Salah politica

Prendendo spunto dalle ultime elezioni egiziane, che hanno visto il giocatore del Liverpool (ex Roma) Mohamed Salah prendere un milione di voti alle ultime elezioni, esploriamo il rapporto fra politica e sport.

Mentre in Italia si inveisce contro la mancanza di una forza politica in grado di governare senza scendere a compromessi, e contro la conseguente incertezza politica, individuando quale principale colpevole il sistema elettorale attualmente in vigore (ma non è esattamente così), in altri Paesi del mondo la democrazia invece funziona decisamente meglio.

Un esempio per tutti: in Egitto il vincitore dell’ultima tornata elettorale è stato il solito Abdel-Fattah Al-Sisi, che con un risicato 92% dei voti è riuscito a farsi rieleggere. Non ci saranno consultazioni, non ci saranno compromessi: il generale Al-Sisi potrà governare tranquillamente, perché così ha voluto il popolo. Fa niente se prendere il 92% dei voti possa sembrare un filino anomalo, c’è stabilità, meglio così.

Quel che interessa in questo caso, però, non è il vincitore, ma il secondo classificato.

Il suo nome è Mohamed Salah, ha 25 anni e gioca nel Liverpool (fino allo scorso anno alla Roma); è capocannoniere della Premier League, è primo nella classifica della Scarpa d’Oro (trofeo che si assegna al giocatore più prolifico di tutti i campionati europei) ed ha portato il suo Egitto ai Mondiali di calcio. Vi chiederete come mai un giocatore di tale caratura, nel momento migliore della sua carriera, abbia deciso di dedicarsi alla politica.

Molto semplice: non lo ha fatto.

Gli egiziani, forse in un momento di venerazione esasperata nei confronti del loro idolo calcistico, senza dubbio miglior giocatore della Nazione e del Continente, o forse come forma di protesta organizzata (cosa che, forse, si scoprirà fra qualche giorno), hanno dato un milione di voti (5% dei voti) alla figura che probabilmente in questo momento ispira loro maggiore fiducia e speranza. Questi numeri hanno permesso a Salah di scavalcare addirittura l’unico sfidante ufficiale del generale Al-Sisi, Moussa Mostafa Moussa, votato da 680mila egiziani. Cifre impressionanti; non quanto il democratico 92% di Al-Sisi, ma a loro modo impressionanti.

https://www.youtube.com/watch?v=6-LrkLHmShU

Alcuni dei motivi per i quali gli egiziani potrebbero aver votato Mohamed Salah.


Una volta di più l’elemento aggregante dello sport emerge prepotentemente, riuscendo a dare risalto politico ad un uomo che attualmente non ha ambizioni né (probabilmente) competenze politiche. Eppure il simbolo di ribellione, la figura salvifica (per quanto velleitaria in questo caso) viene individuata nell’uomo che fa sognare il popolo. Poco conta il resto. Se in questo caso, però, i voti di Salah non rappresentano un trampolino di lancio del calciatore nella politica del proprio paese, vi sono molti altri casi in cui uomini di sport si sono fatti forti della propria popolarità per avventurarsi nel mondo della politica, seppur con risultati alterni.

Il primo esempio che viene in mente, che recentemente è balzato agli onori della cronaca, è quello di George Weah, ex giocatore del Milan nonché unico giocatore africano a vincere il Pallone d’Oro.

Premio non immeritatissimo, diciamo.


La discesa in politica degli sportivi: da Weah alla Vezzali

Molti avranno letto la notizia della nomina di Weah a presidente della Liberia a fine 2017. La storia politica di Weah in realtà inizia da molto più lontano: infatti, la sua prima candidatura risale al 2005, anno in cui risulta il candidato più eletto dopo il primo turno, salvo poi essere sconfitto al secondo. Dopo aver perso anche la corsa come vicepresidente nel 2011, Weah si è candidato alle ultime elezioni riuscendo finalmente a trionfare. Weah avrà così il difficile compito di gestire un paese economicamente a pezzi e con un alto tasso di corruzione. Sono sorte immediatamente discussioni sulla figura di Weah, in particolare per la nomina a vicepresidente di Jewel Howard, ex moglie del dittatore Charles Taylor che sembra essere rimasta fedele alla sua linea politica, ma per giudicare l’operato dell’ex giocatore del Milan bisognerà aspettare ancora un po’ di tempo.

Un altro esempio di giocatore prestato al mondo della politica proviene anche lui dal Milan, tanto che viene da pensare che l’influenza del presidente Berlusconi possa essere risultata decisiva nella scelta della carriera politica. Parliamo del difensore georgiano Kakha Kaladze, la cui carriera politica è decollata nel 2012, quando è stato nominato Ministro dell’Energia e delle Risorse Naturali, nonché secondo vicepremier nel governo Ivanishvili. Come se non bastasse, nel 2017 si dimette dal ruolo di ministro per correre alla carica di sindaco di Tbilisi, obiettivo anche questo centrato dall’ex Milan. Per chiudere l’excursus rossonero si segnala il tentativo poco fortunato di entrare in politica di Andrij Shevchenko, altro Pallone d’Oro milanista che però ha riportato un insoddisfacente risultato elettorale nelle elezioni ucraine del 2012.

Diciamo che come calciatore gli è andata meglio.


Sicuramente il mondo del calcio è quello che ha tentato di dare il maggior apporto politico, forte anche della sua diffusione e della sua popolarità. Era facilmente prevedibile, dunque, che in un paese come il Brasile, nel quale il calcio è quasi un rito religioso, il suo più leggendario esponente, Pelé, sarebbe divenuto Ministro straordinario dello Sport, carica ricoperta fra il 1995 e il 1998, anno delle sue dimissioni. Stella polare di Pelé durante il suo mandato è stata la lotta alla corruzione.

Ovviamente l’Italia non fa eccezione ma, se gli approcci alla politica dei calciatori sono molteplici, questi non sono stati gli unici.

Nel mondo del pallone le esperienze politiche più significative sono state probabilmente la parentesi di Massimo Mauro, attuale opinionista di Sky, ultimamente noto per le sue posizioni contrarie al VAR (di cui abbiamo parlato qui), come europarlamentare dell’Ulivo fra il 1996 e il 2001, e l’elezione di Gianni Rivera (altro Pallone d’Oro milanista) alla Camera con la Democrazia Cristiana; mentre meno fortunate sono state le avventure di Stefano Tacconi e Pietro Vierchowod.

Negli ultimi anni, però, le candidature mediaticamente più importanti provenienti dal mondo dello sport sono state a tinte rosa, con forti sfumature di oro olimpico: parliamo di Valentina Vezzali e Josefa Idem, due che hanno dato più di una soddisfazione olimpionica al nostro paese. La prima, ex schermitrice di punta della Nazionale Italiana, è stata eletta alla Camera dei deputati con la lista Scelta civica per l’Italia nel 2013, salvo poi confluire nel Gruppo Misto a seguito di divergenze col suo partito, di cui è stata anche vicepresidente nazionale.

L’ex canoista, invece, ha una militanza politica ben più lunga, coltivando la sua passione politica sin dal 2001, anno in cui è diventata assessore allo sport del comune di Ravenna. La vetta della sua attività politica, però, si ha anche in questo caso nel 2013, quando viene nominata Ministro per le pari opportunità, lo sport e le politiche giovanili del governo Letta. Tuttavia a seguito di alcune controversie, riguardante in particolare il mancato pagamento di alcune imposte sugli immobili, la Idem fu costretta a dimettersi dal proprio incarico.


A questo punto viene da domandarsi chi, in futuro, tenterà la strada politica.

Un pensierino potrebbe farlo proprio il nostro Mohamed Salah che, magari stuzzicato dal milione di voti preso senza muovere un dito, potrebbe tenere in considerazione la cosa, anche se il generale Al-Sisi non sembra un cliente facile da sistemare, forte del suo democratico 92% di voti. Uno sportivo che probabilmente non avrebbe difficoltà a farsi eleggere nel proprio paese è sicuramente Roger Federer. L’elvetico gode di una stima trasversale, difficilmente qualcuno ha l’ardire di metterne in discussioni le qualità non solo tecniche ma anche umane. Qualità queste che nella Leader RepTrak 2011, la classifica della reputazioni delle più importanti personalità del mondo, gli hanno permesso di finire al secondo posto, dietro solamente a Nelson Mandela. Con queste qualità Federer probabilmente riuscirebbe a farsi eleggere anche se portasse un programma contenente leggi razziali, la legalizzazione della schiavitù e del lavoro minorile, ma al momento non sembra voler ripercorrere le orme del suo ex rivale Marat Safin, fino al 2017 membro della Duma in Russia.

In Italia l’uomo tagliato per la politica sembra essere Buffon.

Il capitano della Juventus e della Nazionale ha la capacità di rilasciare dichiarazioni estremamente diplomatiche e politicamente corrette, anche quando fa trasparire un certo fastidio in ciò che dice. Non solo, ma Buffon è riuscito a creare un’aura di modello da seguire nonostante nel suo passato non siano mancati episodi controversi ed errori, spesso ammessi dal giocatore stesso. Questa capacità di uscire pulito da queste vicende potrebbe essere un’arma politicamente molto utile.

Altri sportivi che potrebbero tentare carriera politica sono LeBron James e Cristiano Ronaldo, ma non per una particolare predisposizione all’ars politica, quanto piuttosto come ultimo step del culto della loro personalità, ultimo modo rimasto per saziare il proprio ego. Fare pronostici, però, risulta particolarmente difficile, dal momento che raramente gli sportivi programmano a carriera in corso il proprio futuro politico, cambiando talvolta idea in merito.

D’altronde anche Weah aveva detto che non avrebbe mai fatto politica,
prima di ritrovarsi presidente della Liberia.
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Written by

Lorenzo Picardi

Laureato in Giurisprudenza ed iscritto all'ordine dei pubblicisti. Per deformazione professionale seguo qualunque fatto d'attualità. Non sono malato di sport, mi limito a scandire i periodi dell'anno in base agli eventi sportivi. Ogni tanto provo a fare il nerd, con risultati alterni.
Potete contattarmi scrivendo una mail: l.picardi@inchiostrovirtuale.it