33 di Marco Ubertini

È da poco uscito in libreria 33 di Marco Ubertini, libro autobiografico. Conosciuto anche come Hube, è un membro del collettivo hip hop romano Brokenspeakers che annovera, tra gli altri, Coez. Ed è proprio Coez a firmare la prefazione, dove presenta il libro come «la rivincita di chi ha toccato il fondo e può ancora raccontarlo».

Hube, che aveva esordito nel mercato discografico nel 2011 con Cuore Matto, ha pubblicato l’anno scorso il suo secondo album, Unabomber. E la musica risuona anche dalle pagine di 33: a capitoli densi e narrativi, si alternano versi e rime. Dopo Gazzelle, troviamo quindi in libreria un altro musicista.


Le 33 storie di Marco Ubertini

Ma non è solo la musica la protagonista di 33 di Marco Ubertini. Potremmo individuarne altre due. La prima è la vernice spray. L’esigenza espressiva di Hube, infatti, non si sfoga solamente scrivendo canzoni ma anche con i tag. In uno dei primi capitoli lo vediamo scalare l’impalcatura di un palazzo fino ad arrivare a lasciare la sua firma sul punto più alto dell’edificio. Più avanti, mentre Roma festeggia l’arrivo del 2000, lo vediamo riempire del suo tag tutti i mezzi dell’Atac nel deposito in zona Ponte Vecchio.

C’è poi una terza protagonista che nulla ha che vedere con l’arte: è l’eroina, una droga che Ubertini scopre da giovanissimo e che lo accompagnerà per tutti e trentatré i capitoli del libro:

Sono morto 33 volte.
33 volte ho avuto di nuovo una vita.
33 sono i giorni che ho attraversato camminando per le strade della mia città.
Ho 33 anni, e queste sono le mie 33 storie.

Storie. Sì, perché mentre la vita di Marco è scandita da musica, vernice spray e droga, attorno a lui scorrono anni complicati ed eventi controversi, come il G8 di Genova, il nuovo millennio e una tardiva ma rinnovata ondata di tossicodipendenza da eroina che l’Europa aveva imparato a conoscere vent’anni prima.


L’eroina: cos’è

Volendo tracciare una breve storia dell’eroina e del suo consumo, si possono osservare almeno due ondate di eroinomania: la prima, sfuggita al controllo dei farmacòlogi ma tuttavia assecondata dalla legge; la seconda, illegale e dai risvolti sociali.

L’eroina fu sintetizzata alla fine del XIX secolo con l’obiettivo di ottenere una molecola capace di sedare patologie respiratorie che imperversavano all’epoca, tra le quali la tubercolosi. Messa sul mercato per la prima volta nel 1899, rapidamente cominciò il suo abuso. Sempre di più, infatti, erano le patologie per le quali era somministrata. Inoltre, i suoi effetti erano più rapidi, intensi e con meno effetti collaterali della morfina, già ampiamente consumata e prescritta. Scoppiò così la prima eroinomania. La sostanza cominciò a essere messa al bando nel 1925, a New York; ci vollero quasi quarantanni prima che fosse vietata in tutti i Paesi del mondo.

Ciò naturalmente non interruppe il suo consumo e i laboratori di produzione clandestina imperversarono. Si arriverà così a una nuova fase dell’eroinomania che, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Novanta, in Europa, avrà i contorni di un vero e proprio problema sociale. Oltre alla produzione illegale e allo spaccio, la dipendenza da questa sostanza, infatti, innescava una serie di altre attività criminali, quali furti e prostituzione, volte a racimolare il denaro necessario per acquistare una dose. Allo stesso modo, la dipendenza era solo la punta dell’iceberg di un insieme di altre patologie che la accompagnavano o ne derivavano. Tra queste, epatiti, cardiopatie e AIDS.


Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino

È proprio in quel ventennio maledetto, in particolare tra il 1974 e il 1977, che si inserisce la drammatica storia di Christiane Vera Felscherinow, raccontata nel bestseller Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino. Il libro, pubblicato nel 1978, è autobiografico ed è il frutto di una serie di interviste che due giornalisti, Kai Hermann e Horst Rieck, rivolsero a una ragazza di quindici anni che tutto il mondo avrebbe poi conosciuto come Christiane F.

Il libro ebbe il merito di sensibilizzare l’opinione pubblica; portò alla luce quanto fosse diffuso e concreto il problema della dipendenza da eroina e su quanto la società fosse impreparata nell’affrontarlo. Non esistevano, banalmente, quelle che oggi definiamo comunità di recupero o, comunque, non c’erano informazione né figure professionali competenti.

Quello che sorprende è che, nonostante il libro di Christiane F. sia stato scritto più di quarant’anni prima di 33 di Marco Ubertini, ha uno stile attualissimo, capace di conquistare anche le generazioni di lettori più giovani. Il fatto che sia stato curato da due giornalisti non deve ingannare: non ha un taglio cronachistico e ha la scorrevolezza tipica di un testo scritto da una penna giovane. È triste e fa riflettere, invece, che nonostante Ubertini sia nato vent’anni dopo la Felscherinow (anch’essa musicista), abbia dovuto fare i conti con lo stesso problema di dipendenza da eroina.

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Scritto da:

Roberto Gessi

Classe 1992, vivo in provincia di Novara e mi occupo di social network, scrittura testi e produzione contenuti per il web.
Ho delle passioni molto semplici: mi piace leggere, scrivere e fotografare. Nel 2020, per La Torre dei Venti, ho pubblicato "La Ragazza Gazzella", il mio romanzo d'esordio.