Dita delle mani con geloni evidenti.
Arriva l’inverno ed ecco che, puntuali, si palesano anche loro: i geloni! Complice il tema mensile, quindi, nell’articolo ne approfondiremo sintomi, cause e possibili cure. 

I geloni o eritema pernio sono lesioni infiammatorie, che si manifestano in soggetti predisposti, all’arrivo dei primi freddi. Sono molto comuni nelle regioni con inverni umidi e spesso ventosi, le cui temperature medie scendono sotto i 15°C, pur mantenendosi al di sopra dello zero.

Nelle regioni con inverni più rigidi e secchi, invece, i geloni si manifestano con minore frequenza, sia perché il tasso di umidità è basso, sia perché le persone tendono a coprirsi di più e riscaldare meglio gli ambienti, domestici e lavorativi, per proteggersi dal freddo.

Ma come si manifestano i geloni? Nel prossimo paragrafo descriveremo i sintomi, soprattutto quelli alle mani e ai piedi, in base alla severità del disturbo. Seguiteci!


Geloni alle mani e ai piedi: stadi e sintomi

I sintomi sono strettamente correlati alla gravità del disturbo, che possiamo suddividere in quattro stadi progressivi. Vediamoli!

Geloni al 1° stadio 

La lesione interessa l’epidermide (cioè lo strato cutaneo più superficiale) e si localizza prevalentemente nelle zone più esposte al freddo (dita delle mani e dei piedi, punta del naso e lobi delle orecchie). La cute appare gonfia, traslucida, di colore rosso-violaceo e tende a sbiancarsi alla pressione; ai sintomi visivi, inoltre, si accompagnano quelli sensoriali, come prurito, bruciore e dolore.

Geloni ai piedi: le dita sono gonfie, traslucide e rosso-violacee.
Figura 1: geloni al primo stadio. Le dita sono gonfie, traslucide e di colore rosso-violaceo. Credits: Journal of Medical Case Reports.

Geloni al 2° stadio

La pelle si cosparge di flittene, cioè bolle ripiene di liquido sieroso, localizzate sotto all’epidermide.

Dita delle mani con geloni evidenti.
Figura 2: geloni al secondo stadio. La pelle si cosparge di bolle ripiene di liquido sieroso (flittene). Credits: Wikimedia Commons.

Geloni al 3° stadio

Si formano ulcere che possono infettarsi, perché consentono la penetrazione dei microrganismi.

Geloni al terzo stadio: compaiono le ulcere.
Figura 3: geloni al terzo stadio. Compaiono ulcere e infezioni. Credits: Medical Journal Armed Forces India.

Geloni al 4° stadio 

Non si avverte più bruciore o prurito né dolore, in quanto la lesione è arrivata talmente in profondità, da distruggere le terminazioni nervose sensoriali. In questo stadio, purtroppo, vengono danneggiati anche muscoli e tendini.

Geloni al quarto stadio: le dita sono congelate, le lesioni sono profonde. Credits: Wikipedia
Figura 4: geloni al quarto stadio. Le lesioni sono molto profonde e interessano muscoli e tendini. Credits: Wikipedia.

Ma in che modo, il freddo, favorisce la comparsa dei geloni? E perché alcune persone ne soffrono e altre no? Lo scopriremo nel prossimo paragrafo!

Geloni: cause e sviluppo del disturbo

Nonostante siano abbastanza frequenti, purtroppo, i meccanismi alla base dei geloni sono tuttora poco chiari. Secondo l’ipotesi più accreditata, tuttavia, sembra che il freddo blocchi la circolazione del sangue nelle piccole arterie, e di conseguenza nei capillari, riducendo il calibro di questi vasi (vasospasmo).

Alla base dei geloni c'è la costrizione delle arteriole, che riduce gli scambi metabolici a livello cutaneo.
Figura 5: microcircolazione. Il sangue viene convogliato dalle arteriole nei capillari (dove vengono ceduti ossigeno e nutrienti alle cellule, in cambio di anidride carbonica e scorie) e, quindi, alle venule. Credits: emaze.com

Riducendosi il calibro delle piccole arterie, dunque, i tessuti a valle non possono rifornirsi di ossigeno e nutrienti, necessari per sopravvivere, e neppure liberarsi delle scorie metaboliche. Si viene a instaurare, perciò, una condizione nociva chiamata ischemia, che scatena l’infiammazione cutanea, provocando la comparsa dei geloni e dei relativi sintomi.

A supporto di questa ipotesi, vi è un piccolo studio della Mayo Clinic di Rochester (Minnesota, USA). Gli autori hanno sottoposto i volontari (4 donne e 1 uomo) alla prova del freddo, per poi misurare il flusso ematico con l’EcoDoppler.

Ma in cosa consisteva la prova del freddo?

I pazienti dovevano immergere le mani in acqua gelida (1-4°C) per 30 secondi, asciugarle, rimanere in una stanza a temperatura ambiente (24±1,5°C) e ripetere la procedura dopo 1, 3, 5, 10, 15 e 20 minuti. Durante l’applicazione del protocollo, gli autori hanno monitorato sia la comparsa di eventuali reazioni avverse, sia la risposta dei vasi alle variazioni di temperatura e gli effetti sul flusso ematico.

Grazie all’EcoDoppler, è stato possibile dimostrare che la riduzione del flusso ematico, conseguente alla prova del freddo, era dovuta al vasospasmo e non ad altri disturbi, come l’ostruzione dei vasi.


Ma il freddo umido – benché fondamentale nello sviluppo dei geloni – non è l’unico fattore coinvolto. Se davvero fosse l’unico, infatti, tutti coloro che vi si espongono dovrebbero ammalarsi! 

Quali sono, dunque, gli altri fattori di rischio dei geloni?

  • Fattori genetici: i geloni si manifestano più di frequente nei soggetti predisposti, ad esempio coloro che presentano anomalie genetiche dei vasi sanguigni.
  • Genere: le donne sono più a rischio degli uomini. La prevalenza, infatti, è di 1,5 donne su 1000 e 0,9 uomini su 1000.
  • Malnutrizione: i geloni sono più frequenti nelle persone sottopeso e malnutrite. Come vedremo più avanti, infatti, la dieta svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione del disturbo.
  • Patologie vascolari: i geloni si manifestano molto spesso insieme ad altri disturbi circolatori, come l’insufficienza venosa, l’acrocianosi e il fenomeno di Raynaud. Nello studio sopraccitato, ad esempio, 3 volontari su 5 soffrivano del fenomeno di Raynaud, che è caratterizzato da un eccessivo vasospasmo causato dal vento, dalle variazioni drastiche di temperatura o dalle emozioni.
  • Diabete: dal momento che tra le complicanze più comuni vi sono quelle vascolari, i diabetici sono naturalmente predisposti ai geloni.
  • Fumo: la nicotina riduce il calibro dei vasi cutanei, mentre i radicali liberi, prodotti dalla combustione del tabacco, ne danneggiano le pareti.
  • Abbigliamento inadeguato: l’uso d’indumenti troppo stretti o poco isolanti può causarne lo sviluppo.
  • Sedentarietà: l’inattività fisica, e stare in piedi troppo a lungo da fermi, favoriscono il disturbo perché rallentano la circolazione.

Riassumendo, i geloni si manifestano più frequentemente nei soggetti predisposti e con uno stile di vita inadeguato. Nel prossimo paragrafo vedremo come prevenirli e trattarli, qualora siano già presenti.

Prevenzione e cura dei geloni

Ad oggi, purtroppo, non esiste una cura per i geloni. I farmaci disponibili sono sintomatici, cioè alleviano i sintomi ma non risolvono il disturbo, che può ripresentarsi anche dopo il trattamento. Di positivo, però, c’è che i geloni tendono a risolversi spontaneamente con l’arrivo della bella stagione. Ecco perché inizieremo la nostra disamina proprio dalle sane abitudini, volte a prevenire il disturbo, per poi passare alle cure naturali e farmacologiche. Detto ciò, approfondiamo la questione!

Le sane abitudini per prevenire i geloni

Correggere lo stile di vita è il primo passo per prevenire il disturbo. Vediamo, dunque, cosa fare!

Punto primo: evitate gli sbalzi di temperatura!

Gli sbalzi di temperatura possono peggiorare il disturbo, se non addirittura scatenarlo nelle persone più sensibili, e ciò può avvenire passando dal caldo al freddo e viceversa. Come fare, dunque, per evitarli?

Indossate scarpe e indumenti protettivi

In inverno usate indumenti comodi e isolanti di lana, pile o realizzati in tessuto tecnico, appositamente studiato per l’esposizione alle intemperie. Sì a cappelli, sciarpe e guanti, che proteggono le zone esposte al freddo e perciò più a rischio. Attenzione alla scelta di calze e scarpe, che, se troppo strette, possono rallentare la circolazione e sortire l’effetto opposto.

Applicate unguenti e creme protettive prima di uscire

Creme e unguenti isolano la pelle dagli agenti ambientali, la idratano e l’ammorbidiscono. Potete anche miscelarli con qualche goccia di olio essenziale, come quello di rosmarino, per riattivare la circolazione.

Regolate la temperatura dell’acqua e del riscaldamento

Lavatevi con acqua tiepida e asciugatevi con molto cura, affinché la pelle non rimanga umida e favorisca la comparsa del disturbo. Stessa cosa per il riscaldamento domestico, che non dovrebbe essere troppo alto, per evitare sbalzi bruschi quando uscite di casa, e se c’è umidità usate il deumidificatore. Se avete i termosifoni, il camino o la stufa, invece, non avvicinatevi troppo alla fonte di calore.

Punto secondo: fate esercizio fisico!

Riattivate la circolazione sanguigna con la corsa, il nuoto o la bicicletta, affinché il sangue arrivi anche alle estremità. Sono sufficienti 30′ di attività fisica, 4 volte alla settimana.

Punto terzo: smettete di fumare!

Il fumo, infatti, è nocivo per i vasi sanguigni sia a causa della nicotina, che provoca la costrizione di quelli cutanei, sia per i radicali liberi, che ne danneggiano ulteriormente le pareti.


Smettere di fumare si può! Cliccate qui per scoprire in che modo.


La dieta per prevenire i geloni

Ebbene sì, seguire una dieta sana può aiutare a prevenire i geloni! Gli alimenti da prediligere sono quelli ricchi di vitamine, polifenoli e grassi polinsaturi, che proteggono la pelle e i vasi sanguigni. Vediamoli!

Alimenti ricchi di vitamina C

La vitamina C è una vitamina idrosolubile abbondante nei vegetali freschi, la cui concentrazione tende a ridursi con ossigeno, luce e calore. Assumerla in quantità sufficienti è necessario per il mantenimento di pelle e vasi sanguigni normali, sia perché li protegge dai radicali liberi, sia perché è indispensabile per la sintesi del collagene, una proteina che fornisce loro supporto e resistenza.

Il fabbisogno giornaliero è di 50-60mg al dì, che potete soddisfare consumando questi alimenti:
  • timo fresco (160,1mg),
  • prezzemolo fresco (133mg),
  • peperoni rossi (127,7mg),
  • broccoli (93,2mg),
  • zafferano (80,8mg),
  • fragole (58,8),
  • cavolo cappuccio rosso (57mg),
  • arance e limoni (53mg),
  • ananas (47,8mg),
  • alloro (46,5mg).

N.B. I valori si riferiscono a 100g di prodotto.

Alimenti ricchi di vitamina E

La vitamina E è una vitamina liposolubile abbondante nei semi e negli oli vegetali, instabile a contatto con l’aria. Nella sua forma attiva di α-tocoferolo, s’intercala nelle membrane cellulari proteggendole dai radicali liberi, placando indirettamente l’infiammazione dei tessuti.

Il fabbisogno giornaliero è di 8-10mg al dì, che potete soddisfare consumando:
  • olio di nocciole (47,2mg),
  • olio di semi di girasole (41,08mg),
  • peperoncino (38,14mg),
  • olio di mais (34,5mg),
  • mandorle secche (23,8mg),
  • semi di girasole (22,89mg),
  • curry (21,99mg),
  • origano (18,26mg),
  • olio di arachidi (15,60mg),
  • nocciole secche (15,28mg).

N.B. I valori si riferiscono a 100g di prodotto.

Alimenti ricchi di PUFA

I PUFA, cioè Ω-3 e Ω-6, sono grassi buoni contenuti nel pesce azzurro, nei semi e negli oli. Questi principi nutritivi sono importanti perché riparano le membrane cellulari (Ω-6) e alleviano l’infiammazione (Ω-3), proteggendo la cute e i vasi sanguigni. Una dieta equilibrata dovrebbe assicurare 250mg al dì di EPA e DHA e un rapporto Ω-6/Ω-3 di 3:1. Ecco dove trovarli!

Protezione solare - tabella che riporta gli alimenti ricchi di grassi polinsaturi
Figura 6: gli alimenti ricchi di omega-6 e omega-3 (Russo, 2009). I valori sono riportati in milligrammi e si riferiscono a 100g di alimento.

Alimenti ricchi di polifenoli

I polifenoli sono sostanze antiossidanti e antinfiammatorie, che proteggono i vasi sanguigni dai radicali liberi, migliorando la circolazione. Tra i vari polifenoli meritano un occhio di riguardo le antocianine, per i loro benefici sul microcircolo cutaneo.

Le ritroviamo negli alimenti blu, viola e rossi, quali:
  • aronia (1.480mg),
  • uva nera (888mg),
  • melanzane (750mg),
  • lamponi (365-589mg),
  • mirtilli (558mg),
  • ribes (80-420mg),
  • açai (320mg),
  • more (317mg),
  • arance rosse (200mg),
  • ciliegie (122mg).

N.B. I valori si riferiscono a 100g di prodotto.

E se i geloni dovessero ripresentarsi, nonostante tutti questi consigli? Ebbene, in questi casi è necessario intervenire con rimedi che variano in funzione della gravità. Scopriamone di più!

Cure naturali per i geloni

In questa categoria rientrano le cure termali e l’essenze, usate per prevenire e trattare le forme più lievi.

Balneoterapia

La balneoterapia è la cura termale per antonomasia, i cui benefici sono dovuti alla sinergia tra:

  • il calore, che dilata le arteriole ripristinando, in tal modo, la circolazione superficiale;
  • l’elevata concentrazione salina, che lenisce e sgonfia le estremità infiammate;
  • l’effetto idrostatico, sfruttato nella ginnastica in acqua, per riattivare la circolazione. Nel trattamento dei geloni si usano quattro vasche (due per le braccia e due per le gambe) regolate a 20-40°C.

Per maggiori dettagli sulla balneoterapia, v’invitiamo a leggere questo articolo.


E per chi non avesse la possibilità di andare alle terme? Tranquilli: ci sono bagni, pediluvi e maniluvi col sale grosso!

Bagni, pediluvi e maniluvi col sale grosso

Il sale grosso è un rimedio tradizionale per i geloni alle mani e ai piedi e può essere usato sotto forma di bagni, pediluvi e maniluvi: mentre il tepore dell’acqua riattiva la circolazione, il sale sgonfia le aree infiammate, donando sollievo.

Per preparare il bagno, si aggiungono due tazze di sale all’acqua della vasca, mentre per i pediluvi e i maniluvi la proporzione è di una tazza per un catino d’acqua; una volta allestito il tutto, si sta a mollo per circa 15 minuti. Potete effettuarli una o due volte al dì, anche tutti i giorni, se necessario.

Essenza di rosmarino

L’essenza di rosmarino è rubefacente, cioè richiama il sangue in superficie, quando applicata sulla pelle. Queste proprietà sono ascrivibili alla canfora, un principio attivo che raggiunge le arteriole e ne stimola la dilatazione, aumentando l’afflusso di sangue in superficie. Massaggiata sulla pelle, previa diluizione in un veicolo adatto, l’essenza può riattivare la circolazione e alleviare i sintomi dei geloni.

Ma come usarla?

Diluite 10mL di essenza in 90mL d’olio di mandorle dolci e messaggiate le aree affette fino a 3 volte al dì. Non applicatela mai pura, perché potrebbe irritarvi la pelle. 

Se amate il fai da te, invece, potete applicare con la stessa posologia l’oleolita, cioè il macerato oleoso delle foglie, di cui potete trovare la ricetta qui.

L’essenza di rosmarino è utile nella cura dei geloni di mani e piedi, ma è controindicata:

  • nei bambini sotto i 3 anni, negli anziani e nei pazienti asmatici, perché può provocare crisi respiratorie a causa della canfora;
  • nei pazienti epilettici, in quanto può favorire le convulsioni;
  • in gravidanza, durante l’allattamento e nei bambini sopra i 3 anni, l’essenza può essere usata solo sotto controllo medico.

Cure farmacologiche per i geloni

Chiudiamo in bellezza con i farmaci usati nella pratica clinica: corticosteroidi, antibiotici e vasodilatatori.

Corticosteroidi e antibiotici per uso topico

Negli stadi più avanzati si possono applicare, su prescrizione medica, le pomate a base di mometasone (Elocon®). Analogamente ad altri membri della categoria, questo corticosteroide inibisce la fosfolipasi A2, un enzima chiave dell’infiammazione.

La fosfolipasi A2, infatti, libera l’acido arachidonico dai grassi di membrana, che viene convertito a sua volta in prostaglandine, trombossani e leucotrieni, i mediatori responsabili dell’infiammazione.

Se ci sono ulcere, tuttavia, è necessario anche l’antibiotico per evitare che s’infettino. Tra le associazioni più comuni vi è il Gentalyn Beta®, contenente betametasone e gentamicina.

Vasodilatatori per uso orale

I farmaci sopraccitati possono essere associati alla nifedipina (Adalat®), un antipertensivo, somministrata al dosaggio di 30-60mg al dì. Benché l’efficacia sia ancora dibattuta, a causa dei metodi poco rigorosi usati negli studi, la nifedipina potrebbe essere utile poiché dilata i vasi sanguigni, comprese le arteriole, ripristinando la circolazione cutanea.


E con questo è tutto, cari lettori. Se l’articolo vi è piaciuto, e lo reputate interessante, consigliatene pure la lettura. Alla prossima!

L’articolo ha uno scopo puramente illustrativo e non sostituisce il parere del medico.

Bibliografia e sitografia
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Written by

Jessica Zanza

Classe 1987, una laurea in Farmacia e la passione per la divulgazione scientifica. Con Virginia Taddei e Annalisa Ardesi ho fondato Inchiostro Virtuale, attraverso il quale vi coinvolgerò nelle tematiche a me più care: quelle inerenti alla salute e al benessere.
Per contattarmi mandate una mail a j.zanza@inchiostrovirtuale.it