Parigi copertina

Avevate in programma di visitare Notre Dame a Parigi in un futuro prossimo? Purtroppo non sarà possibile. Ciò non toglie che, come disse Enrico di Navarra, “Parigi val bene una messa”. Quindi bando alle ciance e… destinazione Paris!


Curiosità: l’espressione “Paris vaut bien une messe” significa “vale la pena sacrificarsi per ottenere uno scopo alto” e risale alla fine del ‘500 quando la Francia era devastata da una terribile guerra civile. Il conflitto è conosciuto come la guerra dei “tre Enrichi”: Enrico di Navarra, alla guida degli Ugonotti che erano di religione protestante; Enrico di Guisa, con la Santa Lega che era cattolica; Enrico III, che era il re di Francia in carica.

Alla fine della sanguinosa guerra vinse Enrico di Navarra, che abiurò il calvinismo per il cattolicesimo pur di conquistare Parigi, nella quale fu incoronato re nel 1594. Si dice che, prima di farsi cattolico, abbia pronunciato appunto la celebre frase “Parigi val bene una messa” perché disposto a rinunciare alla sua religione pur di diventare Enrico IV, nonché primo re appartenente al ramo dei Borboni.


Non solo Notre-Dame

Sappiamo bene quanto e cosa rappresenti questa splendida cattedrale, sia dal punto di vista artistico, che storico e religioso. La bella notizia è che, nonostante l’incendio che l’ha devastata pochi giorni fa, la struttura e buona parte delle opere si sono salvate dalla furia distruttrice delle fiamme.


Volete sapere di più su Notre-Dame de Paris? Leggete gli articoli di Cristina e Serena!


L’altra buona notizia è che, a Parigi, c’è molto, molto altro da vedere, per cui vale davvero la pena organizzare un viaggio in questa splendida capitale europea. Ora, se non ci siete mai stati, è quasi d’obbligo visitare alcuni luoghi come la Tour Eiffel, il Louvre o Montmartre, ma, come al solito, mi permetto di suggerire delle mete alternative, che, a mio parere, possono far ugualmente apprezzare questa metropoli.

Pronti per un programma un po’ fuori dagli schemi classici?

Parigi sotterranea

C’è una Parigi proprio sotto i vostri piedi!

Passando dall’ambiente esterno a quello delle Catacombe, il visitatore compie un viaggio a ritroso nel tempo, percorrendo quasi 45 milioni di anni e attraversando una serie di strati rocciosi fino ad uno strato di calcare corrispondente ad un periodo geologico detto “Luteziano”. Tale periodo, che è stato precisamente identificato nelle Catacombe, deriva il proprio nome da quello romano di Parigi, Lutetia Parisiorum. I calcari del Luteziano forniscono una pietra da taglio di ottima qualità, comunemente detta “pierre de Paris” (pietra di Parigi).

Tuttora queste cave costituiscono una piccola parte del labirinto vero e proprio, che si estende sotto la città su circa 800 ettari, più esteso ancora della stessa metropolitana, per darvi un termine di paragone.

Mappa Catacombe del 1857 Parigi
Mappa Catacombe del 1857

La storia delle Catacombe di Parigi risale alla fine del XVIII secolo, quando i principali problemi di salute legati ai cimiteri della città portarono alla decisione di trasferire i loro contenuti sottoterra.
Le autorità parigine scelsero un sito facilmente accessibile, situato al di fuori della capitale: le vecchie cave di Tombe-Issoire, sotto la piana di Montrouge. Le cave erano state sfruttate a partire dal XIII secolo, quando la costruzione del Louvre, di Notre Dame e dei bastioni richiese un’ingente quantità di pietra, che i parigini trovarono scavando sotto la città.

Lo sviluppo del sito e l’organizzazione dei trasferimenti ossei furono affidati a Charles-Axel Guillaumot, ispettore al servizio dell’Ispettorato generale delle carriere di Parigi. Questo servizio, istituito il 4 aprile 1777 da Luigi XVI, aveva la missione di monitorare e consolidare le cave abbandonate, in seguito a una serie di gravi crolli del suolo di Parigi nella metà del XVIII secolo.

L’ossario parigino

Le prime evacuazioni si svolsero dal 1785 al 1787 e toccarono il più importante cimitero di Parigi, il Saints-Innocents, precedentemente dismesso nel 1780 dopo un uso consecutivo di quasi dieci secoli. Sepolture e fosse comuni furono svuotate, il tutto al calar della notte per evitare le reazioni ostili della popolazione parigina e della Chiesa.

Catacombe di Parigi

I trasferimenti continuarono dopo la Rivoluzione fino al 1814 con la rimozione dei cimiteri parrocchiali nel centro di Parigi come Saint-Eustache, Saint-Nicolas-des-Champs e il convento di Bernardins. Ripresero ancora nel 1840 durante i lavori di urbanistica di Louis-Philippe e durante i siti Haussmanniani dal 1859 al 1860. Il sito viene definitivamente consacrato come “ossario municipale” il 7 aprile 1786, dal 2002 le Catacombe fanno parte del Museo di Storia Naturale di Parigi.

Fra i sei milioni di resti, ci sono le spoglie mortali di numerosi personaggi illustri. Fra i più famosi troviamo lo scrittore François Rabelais, (1494-1553), autore di “Pantagruel” e “Garagantua”; i favolisti Jean La Fontaine (1621-1698) e Charles Perrault (1628-1703); il pittore barocco Simon Vouet (1590-1649); l’architetto Salomon de Brosse (1571-1626) che lavorò anche al Palazzo di Lussemburgo.

Accesso alle Catacombe di Parigi

I tumulti e le rivolte della Rivoluzione Francese provocarono moltissime vittime, gran parte delle quali vennero sepolte qui. Accanto a cittadini comuni, le Catacombe ospitano i resti delle guardie svizzere cadute il 10 agosto 1792, a difesa del palazzo delle Tuileries, del padre della chimica Antoine-Laurent Lavoiser (1743-1794), dei rivoluzionari Georges Jacques Danton (1759 – 1794) e Maximilien de Robespierre (1758 – 1794), tutti e tre ghigliottinati.

Nelle Catacombe ci sono 131 gradini da scendere e 112 gradini da salire: sono situate a 20 metri di profondità e sono unicamente accessibili tramite una scala. La visita dura circa 45 minuti e l’ingresso si trova nel quartiere di Montparnasse, in avenue du Colonel Henri Rol-Tanguy, 1.
Essendo molto visitate, vi consiglio di prenotare il biglietto in anticipo, tramite il sito ufficiale.

Il Père Lachaise

Restando in tema “sepolture”, come non citare il cimitero civile più grande e più famoso di Parigi? Situato nel XX arrondissment, il cimitero richiama circa 3 milioni di visitatori ogni anno, complici le numerosissime tombe illustri presenti.

cimitero Père Lachaise
Veduta aerea

Per questioni di salubrità dell’aria, le autorità dell’età napoleonica decisero di vietare la tumulazione dei cadaveri all’interno dell’area urbana (in genere, i defunti erano sepolti nelle chiese oppure nei campisanti dietro le stesse): vennero quindi progettati e realizzati cimiteri al di fuori della cerchia cittadina e Père Lachaise fu il primo sito a essere realizzato (aperto nel 1804), nella zona est della città, seguito nel tempo dal cimitero di Passy (1820), Montparnasse (1824) e Montmartre (1825).

Il nome deriva dal proprietario delle terre su cui il cimitero sorge, il gesuita François d’Aix de La Chaise, confessore di Luigi XIV. Dall’estensione iniziale di 17,58 ettari si è gradualmente arrivati, tramite più ampliamenti, a quella attuale, di 43,93 ettari, su cui ci sono circa 70.000 tombe e 5.300 alberi che contribuiscono a rendere unica l’atmosfera, a metà strada fra il romanticismo e il macabro.

Inizialmente il nuovo cimitero fu visto con scetticismo dai parigini, per via della sua collocazione collinare, tanto che nel 1815, a 10 anni dall’apertura, si contavano solo 2000 tombe. Per incentivare i cittadini, soprattutto quelli più facoltosi, a farsi seppellire qui, le Autorità decisero di trasferire le spoglie di personaggi famosi, rendendo così il luogo più appetibile.

I primi trasferimenti riguardarono le tombe dei leggendari innamorati Abelardo ed Eloisa, dello scrittore Molière e del favolista Jean La Fontaine (XVII secolo). L’idea “pubblicitaria” si rivelò brillante: nel 1830 le tombe presenti divennero 33.000 e ben presto si fecero urgenti gli interventi di ampliamento.

Le tombe… dei famosi!

Oggi sono tantissime le personalità di spicco qui sepolte:

  • scrittori: Molière (1622-1673), Honorè de Balzac (1799-1850), Marcel Proust (1871-1922), Oscar Wilde (1854-1900), Colette (1873-1954);
  • compositori: Gioacchino Rossini (1792-1868), Vincenzo Bellini (1801-1835);
  • cantanti: Jim Morrison (1943-1971), Edith Piaf (1915-1963);
  • gli amanti Eloisa e Abelardo (XI secolo);
  • pittori: Camille Pissarro (1830-1903), Theodore Géricault (1791-1824), Eugène Delacroix (1798-1863), Jacques Louis David (1748-1825), Georges Seurat (1859-1891), Max Ernst (1891-1976), Amedeo Modigliani (1884-1920);
  • il banchiere James de Rothschild (1845-1934);
  • musicisti: Frédéric François Chopin (1810-1849), Georges Bizet (1838-1875), il pianista jazz Michel Petrucciani (1962-1999);
  • il filosofo Auguste Compte (1798-1857);
  • il favolista Jean La Fontaine (1621-1695) – una parte, alcune ossa si trovano nelle Catacombe, N.d.A.;
  • la famiglia Murat, fra cui Gioacchino (1767-1815), re di Napoli;
  • l’inventore della fotografia Nadar (1820-1910);
  • attori: Yves Montand (1921-1991), Maria Schneider (1952-2011);
  • il poeta Guillame Apollinaire (1880-1918);
  • il soprano Maria Callas (1923-1977);
  • l’antifascista Pietro Gobetti (1901-1926);
  • l’incisore Gustave Dorè (1832-1883);
  • la contessa di Castiglione (1837-1899).

Nel lato sud del cimitero vi è il Muro dei Federati, contro il quale, alla caduta della comune di Parigi nel 1871, furono fucilati 147 comunardi. Nel muro riposano le ceneri di Laura Marx (1845-1911), seconda figlia di Karl e moglie dello scrittore Paul Lafargue (1842-1911), anch’egli sepolto qui.

Saint Sulpice

La chiesa di Saint-Sulpice è una delle più importanti chiese francesi e la seconda per grandezza di Parigi dopo Notre-Dame.
Si trova in Place Saint-Sulpice, all’interno del VI Arrondissement, ed è dedicata a San Sulpizio (o Sulpicio), detto il Pio, vescovo di Bourges dal 624, sebbene in tutto l’edificio non si trovi una statua o un dipinto che lo raffiguri.

Cattedrale Saint Sulpice

I lavori di costruzione della chiesa attuale risalgono al 1645, ma la chiesa sorge sicuramente sui resti di un edificio religioso precedente. Nel 1724, mentre erano ancora in corso i lavori, venne scoperta una lastra tombale risalente al X secolo che ha fatto supporre l’esistenza di una chiesa molto più antica o almeno di un cimitero. Di certo è noto che una cappella preesistente venne abbattuta tra il XII ed il XIV secolo per far posto ad una chiesa vera e propria.

La chiesa attuale sorse a partire dal 1645 su progetto dell’architetto Christophe Gamard, per volere dell’abate di Saint-Germain-des-Prés e del primo parroco Jean-Jacques Olier, che qui vi fondò la Compagnia dei Sacerdoti di San Sulpizio.
Il progetto si dimostrò ben presto inadatto e uno nuovo venne affidato agli architetti Daniel Gittard e Louis Le Vau. Ci vollero circa 130 anni per la sua realizzazione in quanto i lavori venivano spesso interrotti a causa della mancanza di fondi.

All’interno della chiesa sono conservate numerose opere d’arte uniche al mondo realizzate da artisti francesi, tra cui:

  • le acquasantiere scolpite da Jean Baptiste Pigalle;
  • gli affreschi di Eugène Delacroix, tra cui “Lotta di Giacobbe con l’angelo” e “Eliodoro scacciato dal tempio“;
  • la tomba di Jean-Baptiste Joseph Languet de Gergy;
  • una statua della Vergine di Jean Baptiste Pigalle.

La meridiana di Saint-Sulpice

Meridiana in Saint SulpiceAll’interno della chiesa, nella zona del transetto, corre una lunga linea di rame incastonata nel pavimento, che diparte da un obelisco verticale addossato alla parete nord del transetto chiesa. Si tratta di una meridiana astronomica, di cui l’obelisco costituisce lo gnomone; l’opera venne realizzata a partire dal 1727 su commissione dell’allora parroco Jean-Baptiste Languet de Gergy (1675-1750), che intendeva fornire la chiesa di uno strumento che fosse d’ausilio per il calcolo esatto degli equinozi e quindi della data della Pasqua.

Una delle vetrate della chiesa presenta una fenditura che lascia passare un raggio di sole; ogni giorno, a mezzogiorno in punto, il raggio di sole colpisce un punto preciso della linea di rame, determinando così il giorno corrispondente. Ad un’estremità della linea vi è una lastra di marmo quadrata, che viene colpita dal raggio nel punto della massima elevazione del sole, al solstizio d’estate.

La sommità dell’obelisco viene invece colpita quando il sole raggiunge l’elevazione minima, al solstizio d’inverno. Più o meno al centro della linea un disco di rame marca la posizione del sole alla data esatta dell’equinozio di primavera. La realizzazione dello gnomone venne affidata all’orologiaio inglese Henry Sully (1680-1728), e la costruzione si concluse nel 1747, secondo la data scolpita sopra l’obelisco.

Molte speculazioni sono state fatte attorno a questa meridiana, alcune fondate, altre meno. Queste informazioni si sono diffuse grazie al forte impatto mediatico del romanzo di Dan Brown, “Il Codice Da Vinci“, imperniato sulle vicende del Priorato di Sion. I curatori della chiesa si sono dovuti prendere la briga di apporre accanto alla meridiana un foglio esplicativo, nel quale chiarivano gli aspetti della meridiana smentendo in gran parte le affermazioni dello scrittore.


Come avete visto Parigi non è “solo” Notre-Dame, ma è molto altro. Le tre mete che vi ho indicato non sono che una minima parte del patrimonio culturale ed artistico della capitale francese.

Io, come sempre, vi aspetto al prossimo viaggio!
Annalisa A.

Ti è piaciuto? Condividilo!

Written by

Annalisa Ardesi

Giunta qui sicuramente da un mondo parallelo e da un universo temporale alternativo, in questa vita riparo pc e mi occupo di grafica pubblicitaria e comunicazione (che vuol dire tutto e niente). Sono una grammar nazi con la sindrome della maestrina, probabilmente in un’altra vita ero una signorina Rottermeier. Lettrice compulsiva, mi piace mangiare bene, sono appassionata di manga, anime e serie TV e colleziono Lego.
In rete mi identifico col nick Lunedì, perché so essere pesante come il lunedì mattina, ma anche ottimista come il “primo giorno di luce”.
In Inchiostro Virtuale vi porto a spasso, scrivendo, nel mio modo un po’ irriverente, di viaggi, reali o virtuali.
Sono inoltre co-fondatrice, insieme a Jessica e Virginia, nonché responsabile della parte tecnica e grafica del blog.
Mi potete contattare direttamente scrivendo: a.ardesi@inchiostrovirtuale.it