Guardiola
L’incertezza sul futuro allenatore della Juventus (Guardiola o Sarri) sta assestando un altro bel colpo al giornalismo italiano.

In passato ci siamo già occupati di quel particolare fenomeno che risponde al nome di calciomercato, raccontando di come questo sia diventato l’elemento principale della narrativa sportiva estiva (e non solo, verrebbe da aggiungere). Tuttavia quest’estate stiamo assistendo ad una nuova vetta che non ci era stata offerta dal giornalismo sportivo italiano: la presunta trattativa tra Guardiola e la Juventus. Attenzione: non si sta parlando dell’effettiva possibilità della squadra campione d’Italia di mettere sotto contratto l’allenatore catalano. Ancora una volta è invece centrale il modo in cui questa notizia (che sia o meno attendibile) è stata trattata. Mai si erano create due fazioni opposte su una notizia di mercato che non solo non fossero d’accordo (cosa questa comune) ma che si screditassero e facessero la guerra così apertamente e veementemente.

Presentiamo gli schieramenti: da un lato chi sostiene che Pep Guardiola, attuale allenatore del City, siederà sicuramente sulla panchina della Juventus, dall’altro chi sostiene il contrario, spendendo attualmente con gran convinzione il nome di Maurizio Sarri. Questa seconda fazione al momento sembra essere più numerosa.

Fatte le presentazioni, sgomberiamo subito il campo dal primo equivoco. Secondo la vulgata diffusa, l’idea che Guardiola andrà alla Juventus è nata sul web e va a scontrarsi con quanto diffuso dal giornalismo vero, professionale ed affidabile. Idea profondamente sbagliata: l’indiscrezione è stata rilanciata da giornalisti, agenzie di stampa e testate giornalistiche, perciò non può essere catalogata come bufala del web, modo subdolo di screditare l’altra parte. Che poi il partito di Guardiola abbia fatto proseliti soprattutto sui social e su Internet (penso che via WhatsApp sia arrivata quasi a chiunque una nota audio in cui viene confermato che Guardiola arriverà e in cui, a seconda delle versioni, viene detto con che macchina verrà presentato, in che giorno e quali giocatori vorrebbe per la sua squadra) è innegabile, così come è innegabile che qualcuno ci stia giocando. Dei professionisti, però, hanno riportato e confermato la notizia. Se poi questi professionisti hanno fatto ciò solo perché lette sul web o per avere visibilità, beh, sarebbe di una gravità deontologica disarmante.

Inutile dire che la notizia di Guardiola alla Juventus ha avuto grande fortuna soprattutto fra i tifosi dei bianconeri. Il tifoso d’altronde è legittimato a sognare, ma questo svela un problema dilagante non solo nel mondo dello sport: il lettore crede alla notizia che vuole sia vera, non a quella che reputa più attendibile per provenienza e ricostruzione. Molti hanno realmente dato dignità di notizia al suddetto audio su WhatsApp piuttosto che a qualche agenzia che riportava la notizia. In un Paese normale questo non dovrebbe succedere.

Ciò che sicuramente ha mortificato la vicenda è l’atteggiamento di alcuni giornalisti, che hanno apertamente deriso (quando non insultato) chi sosteneva la versione contraria alla propria. Ecco un altro enorme problema enorme del giornalismo italiano contemporaneo: i giornalisti vogliono sentirsi protagonisti più della notizia stessa, vogliono diventare loro stessi dei personaggi ed affermarsi sui colleghi. I social, poi, hanno amplificato quanto detto (senza demonizzare questo strumento: sbagliato non è il mezzo, ma l’uso distorto che se ne fa). Nascono quindi faide per cercare di conquistare una certa fetta di pubblico a seconda della posizione che si decide di prendere. Il mantra ormai è uno solo: “blastare” è più importante che informare. In questo senso la disputa su Guardiola è stata un’eccellenza. Per non parlare degli insulti degli utenti e dei lettori rivolti a chi condivide notizie diverse da quella sperata (della serie “che cazzo dici stronzo, lo sanno tutti che viene X, non dire cazzate”), ma questa ormai è una consolidata realtà. Spetterebbe a chi scrive cercare di elevare il livello dei contenuti e della discussione ma, come già detto, ormai la narrativa romanzesca del calciomercato garantisce seguito, soprattutto se pepata con la giusta dose di scontri fra fazioni avverse.

Al di là del nome che si siederà sulla panchina della Juventus, abbiamo una certezza, ossia che qualcuno farà una figuraccia. In questo momento, sentendo entrambe le campane, hanno firmato per i bianconeri sia Sarri che Guardiola. Solo a fine trattativa sapremo realmente chi sarà il nuovo allenatore della Juventus (dopo il gatto di Schrödinger, abbiamo anche l’allenatore di Schrödinger!). Siccome non è possibile che entrambi abbiano firmato, qualcuno sta mentendo o semplicemente non sa fare il proprio lavoro. Ma la bellezza di scrivere di calciomercato è questa: nessuna conseguenza negativa e, alla prossima bomba di mercato, nessuno si ricorderà della credibilità persa. Una piaga. Se viene data credibilità ad una nota audio di WhatsApp, a naso verrebbe da dire che qualche colpa ce l’hanno anche i professionisti.

Se Guardiola arriverà o meno lo vedremo a breve (speriamo a brevissimo). Siccome ormai la riproposizione degli stessi eventi è stantia, consigliamo a certa stampa di mollare un po’ la presa sulla questione e dedicarsi ad altro, mentre ai lettori ci sentiamo di dire di andare oltre ogni volta che leggono di qualche nuovo retroscena della trattativa (dal retrogusto di clickbait). A chi proprio non riesce a resistere ricordiamo che il mercato è lungo e ci sarà tempo per appassionarsi ad altre romanzatissime trattative. A tal proposito sorge una domanda: chi è che ha riportato il termine del calciomercato a settembre? Possa il Signore avere pietà della sua anima corrotta.

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