Medicina Tradizionale Africana

Due parole sulla nuova rubrica “Storia della Medicina del Vecchio Mondo”, prima di conoscere la Medicina tradizionale Africana.

Storia della Medicina del Vecchio Mondo

In ognuna delle specie che formano il Regno animale possiamo rintracciare un istinto materno (e a volte paterno), grazie al quale i cuccioli sono protetti fino a quando non sapranno cavarsela da soli. Tale istinto deve esistere affinché la specie vada avanti, ed è codificato nel DNA.

E se ci si ammala? Bè, i soggetti ammalati avranno difficoltà a procacciarsi il cibo, a scappare dai pericoli, e la legge della Natura è inflessibile a tal proposito: combatti, oppure muori.

La compassione verso gli infermi e la volontà di curarli sono comportamenti molto avanzati, e fanno parte dell’essere umano.

La Medicina deriva dalla scelta di andare controcorrente. E possiamo parlare di Storia della Medicina perché i gruppi umani, che si sono succeduti nel tempo e nello spazio, nella loro cultura hanno sempre riservato un posto a due domande: 

Perché ci si ammala? E subito dopo: che fare?

In questa piccola serie vedremo che le culture del Vecchio Mondo, tutto sommato, hanno interpretato la malattia in modo abbastanza simile.

Ci soffermeremo sull’Africa, poi andremo in Asia, e poi torneremo indietro fermandoci in Egitto; saliremo in Medio Oriente, approderemo in Grecia e ce ne staccheremo dopo aver spiato l’Impero Romano; faremo un salto nel mondo degli Arabi e poi ci insedieremo in Europa.

Storia della Medicina tradizionale Africana

“Ti ho fermato per evitare che ti accosti a quel pozzo. Io, mia madre, mia suocera, mia moglie e mia sorella minore, tutti ora abbiamo un occhio solo per aver guardato giù nel pozzo”.
“Davvero?” fece il soldato. “Allora non sapevate nulla del pozzo. C’è un demone là in fondo”.
(I loro occhi uscirono dall’orbita, racconto-dilemma Africano)

Iniziamo il nostro viaggio partendo dall’Africa, perché è la culla della nostra specie. Le popolazioni cresciute in seno al continente Africano si sono adattate agli ecosistemi più diversi; e uno in particolare, il deserto, ha stabilito una sorta di separazione tra le civiltà subsahariane e il bacino del Mediterraneo.

Alcuni popoli ebbero uno sviluppo fiorente ben prima della nostra Era, e questo sviluppo continuò anche nei secoli dopo Cristo: quest’epoca precoloniale vide il sorgere di vari imperi, come l’impero del Ghana, l’impero dei Soso e l’impero del Mali.

L’impero del Mali riuniva in sé i nomadi e i pastori del deserto e le genti della Savana, ma va ricordato soprattutto perché l’imperatore fondò l’Università di Timbuktu e istituì un programma di Medicina pubblica. La tradizione universitaria andò avanti anche nel ‘400 e nel ‘500 durante l’impero Songhai, ma di tutto questo non rimane molto, e la ragione è molto semplice.

Infatti si trattava di espressioni della cultura araba che si erano infiltrate già durante il declino dell’impero del Ghana e l’avvento dell’Islam.

Parleremo della medicina araba più avanti, l’importante è sapere che la medicina tradizionale Africana era un’altra cosa.

Il ruolo del guaritori

Come accade anche oggi la gente comune viveva soprattutto nelle zone rurali, e qui l’Islam non era riuscito a far presa; i popoli si tennero ben strette le loro antiche religioni, per esempio, i Songhai adoravano gli spiriti della natura, che chiamavano hole, e varie divinità, come Dongo (Dio del tuono e del temporale).

Quando ci si ammalava si faceva riferimento ai guaritori, figure dotte sulle proprietà delle piante medicinali e mistiche, perché si credeva fossero un baluardo contro gli spiriti maligni.

Guaritore del Kenia
Guaritore del Kenia (foto: Wikipedia).

Le varie genti dell’Africa erano abbastanza d’accordo sul fatto che gli spiriti maligni potessero causare le malattie, oppure che ci potesse ammalare avendo commesso delle mancanze nei confronti di un antenato, di una divinità, o anche nei confronti della comunità in cui si viveva.

Si guarisce una malattia, ma non si guarisce una cattiva abitudine.
(Proverbio)

Per i guaritori era ugualmente importante lo stato fisico e lo stato morale della persona malata. Una volta formulata una diagnosi bisognava agire in modo da ripristinare l’equilibrio tra l’ambiente interno e l’ambiente esterno. Nel repertorio dei guaritori c’erano l’uso delle erbe per lenire il dolore, i massaggi, l’ipnosi, le preghiere, i sacrifici, e sembra si tramandassero anche dei procedimenti chirurgici.

Le piante della Medicina tradizionale Africana

Esempi di piante del panorama Africano sono:

  • il Baobab, che le genti del Mali chiamano “albero della salute”;
  • la Justicia flava, tossifuga e antifebbrile, e la Momordica balsamina, ipotensiva e dall’azione balsamica.

Le proprietà di queste e altre piante sono state analizzate dall’Università di KwaZulu-Natal (SudAfrica).

Medicina tradizionale Africana
Venditore di piante medicinali africane (foto: alandar.org).

È interessante che in diversi luoghi del Continente sia stata fatta una classificazione delle piante medicinali complessa, basata sulle caratteristiche rituali e culturali,  diversa dalla classificazione botanica occidentale.

“Il malato si lamenterà di dolori articolari, mal di testa e talvolta vertigini, vomito, diarrea, brividi e talvolta febbre. […] Uso i prodotti estratti dall’albero Neem…”
(Terapia della malaria, Kenya)

Un’altra cosa interessante del pensiero Africano è la teoria Yoruba, che parlava di “vermi” e “germi” invisibili capaci di influenze positive o negative sull’uomo e gli animali.

Una Medicina tramandata oralmente

La medicina Africana è forse l’unica di cui parleremo che veniva insegnata e trasmessa oralmente; e questo ha consentito a ognuno dei suoi professionisti di introdurre delle variazioni individuali, essendo il sapere fluido, non cementato nella scrittura. È riuscita ad arrivare fino a noi nonostante i governi coloniali avessero cercato in ogni modo di screditare i guaritori, rendendoli figure al limite della legalità. Ma a che pro? Per due motivi:

  • queste figure non erano soltanto mediche, ma anche religiose, dei potenziali capi rivoltosi;
  • c’era la convinzione etnocentrica dell’inutilità delle tradizioni dei popoli sottomessi.

Tuttora la medicina tradizionale riveste un’importanza fondamentale nelle comunità rurali del Continente, che vivono lontano dagli ospedali e quindi possono fare affidamento solo sui guaritori. Da diversi decenni si sta cercando di trovare un modo per far coesistere la medicina Africana e la medicina occidentale.

La prossima volta andremo in Asia, un altro crogiolo di culture mediche millenarie.

Giada Zanza


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Scritto da:

Redazione IV

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