Temperatore

La leggenda vuole che dopo la costruzione di questa opera monumentale in cui la meccanica, la matematica e la fisica si fondono nell’arte, la Serenissima fece strappare gli occhi ai fratelli Ranieri, per impedirgli di ripetere una simile meraviglia. In realtà Gian Carlo Ranieri fu incaricato dalla stessa Repubblica di occuparsi della manutenzione dell’orologio.

Torre dell'Orologio dettaglio

Nacque così la figura del “Temperatore“, a cui veniva corrisposto uno stipendio e che viveva con la sua famiglia all’interno della torre. Questa figura restò presente nella storia della Torre dell’Orologio fino al 1998, quando la tecnologia ha reso inutile la presenza di questo “manutentore”.

Va detto che la cura e la perfezione della costruzione è tale che non sarà necessario intervenire in modo drastico alla macchina per ben 260 anni.

I restauri

Nel 1759 l’orologio apparve profondamente modificato dai lavori del primo restauro, ad opera di Bartolomeo Ferracina. Oltre all’applicazione del pendolo, gli interventi semplificarono notevolmente il quadrante astronomico.

Un meccanismo a tre settori concentrici sostituì quello dei pianeti, indicando soltanto il movimento della Luna con le relative fasi, la posizione del Sole nello Zodiaco con i mesi e i giorni, e l’ora. Un’altra significativa modifica che Ferraccina apportò riguardava il numero dei colpi inferti dai Mori alla campana, ridotta in modo da battere le ore in cicli di 12, invece di 24.

Torre dell'Orologio - i Mori

Venne inoltre aggiunta una coppia di martelli azionati automaticamente che scandivano, a mezzogiorno e a mezzanotte, 132 colpi, somma dei rintocchi battuti dai Mori. Anche il sistema di uscita dei Magi fu restaurato e inaugurato nel 1759, durante la festa dell’Ascensione.

La seconda opera di restauro, un secolo dopo, fu affidata a Luigi De Lucia che apportò delle modifiche per permettere la visione dei numeri delle ore e dei minuti in grandi dimensioni. Due grandi “tàmbure” (tamburi) furono collocati a tal scopo sulle aperture che, in origine, consentivano la processione dei Magi, ripristinata solo per le feste dell’Ascensione e dell’Epifania.

Palazzo Ducale

Ultima tappa della visita al sestiere San Marco è Palazzo Ducale.

Palazzo Ducale

La sua costruzione ebbe inizio in seguito allo spostamento della sede del Governo dall’isola di Malamocco a Rialto (allora Rivoalto) da parte del doge Angelo Partecipazio, nell’810. Durante il ‘900 il Palazzo fu quasi interamente distrutto da un terribile incendio e la sua ricostruzione fu voluta dal doge Sebastiano Ziani, che ristrutturò totalmente l’intera area occupata dal Palazzo prima della sciagura.

Gli incendi e i rifacimenti successivi hanno quasi completamente cancellato questa fase della costruzione, della quale sopravvivono pochissimi elementi, come i pavimenti in cotto a spina di pesce.

L’aspetto che Palazzo Ducale ha oggi è frutto di lavori che iniziarono intorno al 1340 e si concentrarono sulla costruzione all’interno della quale erano raggruppati gli uffici del Governo, che dovevano essere ampliati per accogliere un maggior numero di partecipanti all’assemblea del Maggior Consiglio. Per la nuova architettura venne scelto lo stile gotico e l’assemblea tenne la prima riunione nella nuova sala nell’anno 1419.

Sala Del Maggior Consiglio

La nuova struttura subì l’ennesimo incendio nel 1574, con il danneggiamento di alcune delle sale del secondo piano nell’ala che affaccia sul canale. I lavori di restauro si prolungarono fino al 1577 quando, appena terminati, ancora il fuoco divorò i dipinti di Pisanello, Alvise Vivarini, Gentile da Fabriano, Bellini, Pordenone, Carpaccio, Tiziano, che decoravano le sale del Maggior Consiglio e dello Scrutinio.

Il Palazzo Ducale fu utilizzato come centro delle attività politiche sia durante la dominazione francese che durante quella austriaca e, con l’Unità d’Italia, il Palazzo è stato nuovamente ristrutturato.

La visita al Palazzo

Dal 1996 il Palazzo Ducale fa parte dei Musei Civici di Venezia.

È praticamente impossibile descrivervi tutto quello che c’è da vedere qui, dalla Sala del Maggior Consiglio, 53 metri di lunghezza per 25 di larghezza che la rendono una delle più vaste d’Europa, alle Prigioni, attraversando il conosciutissimo Ponte dei Sospiri, che collegava le sale in cui si giudicavano gli imputati alle prigioni dove avrebbero scontato la pena, e dove i condannati, passando, sospiravano rivolgendo l’ultimo sguardo a Venezia.

Ponte dei Sospiri

Vi rimando al sito ufficiale, dove troverete tutte le informazioni per organizzare al meglio la vostra visita.

E io, nel frattempo, vi aspetto al prossimo viaggio!
Annalisa A.


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Le Repubbliche Marinare
Amalfi
Genova
Pisa: Piazza dei Miracoli
Pisa: le Mura e Piazza dei Cavalieri
Venezia: la storia
Venezia: i Sestieri

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Written by

Annalisa Ardesi

Giunta qui sicuramente da un mondo parallelo e da un universo temporale alternativo, in questa vita riparo pc e mi occupo di grafica pubblicitaria e comunicazione (che vuol dire tutto e niente). Sono una grammar nazi con la sindrome della maestrina, probabilmente in un’altra vita ero una signorina Rottermeier. Lettrice compulsiva, mi piace mangiare bene, sono appassionata di manga, anime e serie TV e colleziono Lego.
In rete mi identifico col nick Lunedì, perché so essere pesante come il lunedì mattina, ma anche ottimista come il “primo giorno di luce”.
In Inchiostro Virtuale vi porto a spasso, scrivendo, nel mio modo un po’ irriverente, di viaggi, reali o virtuali.
Sono inoltre co-fondatrice, insieme a Jessica e Virginia, nonché responsabile della parte tecnica e grafica del blog.
Mi potete contattare direttamente scrivendo: a.ardesi@inchiostrovirtuale.it