biblioteca copertina
Da amante della lettura posso dire che non c’è nulla di più sacro di una libreria ben fornita. Per questo ho deciso di dedicare il viaggio di oggi alla scoperta del tempio dei libri per eccellenza: la biblioteca.

Quando si pensa alla biblioteca più antica vien subito in mente quella Reale di Alessandria d’Egitto.

Biblioteca di Alessandria
Come si presentava la Biblioteca di Alessandria nel suo periodo di massimo splendore

Costruita intorno al III secolo a.C. durante il regno di Tolomeo I e Tolomeo II Filadelfo (padre e figlio), questo polo culturale, annesso al Museo (denominato così in quanto tempio dedicato alle Muse), era gestito da un sovrintendente, ruolo di grande autorità, nominato direttamente dal re. Il primo filologo ad occupare tale carica fu Zenodoto di Efeso, conosciuto per l’edizione critica dei poemi di Omero.

resti biblioteca AlessandriaIl sovrintendente dirigeva una squadra di preparatissimi grammatici e filologi, che avevano il compito di annotare e correggere i testi delle varie opere. Di ciascuna opera si redigevano inoltre delle edizioni critiche, che venivano poi conservate all’interno della Biblioteca stessa. Si suppone che al tempo di Filadelfo i rotoli conservati fossero circa 490.000 e questo grazie all’acquisizione delle opere con il cosiddetto “fondo delle navi“.

Questa raccolta deve il suo nome al fatto che, secondo un editto faraonico, tutti i libri che si trovavano sulle navi che sostavano nel porto di Alessandria dovevano essere lasciati nella biblioteca, in cambio di copie.
Come però sappiamo, la Biblioteca di Alessandria fu distrutta nell’antichità, danneggiata più volte tra l’anno 48 a.C. (l’incendio scoppiato a causa della spedizione di Giulio Cesare) e il 642 d.C. (periodo della conquista araba).


Un articolo molto interessante che riassume, in breve, la storia e le leggende di questa biblioteca si trova qui.


Qual è allora la biblioteca, intesa tra quelle ancora “operative“, più antica al mondo?

In verità a contendersi lo scettro sono ben due: una si trova in Italia, precisamente a Verona, mentre l’altra è in Marocco, a Fez. Per non far torto a nessuno le conosceremo entrambe.

La Biblioteca Capitolare – Verona

Deve il suo nome al Capitolo della Cattedrale, da cui proviene il suo patrimonio letterario in qualità di emanazione dello “scriptorium”, un centro per la trascrizione dei testi annesso alla Schola Sacerdotum, la corporazione dei canonici della cattedrale.

La sua nascita

Fra l’VIII e il IX secolo, durante l’epoca carolingia, la produzione calligrafica venne riconosciuta come attività di grande valore. Grazie all’Arcidiacono Pacifico (776-844) ci fu una forte promozione dell’opera di trascrizione: i manoscritti erano redatti nello scriptorium, e da lì poi conservati nella biblioteca Capitolare (ossia “del Capitolo”).

La fondazione avvenne in concomitanza con la diffusione del cristianesimo a Verona, intorno all’anno 380. Con la nascita di strutture religiose, si rese necessario trovare un luogo in cui archiviare i vari scritti. La struttura, dunque, veniva utilizzata per scrivere ed archiviare i documenti utilizzati dalla chiesa a Verona. È per questo che la Capitolare possiede un vero tesoro di codici, alcuni realizzati nella stessa biblioteca, e molti altri provenienti da officine di tutta Italia.

Il Codice Ursicino - biblioteca
Il Codice Ursicino

Una data vera e propria però la fornisce il “Codice di Ursicino“, il più antico codice datato, e si tratta del 1 agosto 517. Il Codice prende il nome dall’amanuense che vi copiò la vita di San Paolo di Tebe e di San Martino di Tours, scritta da Sulpicio Severo nel IV secolo. Un libro bello anche da vedere, con i primi caratteri semionciali e scene toccanti come ”il dialogo tra San Martino e il Diavolo” sulla misericordia del Padre verso il Figlio peccatore. Ma Ursicino, concluso il lavoro, non rispettò le norme in uso e lo datò.

Questo codice fu terminato a Verona, il primo agosto, quando era console Agapito, uomo assai illustre, durante la decima indizione per mano di Ursicino, lettore della chiesa veronese.

La storia

Nel milleduecento la Capitolare iniziò ad assumere la fisionomia di vera e propria biblioteca, con ambienti di conservazione, studio e consultazione. I Canonici della Cattedrale possedevano ormai un tale numero di volumi riguardanti le varie branche del sapere da poterli anche prestare alle altre chiese, per favorire la formazione del Clero, mentre le sue sale diventarono un centro di aggregazione culturale.

interno-biblioteca capitolare

La biblioteca fu attiva fino al milleseicento, quando venne smarrita la parte più antica della raccolta che era stata spostata in attesa di darle nuova sistemazione: nel 1630 la peste colpì Verona, uccidendo quasi due terzi degli abitanti, tra cui anche il bibliotecario che aveva nascosto i preziosi manoscritti. Furono ritrovati solo nel 1712, dopo una meticolosa ricerca effettuata da Scipione Maffei; l’interesse destato dalla riscoperta portò a costruire la nuova sede della Biblioteca Capitolare, che nel 1781 fu ampliata per accogliere le nuove donazioni pervenute.

biblioteca capitolare bombardata
La Capitolare dopo il bombardamento del 1945

La peste non fu l’unico ostacolo nella storia della biblioteca:
– Napoleone Bonaparte asportò svariati preziosi manoscritti per rifornire la Biblioteca Nazionale di Parigi;
– un’inondazione nel 1882 imbrattò di fango le sue pergamene;
– i bombardamenti angloamericani del 1945 la rasero al suolo.

Nonostante ciò la Biblioteca Capitolare di Verona conserva ancora oggi nei suoi archivi ben 1.200 manoscritti, 245 incunaboli, 2.500 cinquecentine, 2.800 seicentine, 11.000 pergamene ed oltre 72.000 volumi.

L’alto prestigio di questa biblioteca è documentato dalla presenza in più occasioni di Francesco Petrarca (1345), che vi si recava spesso a studiare, e di Dante Alighieri (1320), per non parlare del figlio di Carlo Magno, Pipino, spedito dal padre che considerava Verona la ”nuova Atene”.

Cosa conserva

Oltre al Codice Ursicino si possono trovare:
– il Codice Gaio, l’unico al mondo in cui è trascritto il diritto romano antico, senza le manipolazioni della decadenza imperiale, copiato nel IV secolo dagli scritti del legislatore Gaio del 172 d.C.;
– l’Indovinello veronese, primo testo del volgare italiano e delle lingue romanze;
– il più antico codice XXVIII De Civitate Dei di Sant’Agostino;
– l’Evangeliario Purpureo Veronese, vergato in lettere d’oro e argento su pergamena purpurea, testo sul quale giurò Teodorico alla sua incoronazione.


Non dimenticate di visitare il sito ufficiale della Capitolare!


La Khizanat al-Qarawiyyin – Fez

Questa biblioteca smentisce a pieno titolo il preconcetto che, nella cultura islamica, la donna sia un elemento “accessorio“, tenuta in secondo piano e totalmente al servizio dell’uomo. Scopriamo il perché.

cortile biblioteca al-Qarawiyyin

La sua nascita

Non esistono prove certe, laddove per “certe” s’intenda una documentazione scritta, ma la storia parla chiaro: la fondazione dell’Università, con annessa Moschea, di al-Qarawiyyin, si deve esclusivamente alla volontà, all’impegno ed al sacrificio di una donna: Fatima Al-Fihri.

biblioteca al-quaraouiyineOriginaria di al-Kairouan (al-Qayrawan) in Tunisia, immigrò ancora giovane a Fez, durante il regno di Idris II, con il padre Mohamed al-Fihri e la sorella Maryam (la madre era deceduta qualche anno prima). Al tempo Fez era un punto nevralgico per il commercio e, grazie al via vai dovuto al passaggio di gente di ogni provenienza, divenne presto anche un nodo di scambio culturale fra i più importanti dell’intero nord Africa.

Questo favorì non solo il padre Mohamed, mercante, ma anche la stessa Fatima che, dotata di spirito curioso ed una spiccata intelligenza, ebbe fin da subito un’ottima istruzione: si interessò di fiqh (giurisprudenza) e hadith (tradizioni islamiche basate sulla vita del Profeta) e, successivamente, di grammatica, geografia, storia, matematica, medicina, chimica ed astronomia.

Alla morte del padre, Fatima e la sorella ereditarono una grande fortuna, che entrambe utilizzarono al servizio della comunità. Nell’859 Fatima investì nell’acquisto del terreno e, ampliando la moschea pre-esistente, fece erigere l’Università, a cui venne dato il nome di al-Qarawiyyin, in omaggio al gran numero di Qayrawanesi e in ricordo della loro città di provenienza, in Tunisia. La seconda si occupò della costruzione della Moschea annessa, oltre che di Al-Andalus, una seconda moschea, sempre a Fez.

L’istituzione “ufficiale” della Khizanat (biblioteca) avvenne nel 1349, ad opera del Sultano Abou Inan Faris.

La storia

Dalla sua nascita e fino ai giorni nostri, l’Università ha svolto un ruolo di primo piano nei rapporti culturali e accademici tra il mondo islamico e l’Europa. Viene universalmente riconosciuta come la più antica al mondo, prima ancora dell’Università del “al Azhar” del Cairo, fondata nel 975, e dell’Università di Bologna (1088).

 biblioteca ingresso sala di lettura biblioteca sala di lettura

Dalle sue aule, e dalla sua biblioteca appunto, sono passati personaggi degni di nota:
– il filosofo e teologo ebreo Ibn Maymūn, meglio noto come Maimonide (1135-1204);
– il filosofo, mistico e poeta Ibn Arabi (1165-1240);
– il cartografo Muhammad al-Idrisi (m. 1166), le cui mappe furono utilizzate durante le esplorazioni nel Rinascimento;
Gerbert di Aurillac (930-1003), conosciuto come Papa Silvestro II, a cui si deve l’introduzione dei numeri arabi e dello zero in Europa;
– il viaggiatore e scrittore Ibn al-Wazzān, conosciuto come Leone l’Africano;
– lo storico Ibn Khaldun, considerato uno dei padri fondatori della storiografia ed uno dei primi economisti;
– l’astronomo Nur al-Din al-Bitruji, noto in Occidente con il nome di Alpetragius.

Dal 2012 al 2016 l’intera struttura è stata sottoposta ad un completo restauro, grazie all’iniziativa del Ministero della Cultura marocchino, che, sorprendentemente, ha affidato i lavori ad un’altra donna, l’architetto Aziza Chaouni, originaria di Fez.

La biblioteca è stata dotata di un sistema fognario e di canali sotterranei per drenare l’umidità e di un laboratorio ipertecnologico per la conservazione e la digitalizzazione dei preziosi manoscritti. Inoltre una sala speciale, in cui temperatura e umidità sono tenute sotto stretto controllo, ospita i testi più antichi, sorvegliati da un rigoroso sistema di sicurezza.

Cosa conserva

La biblioteca è uno splendido esempio di architettura islamica con cortili interni, maioliche e archi. Nel corso dei secoli ha raccolto e conservato alcuni dei più antichi scritti islamici, e non solo: ben 4.000 tra libri e manoscritti.

corano bibliotecaPensate che i testi conservati erano ritenuti (e lo sono tuttora) talmente preziosi che la porta in ferro della biblioteca era dotata di ben 4 serrature e le rispettive chiavi erano affidate a 4 diversi guardiani. Per poter aprire le “porte del sapere” dovevano dunque essere tutti presenti allo stesso momento.

Ecco le opere principali e più preziose:
– i volumi della famosa al-Muwatta di Malik ibn Anas, scritti su una pergamena di gazzella;
– la Sīrat al-nabawiyya (Vita del Profeta) di Ibn Ishaq;
– una copia del Corano donata all’università dal sultano Ahmad al-Mansur nel 1602, risalente al nono secolo, scritto su pelle di cammello in calligrafia cufica;
– la copia originale di Muqaddimah di Ibn Khaldun, il più grande filosofo e storico del Maghreb.


Se vi trovate in Marocco e siete amanti di Game of Thrones, non perdete l’occasione di visitare i luoghi ed i set in cui è stata registrata questa serie TV. Per tutti i dettagli vi consiglio questo articolo!


Concludo questo viaggio con una citazione che amo infinitamente e che ben interpreta il mio amore per i libri:

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro.
Umberto Eco

Alla prossima!
Annalisa A.

Das war ein Vorspiel nur, dort wo man Bücher verbrennt, verbrennt man auch am Ende Menschen.
(Ciò era solo l’inizio: là dove bruciano libri, alla fine bruciano anche gli uomini.)
Heinrich Heine

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