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Seconda parte del dossier interamente dedicato alla Dieta Mediterranea e ai suoi benefici.

Nella prima parte del dossier, abbiamo parlato delle caratteristiche della Dieta Mediterranea, per poter trattare gli effetti sulla salute in quelle successive. Se non l’avete ancora letta, vi consigliamo di farlo cliccando qui; altrimenti proseguite con la seconda parte, ovvero: la Dieta Mediterranea può prevenire i tumori? Buona lettura!


Dieta Mediterranea e tumori: cosa dice la ricerca?

Che l’alimentazione possa incidere – insieme a tanti altri fattori, modificabili e non – sul rischio di sviluppare i tumori, è un fatto ormai acclarato e accettato dalla comunità scientifica. E infatti la IARC (ovvero l’International Agency for Research on Cancer) ha inserito, tra i cancerogeni per gli umani, gli alcolici e le carni processate e, tra i probabili cancerogeni, le carni rosse e le fritture, che, se consumati in quantità e con frequenza elevate, come accade in Occidente, aumentano il rischio di sviluppare i tumori.

Ma anche i dolciumi (sebbene non rientranti nei gruppi suddetti) possono influenzare indirettamente il rischio, perché ricchi di zuccheri semplici. I più curiosi potranno ottenere maggiori dettagli, leggendo il box di approfondimento!

Alcolici

Le bevande alcoliche (come la birra, il vino e i liquori) sono accomunate dalla presenza dell’etanolo. Questa sostanza è stata inserita dalla IARC fra le sostanze cancerogene, perché negli umani aumenta il rischio di sviluppare tumori:

  • epatici (fattore causale);
  • orali, faringei, laringei ed esofagei (fattore di rischio elevato);
  • intestinali e mammari (fattore di rischio).

L’aumento del rischio tumorale, purtroppo, è stato osservato anche per assunzioni modeste di alcolici ed è ascrivibile sia all’etanolo, che facilita la penetrazione dei cancerogeni nelle cellule dell’intestino, sia all’acetaldeide, un cancerogeno derivante dall’ossidazione dell’etanolo nel fegato.

Carni processate

Salumi e insaccati, al pari degli alcolici, sono stati inseriti nel gruppo delle sostanze cancerogene negli umani. Complici le tecniche di lavorazione delle carni (salatura e affumicatura) e l’uso di particolari conservanti (nitrati e nitriti), essi causano la formazione di sostanze mutagene che aumentano il rischio di tumori gastrointestinali.

Carni rosse

Diversamente da salumi e insaccati, le carni rosse non lavorate sono considerate probabilmente cancerogene dalla IARC. Questo significa che, le prove attestanti la cancerogenicità negli umani, sono limitate.

Mettendo da parte quei casi in cui vengono trattate con nitrati e nitriti per mantenerne vivo il colore o quando vengono cotte alla piastra o alla brace, con conseguente formazione di cancerogeni chiamati idrocarburi aromatici policiclici, le carni rosse in quanto tali potrebbero aumentare il rischio di tumore perché contengono ferro-eme. Il ferro-eme, infatti, aumenta la produzione di radicali liberi, tossici per il DNA delle cellule.

Fritture

Analogamente alle carni rosse, anche le patatine e altri alimenti fritti sono probabilmente cancerogeni. Durante la cottura in olio bollente, infatti, possono svilupparsi sostanze che danneggiano il DNA e aumentano il rischio di mutazioni (acrilammide). Oltre a limitarne il consumo, un modo per ridurre l’assunzione di questi contaminanti è quella di scegliere l’olio giusto, come abbiamo visto qui.

Dolciumi

Gli zuccheri come il saccarosio e il glucosio, presenti nei dolciumi, oltre a ridurre la sensibilità dei tessuti all’insulina e aumentare il rischio di sviluppare il diabete di tipo II, aumentano i livelli ematici di IGF-1: un fattore di crescita che aumenta la proliferazione delle cellule e la loro sopravvivenza, aumentando così il rischio di tumori intestinali.

E la Dieta Mediterranea, invece?

Questo modello alimentare – pur privilegiando il consumo di alimenti vegetali, fonti di fibre, antiossidanti e grassi monoinsaturi – non esclude il consumo di vino, carni rosse, carni processate e dolciumi ma, anzi, raccomanda il consumo di:

  • < 2 porzioni alla settimana di carni rosse;
  • ≤ 1 porzione alla settimana di carni processate;
  • ≤ 2 porzioni alla settimana di dolci;
  • vino rosso con moderazione (2 bicchieri al dì per l’uomo e 1 bicchiere al dì per la donna, nei pasti principali).

Le fritture sono previste occasionalmente, come sgarro alla regola.

Piramide della Dieta Mediterranea secondo la Fondazione Dieta Mediterranea
Figura 1: piramide mediterranea. Credits: Fundación Dieta Mediterránea.

Varrebbe la pena di chiedersi, dunque, se e in che modo, la presenza di questi alimenti poco salutari, possa influenzare gli effetti della DM sul rischio tumorale. E questo vale anche (e soprattutto) per il vino rosso – la bevanda alcolica della tradizione mediterranea – il cui consumo moderato viene pubblicizzato come benefico, in virtù della presenza del resveratrolo (una sostanza antiossidante).

Un vero peccato, però, che quella sul resveratrolo sia l’ennesima bufala alimentare!

Il vino rosso, infatti, contiene mediamente 1mg/L di resveratrolo, cioè 0,2mg per bicchiere: una quantità insufficiente per svolgere qualsivoglia effetto sull’organismo. L’alcol, invece, non solo è presente in quantità significative, ma (come visto in precedenza) può esplicare i suoi effetti anche a dosi modeste.

Per maggiori dettagli sul resveratrolo, leggete: “Resveratrolo d’uva: sostanza portentosa o falso mito?“.

Tornando a noi…

A partire dall’identificazione della Dieta Mediterranea negli anni ’50, ad opera di Ancel Keys, sono state condotte diverse ricerche per valutarne gli effetti sulla salute.

La correlazione tra Dieta Mediterranea e tumori, in particolare, è stata ampiamente studiata e lo è tuttora, tanto che nel 2017 è stata pubblicata (sulla rivista Nutrients) una revisione sistematica e metanalisi che ha esaminato la bellezza di 83 studi clinici, tra studi di caso-controllo, studi di coorte e studi controllati randomizzati, per un totale di 2.130.753 partecipanti.

Ebbene, l’analisi dei dati ha rivelato che, l’adesione alla Dieta Mediterranea, è associata a un minor rischio di morire a causa del cancro, così come a un minor rischio di sviluppare svariate tipologie di tumori, soprattutto quelli del colon e del retto. Scopriamone di più!

Dieta Mediterranea e tumori del colon-retto

I tumori del colon-retto – che in Italia colpiscono 23.000 donne e 30.000 uomini ogni anno, di età compresa tra i 60 e i 75 anni – sono dovuti alla proliferazione incontrollata delle cellule che foderano il lume delle parti terminali dell’intestino crasso (il colon e il retto, per l’appunto). Gran parte di essi sono benigni e appaiono come piccole escrescenze della mucosa (definite polipi), che possono diventare maligne (adenocarcinomi e carcinomi) con probabilità direttamente correlate alle dimensioni.

Parlando di fattori di rischio, circa il 70% di essi si sviluppa per cause non ereditarie ed è, dunque, potenzialmente prevenibile agendo sullo stile di vita e l’alimentazione. In una revisione di 40 studi preclinici e clinici, pubblicata sulla rivista Frontiers in Nutrition nel 2017, Donovan e colleghi hanno esaminato gli effetti dell’adesione alla Dieta Mediterranea sui tumori del colon-retto.

La revisione ha incluso studi osservazionali di caso-controllo e di coorte, le cui popolazioni provenivano sia dai Paesi del Mediterraneo, come la Grecia e l’Italia, sia da altri Paesi come gli USA.

Ma cosa è emerso da questa ricerca?

L’analisi dei dati ha evidenziato che la Dieta Mediterranea può avere sì un effetto protettivo verso i tumori colon-rettali, ma che questi effetti sono significativi nelle popolazioni che – per tradizione – mangiano “mediterraneo” (come, ad esempio, quelle italiane e greche) mentre sono insignificanti nelle altre, come quelle americane. È probabile, infatti, che, in queste ultime popolazioni, i risultati siano stati compromessi da precedenti abitudini alimentari e/o dal modo in cui è stata valutata l’adesione al modello mediterraneo.

Ma, quindi, la Dieta Mediterranea protegge o no dai tumori del colon-retto?

Nonostante le discrepanze suddette, l’analisi dei dati nel suo complesso indica che la DM – se adottata sin da giovani – riduce il rischio di sviluppare i tumori maligni del colon-retto, come il carcinoma.

Sembra, infatti, che essa possa prevenire la trasformazione maligna dei polipi – ma non impedire che questi ultimi si formino – come ha evidenziato un recente studio condotto in Israele, pubblicato sul World Journal of Cancer nel 2018.

Allo studio, condotto presso il Tel Aviv Medical Center, hanno partecipato volontari di 40-70 anni, suddivisi in due gruppi:

  • i controlli, cioè le persone che non hanno ricevuto la diagnosi di polipi, né durante né dopo lo studio (385);
  • i casi, ovvero coloro che hanno ricevuto la diagnosi di polipi avanzati (206) o adenomi non avanzati (192), tra i quali si contava il maggior numero di uomini, vecchi, fumatori e persone in sovrappeso.

Dalla ricerca in questione è emerso che tra i controlli, c’erano più persone aderenti alla DM rispetto ai casi con polipi avanzati e, tra questi ultimi, il numero di polipi rilevati era inferiore nei pazienti che seguivano questo modello alimentare.

Nei casi con adenomi non avanzati, invece, mancava un’associazione significativa tra adesione alla DM, presenza e numero degli adenomi, suggerendo che, il mangiare “mediterraneo”, possa influire sulla progressione dei tumori (ovvero la trasformazione delle cellule benigne in maligne) ma non sulle fasi iniziali del loro sviluppo.

Alla luce di quanto visto finora, dunque, le evidenze disponibili confermano gli effetti protettivi della Dieta Mediterranea verso i tumori, nonostante essa non escluda gli alimenti classificati come cancerogeni e probabilmente cancerogeni dalla IARC.

“Moderazione” è la parola chiave!

Nella DM, infatti, gli alimenti suddetti vengono consumati in quantità e con una frequenza basse, fatto che – insieme alla predilezione per gli alimenti ricchi di fibre, antiossidanti e grassi buoni – contrasta l’infiammazione cronica dei tessuti, un importante fattore di rischio per lo sviluppo dei tumori. Detto ciò, approfondiamo il ruolo di questi alimenti benefici!

Fonti alimentari di fibre

Frutta, verdura, cereali e loro derivati (meglio ancora se integrali) sono importanti fonti di fibre: carboidrati complessi non digeribili, il cui consumo è stato associato a un effetto protettivo verso i tumori.

Le fibre, infatti:

  • rallentano l’assorbimento degli zuccheri, perciò controllano i livelli di insulina e IGF-1 (che, se elevati, possono favorire la trasformazione delle cellule intestinali);
  • favoriscono la regolarità intestinale, perciò prevengono l’infiammazione scatenata dall’accumulo dei prodotti di scarto;
  • favoriscono lo sviluppo dei ceppi batterici che producono gli SCFA (sostanze benefiche per le cellule del colon-retto) e stimolano il sistema immunitario a eliminare le cellule anomale.
Fonti alimentari di antiossidanti

Frutta e verdura sono ricche di vitamine C ed E, carotenoidi e polifenoli, antiossidanti che proteggono le cellule dallo stress ossidativo e dall’infiammazione, fattori di rischio per i tumori. I polifenoli, inoltre, “dialogano” col DNA delle cellule, controllandone, così, la crescita e la sopravvivenza.

Fonti alimentari di grassi buoni

Omega-9, Omega-6 e Omega-3 sono grassi che ritroviamo, rispettivamente, nell’olio d’oliva, nella frutta a guscio e nel pesce azzurro. Il loro consumo è associato alla riduzione dei processi infiammatori che coinvolgono i nostri tessuti, perché nell’organismo vengono convertiti in sostanze antinfiammatorie. E, dal momento che l’infiammazione cronica è un fattore di rischio per i tumori, questi grassi contribuiscono alla riduzione del rischio.


In conclusione…

La Dieta Mediterranea è un modello alimentare che, prediligendo il consumo di alimenti contenenti fibre, antiossidanti e grassi buoni, e limitando quelli contenenti alcol, zuccheri, colesterolo e grassi saturi, contrasta l’infiammazione cronica, importante fattore di rischio per lo sviluppo dei tumori (e non solo). Seguirla sin da piccoli, tuttavia, è necessario affinché possa essere in qualche modo d’aiuto.

E con questo è tutto, cari lettori. Sperando che l’articolo vi abbia incuriosito, vi diamo l’appuntamento a maggio, con la terza parte del dossier. Di cosa parleremo? Non perdetevi i nostri aggiornamenti per scoprirlo. Alla prossima!

L’articolo ha uno scopo puramente illustrativo e non sostituisce il parere del medico.

Bibliografia e sitografia
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