governo giallo-verde
Il governo giallo-verde sta per chiudere il suo primo anno solare e, con l’occasione, torniamo a parlare di gaffe e gaffeur, riprendendo alcuni episodi che sarebbero davvero molto divertenti, se solo dimenticassimo che i protagonisti sono gli attori principali della nostra politica.

Che i politici siano da sempre campioni di gaffe è cosa nota, ma il governo giallo-verde in questi mesi ha inanellato una serie di gaffe, anche e soprattutto a causa di una gestione sconsiderata dei social network, tali da regalare ai suoi detrattori materiale per il prossimo decennio.

La prima posizione va indubbiamente al ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli.

Anche se non tutti sembrano ricordarlo, Toninelli è, a tutti gli effetti, un ministro. La gaffe è arrivata durante una puntata del programma Tagadà, quando la conduttrice, Tiziana Panella, ha messo alla prova i suoi ospiti chiedendo di indovinare il nome di un ministro sulla base di alcuni indizi. Armando Siri, sottosegretario ai Trasporti e alle Infrastrutture (no, non è uno scherzo!), contraddice il senatore PD, Franco Mirabelli, ribadendo più volte che «Toninelli non è ministro».

Ma torniamo alle molteplici gaffe di Toninelli.

Chissà se il giorno del giuramento al Quirinale, il futuro ministro si aspettasse di diventare il mastro-gaffeur: tra idee bizzarre, coniugazioni verbali sbagliate, grandi opere e selfie fuori luogo, non passa giorno senza che Toninelli finisca al centro di qualche polemica. Ripercorrerle tutte sarebbe impossibile, quindi ne abbiamo scelte alcune tra le più memorabili.

  1. Con il tunnel tra il CERN e il Gran Sasso, capolavoro dell’allora ministro dell’Istruzione Gelmini, pensavamo di aver raggiunto l’apice della fantasia ingegneristica dei nostri politici. E invece no. Il ministro Toninelli, durante l’incontro con la commissaria UE, Violeta Bulc, ha affermato: “Mi sono soffermato su un dossier che ritengo essere molto importante, sapete quante delle merci italiane, quanti degli imprenditori italiani utilizzano con il trasporto, principalmente ancora su gomma, il tunnel del Brennero?”. Peccato che il tunnel del Brennero non esista, né sia operativo: per di più, quando sarà completato, rappresenterà esclusivamente un tunnel ferroviario, nulla a che vedere con il citato “trasporto su gomma”.
  2. Per la serie “selfie inappropriati”, invece, vince quello in cui Toninelli sponsorizza su Instagram il suo nuovo taglio di capelli con la caption “Ho revocato la revoca della concessione al mio barbiere”. Post immediatamente cancellato, visto che ancora impazzavano le polemiche per la foto con il plastico del ponte Morandi nello studio di Vespa.
  3. A proposito del Ponte Morandi, al Salone Nautico di Genova, Toninelli ha affermato: “l’obiettivo non è solo quello di rifare bene e velocemente il ponte Morandi, ma di renderlo un luogo vivibile, un luogo di incontro in cui le persone si ritrovano, in cui le persone possono vivere, possono giocare, possono mangiare”. E successivamente: “qualche ignorante ancora discute la mia affermazione circa la possibilità di costruire un ponte multilivello e multifunzione. Si tratta di gente che non capisce come una grande opera possa condurre a riqualificare, a ridisegnare, a ripensare la vocazione di un’intera area.” Curiosa la concezione di un ponte vivibile, dato che stiamo parlando di un viadotto autostradale sospeso a 45 metri dal suolo e che mette in connessione due gallerie.
Al secondo posto troviamo i due vice-premier che danno il nome al governo giallo-verde: Matteo Salvini e Luigi di Maio.
  • Matteo Salvini è finito nel tritacarne mediatico per aver comunicato, tramite Twitter, alcuni dettagli di una doppia operazione di Polizia e Carabinieri condotta a Palermo e a Torino, mettendole entrambe a repentaglio, le quali hanno portato rispettivamente all’arresto di 49 membri della nuova cupola di Cosa Nostra e di 15 nigeriani, che stavano riformando una cellula di una delle mafie africane che proliferano in Italia.
  • Di tutte le gaffe di cui si è reso protagonista Luigi Di Maio, la più memorabile resta quella fatta a Shanghai di fronte a una platea di capi di Stato e imprenditori, dove per due volte, il leader dei 5Stelle si è riferito al Presidente Xi Jinping con “presidente Ping”. Per chi non è pratico di Cina, i nomi possono ingannare. Il cognome viene prima: Xi; poi arriva il nome: Jinping. Il presidente cinese si chiama Xi Jinping, abbreviabile in “presidente Xi”. Quindi è come se Di Maio si fosse rivolto a lui con il nome di battesimo, ma neppure per intero!
Ultimo posto del podio per il Premier del governo giallo-verde: Giuseppe Conte.
  1. Come dimenticare la prima apparizione alla Camera, colpa anche di quegli appunti smarriti, con il pronto aiuto di Di Maio che, da buon Vice, ha suggerito “comincia a parlare, te li trovo io”; anche se poi non è sembrato più tanto vice quando alla domanda: “questo lo posso dire?” ha sferrato un secco “No”.
  2. Sui social, invece, si contesta al Professor Conte, la risposta data ai giornalisti in merito alla manovra economica: “Non so perché i giornali scrivino di cambiamento”.
  3. L’8 settembre, invece, parlando dalla Fiera del Levante, il Premier ha auspicato una rinascita dell’Italia proprio in coincidenza di una data di rinascita. Peccato, però, che l’8 settembre 1943 ci sia stato l’armistizio firmato da Badoglio e che probabilmente la rinascita cui Conte voleva fare riferimento era quella della Liberazione del 25 aprile.

Fuori concorso, ma che merita una menzione particolare, il sottosegretario all’Economia Laura Castelli. Non potendo raccogliere tutte le mirabolanti affermazioni che in questi anni ci ha regalato, vi lasciamo qui un video che raccoglie le più memorabili.


Per quest’anno è tutto. Ci lasciamo con l’augurio che il 2019 possa regalarci altri strafalcioni ai limiti del surreale e, perché no, magari anche il tunnel del Brennero.
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