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Il 5G arriverà in Italia nel 2020: la quinta generazione della rete mobile potrebbe cambiare il nostro modo di connetterci a internet in modi che non abbiamo mai immaginato. Ma che cos’è la rete 5G?

L’avvento del 5G, atteso per il 2022, sarà un punto di svolta epocale, quello che consentirà il passaggio alla vera e propria “gigabit society” e che abiliterà la realizzazione delle smart city, delle diverse declinazioni di smart home e delle automobili e dei veicoli a guida autonoma, soltanto per fare qualche esempio. Questo perché consentirà connessioni mobili ad altissima velocità, e con tempi di latenza – quelli che trascorrono tra l’emissione e la ricezione di un comando – sensibilmente più bassi rispetto a quelli offerti dalle reti mobili disponibili al giorno d’oggi. Ogni dispositivo connesso in 5G potrà infatti contare su una velocità di 100 Megabit per secondo in download e di 50 megabit per secondo in upload, con una latenza massima di 4 millisecondi, contro i 20 dell’LTE, che potrebbe ulteriormente essere portata a 1 millisecondo.

immagine 5g3Come funziona il 5G?

Il 5G è la “fifth generation” degli standard per le connessioni da dispositivi mobili, per il quale le prime sperimentazioni sono già state avviate su scala globale da tutti i grandi player delle Tlc, operatori di rete e service provider, spesso alleati per dare vita a servizi e applicazioni che sfruttino al massimo le potenzialità del nuovo standard, offrendo ai loro clienti una user experience semplificata, insieme a prestazioni e servizi finora mai realizzati. Le opportunità commerciali abilitate da questa rivoluzione si preannunciano particolarmente “ghiotte” per gli operatori, che stanno ormai investendo in maniera importante per farsi trovare pronti all’appuntamento del 2022: secondo un recente studio realizzato da Ericsson, il 5G e le sue applicazioni in campo industriale consentiranno agli operatori di telefonia, nel 2026, di accrescere i propri ricavi di una cifra compresa tra i 204 e i 619 miliardi di dollari, corrispondenti a una crescita compresa tra il +12% e il +36% rispetto agli 1,7 trilioni di dollari già stimati per quel periodo.

A partire per primi nella corsa al 5G sono stati gli USA e l’Asia, che oggi si contendono il primato di aree più avanzate nello sviluppo degli standard, dei servizi e dei casi d’uso, ma l’Europa sta tentando di recuperare terreno. Anche in Italia, che è stato il primo Paese UE ad avviare i test anticipando l’action plan poi messo a punto e pubblicato da Bruxelles, le telco e gli operatori di rete hanno iniziato a mettere in piedi le prime sperimentazioni, grazie anche all’iniziativa del ministero per lo Sviluppo economico, che ha messo a disposizione le frequenze per effettuare le sperimentazioni a Milano, Prato, l’Aquila, Bari e Matera.


Breve storia del 5G

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Come “quinta generazione” delle reti di connessione mobili il 5G arriva dopo l’1G, cioè la rete dei telefoni “tacs”, il 2G, o GSM, il 3G (UMTS) e il 4G (LTE).

Se da una parte è “ovvio” che la corsa al 5G coinvolga i grandi operatori di telefonia in tutto il mondo, dall’altra, in questa prima fase pionieristica, un ruolo centrale è giocato dai produttori di hardware, quindi i grandi player dei chipset, da chi dovrà effettivamente realizzare le nuove reti; si pensi a giganti del calibro di Cisco, Ericsson, Huawei o ZTE, e da chi dovrà mettere a punto i servizi per sfruttare al meglio le nuove infrastrutture, quindi i service provider. Ognuno impegnato in importanti attività di ricerca e sviluppo, spesso anche congiunte, sfruttando al massimo le proprie caratteristiche e le proprie competenze.

Il 5G in Italia: l’asta per le frequenze

La procedura per l’assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze, bandita dal Ministero dello Sviluppo economico ed avviata il 13 settembre, si è chiusa il 2 ottobre. Secondo quando rende noto il Mise, le procedure di gara hanno portato a una competizione vivace, conclusasi in 14 giornate di miglioramenti competitivi e con 171 tornate. L’introito raggiunto ha superato del 164% il valore delle offerte iniziali e del 130,5% la base d’asta. Complessivamente lo Stato incasserà dall’operazione 5G 6.550.422.258,00 euro, un valore superiore di oltre 4 miliardi rispetto all’introito minimo fissato nella Legge di Bilancio. Più precisamente, i lotti per la banda 700 MHz FDD hanno raggiunto la quota di 2.039.909.188,00 euro, quelli per la banda 3700 MHz ben 4.346.820.000,00 euro, mentre dalla banda 26 GHz sono arrivati 163.693.070,00 euro. Nessuna offerta è stata fatta per i lotti 700 MHz SDL, per la quale partirà dal 5 ottobre una nuova gara. La competizione, dunque, è stata particolarmente serrata per la banda da 3700 MHz: in questo segmento Telecom Italia si è aggiudicata il lotto specifico (C1) di 80 MHz per 1.694.000.000 euro, Vodafone Italia il lotto generico di 80 MHz per 1.685.000.000. I due blocchi piccoli, da 20 Mhz, sono invece andati a Wind 3 per 483.920.00 e a Iliad per 483.900.000.

Il ministero dello Sviluppo economico ha concesso, il 22 settembre 2017, le autorizzazioni per l’assegnazione del diritto d’uso di 100 Mhz contigui nella porzione di spettro 3.6-3.8GHz per la sperimentazione del 5G in 5 città, che durerà fino al 2020.

  • Vodafone Italia opererà a Milano;
  • Wind Tre Open Fiber a Prato e L’Aquila;
  • Tim–Fastweb–Huawei Technologies Italia a Bari e Matera.

Al di là dell’iniziativa del Mise, inoltre, sono in campo diverse iniziative su tutto il territorio nazionale per prepararsi all’avvento del nuovo standard, come ad esempio quella che a Genova coinvolge il Comune, la Regione Liguria, Liguria digitale, Ericsson e Tim, che hanno creato al great campus degli Erzelli il Digital Lab 5G, per realizzare in città la rete mobile di nuova generazione con un occhio di riguardo per le applicazioni IoT, i cui primi test dovrebbero svolgersi entro la fine dell’anno. Sempre Ericsson è impegnata a Roma con il Campidoglio e Fastweb nel progetto Roma 5G, mentre a Catania è nato, per iniziativa congiunta di Tim e Huawei, il business innovation center dedicato alle applicazioni innovative in campo Internet of Things, dove il 5G giocherà un ruolo da protagonista.

A Torino Tim, in collaborazione con Ericsson e con l’amministrazione comunale, ha acceso nei giorni scorsi la prima antenna a onde millimetriche in 5G, e ha presentato le prime applicazioni: tra le tecnologie messe in mostra per i cittadini ci sono un’auto di serie guidata da remoto, alcuni use cases di turismo virtuale in HD, soluzioni smart city per l’ottimizzazione dei servizi pubblici, esempi di robotica industriale e droni per il monitoraggio ambientale.


Perché il 5G è importante per lo sviluppo dell’IoT?

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Il 5G è il “completamento” ideale dell’ecosistema che consentirà lo sviluppo dell’Internet of Things. La nuova rete mobile consentirà la connessione di un numero di device molto più elevato di quanto non sia possibile oggi, con prestazioni molto più performanti che consentiranno un utilizzo più semplice e sicuro, anche in mobilità, di droni e robot.

Grazie al nuovo standard, inoltre, i dispositivi potranno connettersi a Internet senza utilizzare il wifi, quindi in assenza di una linea fissa: un vantaggio particolarmente importante nel caso, ad esempio, delle auto a guida autonoma o di tutte le situazioni di aree in digital divide o difficili da coprire o eventualmente scoperte dal servizio ultrabroadband fisso. Si tratta, quindi, di una tecnologia che potrà da una parte affiancare quelle già esistenti, come nel caso della smart home, dove a meno di situazioni di digital divide una connessione fissa è presente, e dall’altra potrà estendere l’utilizzo dell’Internet of things in campi dove finora poteva essere più difficoltoso trovare una soluzione, ottimizzando le prestazioni che oggi possono essere ottenute esclusivamente utilizzando l’LTE o il WI-FI.

Se nel mondo delle nuove tecnologie c’è ancora un mondo estremamente promettente dal punto di vista del business, un territorio quasi vergine e in gran parte da esplorare, questo mondo è l’Internet of Things. Un campo in cui il 5G potrebbe essere il fattore che consentirà dall’IoT di decollare definitivamente per raggiungere i grandi numeri che le previsioni prospettano, con il passaggio dagli attuali 20 miliardi di dispositivi connessi ai 76 miliardi ipotizzati dagli analisti per il 2025. Senza contare che la nuova tecnologia potrebbe essere decisiva in settori in cui l’automazione e l’innovazione sta già iniziando a farsi largo, come ad esempio la smart city.

In campo medico, poi, si potrebbe sfiorare la fantascienza: grazie al 5G l’Internet of Things offrirà spunti mai visti prima, grazie all’incredibile velocità di connessione sarà possibile sfruttare un controllo da remoto sempre più affidabile anche per compiti delicati come le operazioni chirurgiche. Le operazioni a distanza potrebbero ben presto diventare una pratica comune in medicina, concedendo al medico di intervenire (per i casi più gravi) tempestivamente dall’ospedale mentre un paziente viene trasportato in ambulanza. Un’innovazione che coinvolgerà tutti i settori, che farà compiere all’umanità un nuovo passo avanti nella definizione di intelligenza artificiale, catapultandoci davvero nella nuova era digitale.


Sono davvero curiosa di vedere cosa ci riserverà il futuro! Alla prossima!

Maria Gabriella Depalo

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