Platini

Pochi giorni fa è uscita la notizia del fermo di Michel Platini. Cerchiamo di capire meglio i motivi di questo provvedimento.

Se un tempo il nome di Michel Platini saltava agli onori della cronaca sportiva, negli ultimi anni l’ex campione francese è sempre più spesso protagonista di quella giudiziaria. Relativamente recente è la sua squalifica (prossima al termine) per un versamento del 2011 da due milioni di franchi svizzeri (1,8 milioni di euro), presentato come il pagamento per una consulenza avvenuta fra il 1999 e il 2002. In questo caso, la tempistica è sospetta soprattutto perché il trasferimento avviene due mesi dopo la controversa assegnazione dei Mondiali 2022 del Qatar (di cui abbiamo già parlato per motivi sempre poco gloriosi), scelta nella quale Platini è stato accusato di avere un ruolo non propriamente limpido. Per questo motivo, la notizia dell’arresto di Platini non aveva sorpreso nessuno. Nonostante questo, è necessario precisare se quello di Platini deve ritenersi un arresto nel senso più comunemente inteso e per quale motivo è stato fermato.

Anzitutto precisiamolo per quelli che si fermano a leggere i titoli: no, Platini non è in gattabuia e non è stato disposto un fermo in quanto imputato di qualche reato (allo stato degli atti); è stato fermato dalla Procura nazionale finanziaria semplicemente in qualità di testimone, come confermato anche dal suo avvocato William Bourdon. Tuttavia l’adozione di questo provvedimento lascia intuire la delicatezza della posizione di Platini. In che situazione è invischiato questa volta Michel?

Anche in questo caso – sorpresa sorpresa! – al centro delle vicende contestate c’è il Mondiale assegnato al Qatar e bisogna nuovamente tornare indietro in un periodo molto vicino a quello del versamento summenzionato. Per la precisione, la data di riferimento è il 23 novembre 2010. In quel momento Platini è presidente UEFA ed anche membro del Comitato Esecutivo della FIFA. È chiaro che il suo peso politico sia enorme in quel momento. L’evento di rilievo che fa cerchiare questo giorno sul calendario alla Procura è il pranzo che si tiene all’Eliseo. Uno dei commensali è proprio “Le Roi”, neanche a dirlo, ed un altro è ovviamente il padrone di casa, l’allora presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy, il vero pesce grosso di quest’indagine. Ci sono anche un altro paio di presenze “istituzionali”, ossia Sophie Dion (consigliera per lo sport) e Claude Guéant (segretario generale al palazzo). Gli invitati a tavola, però, non finiscono qui, perché seduti a tavola ci sono anche Sheikh Tamim bin Hamad al-Thani, attuale emiro (all’epoca principe) del Qatar, e Sheikh Hamad bin Jassim, il suo primo ministro. La provenienza di questi ultimi due dovrebbe far intuire la portata principale di questo pranzo: l’assegnazione dei Mondiali del 2022. Fino a quel momento, Platini aveva sostenuto la candidatura degli Stati Uniti (anche per ragioni politiche: l’assegnazione dei Mondiali del 2018 alla Russia prevedeva una sorta di accordo fra gentiluomini per concedere l’edizione successiva agli USA), ma da quel momento la lancetta della sua preferenza si sposta verso il Qatar. Come riporta il Financial Times, è Joseph Blatter (altra anima linda e pia del calcio mondiale) a riferire di questo cambio di rotta, che Platini giustifica tirando in mezzo proprio Sarkozy e la posizione della Francia.

A questo punto appare evidente come la posizione di Sarkozy sia quella maggiormente a rischio, pur non potendo escludere un futuro ruolo di rilievo anche per Le Roi. Perché a seguito della cena non c’è solo il repentino cambio di posizione di Michel, ma anche il prepotente ingresso dei qatarioti nel calcio francese. Di lì a breve, infatti, il Paris Saint-Germain sarà acquistato dal fondo d’investimento sovrano del Qatar. Non è un caso che la squadra scelta sia proprio il PSG, squadra del cuore di Sarkozy, che ne monitora la situazione economica. All’epoca, infatti, la situazione del club francese era tutt’altro che rosea e la massa debitoria del club parigino lasciava presagire il peggio. Fu solo grazie all’acquisto dei qatarioti, che rilevarono il 70% del club per “solamente” 50 milioni, che fu evitato un destino poco felice per la squadra della capitale francese. Già all’epoca si sottolineò lo stretto rapporto fra Sarkozy e i qatarioti. Da quest’angolazione l’acquisto del PSG sembra essere un tributo pagato per ottenere il sostegno francese alla candidatura del Qatar ai Mondiali del 2022. L’acquisizione del PSG però non è l’unico movimento ad apparire “sospetto” alla luce del pranzo incriminato. I diritti televisivi del campionato francese vengono acquistati da beIN, emittente televisiva che appartiene allo stesso fondo qatariota e che è diretta da Nasser Al-Khelaifi. I movimenti sospetti, però, vanno oltre il mondo del calcio, con Qatar Airways che effettua alcuni importanti investimenti in Airbus.

Possiamo tranquillamente credere alle coincidenze o a semplice manovre lecite. Tuttavia, pur mantenendo una posizione garantista (di cui tanto si abusa di questi tempi), alla luce anche di vicende pregresse, è necessario approfondire le indagini per verificare che nel mondo del calcio non si sia aggiunto l’ennesimo ammasso di letame che tanto ne mina la credibilità.

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