Dieta Mediterranea e cardiodiabesity

Terza parte del dossier interamente dedicato alla Dieta Mediterranea e ai suoi benefici.

Eccoci finalmente giunti alla terza e (almeno per ora) ultima parte del dossier, dove approfondiremo il ruolo della Dieta Mediterranea nella cardiodiabesity, ovvero se e in che modo, questo modello alimentare, possa influenzare il rischio di sviluppare la sindrome metabolica, l’obesità, il diabete e le malattie cardiovascolari, nonché il loro decorso, qualora siano già presenti.

Sindrome metabolica

La sindrome metabolica, in realtà, non è una malattia, bensì un insieme di fattori di rischio per il diabete e le malattie cardiovascolari. I criteri diagnostici aggiornati prevedono che, affinché si possa parlare di sindrome metabolica, debbano essere presenti almeno 3 dei seguenti sintomi:

  • girovita largo (> 89cm nelle donne e > 102cm negli uomini);
  • trigliceridi elevati (≥ 150mg/dL);
  • colesterolo HDL basso (< 40mg/dL negli uomini e < 50mg/dL nelle donne);
  • pressione alta (≥ 130/85 mm di mercurio);
  • glicemia a digiuno alta (≥ 100mg/dL).
Obesità

L’obesità, soprattutto quella addominale, è stata identificata tra le cause delle malattie cardiovascolari e del diabete e si stima che, entro il 2025, circa il 18% degli uomini e più del 21% delle donne saranno obesi, rispetto agli attuali 10,8% e 14,9%. In base all’Indice di Massa Corporea, un parametro che mette in relazione la massa corporea con la statura, si definiscono obesi gli individui con IMC > 30.

Diabete mellito

Il diabete è una malattia cronica, che si manifesta quando l’insulina -l’ormone che riduce la concentrazione degli zuccheri nel sangue- non viene più prodotta dal pancreas (diabete di tipo 1) o non è più efficace (diabete di tipo 2). Si stima che, entro il 2030, il diabete rappresenterà la settima causa di morte in tutto il mondo.

Malattie cardiovascolari

Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte al mondo e sono spesso associate all’obesità e al diabete. Tra esse troviamo le coronaropatie e le malattie cerebrovascolari, che possono culminare in eventi acuti come l’infarto del miocardio e l’ictus.

Poiché queste condizioni sono reciprocamente correlate e possono coesistere nello stesso paziente, gli studiosi hanno coniato un termine ombrello -cardiodiabesity, per l’appunto- che potesse racchiuderle e identificarle. Ma ora torniamo a noi: la DM possiede effetti positivi sulla cardiodiabesity? Lasciamo la parola agli esperti!

Dieta Mediterranea e cardiodiabesity: lo studio

La letteratura abbonda di pubblicazioni in cui vengono discussi gli effetti della Dieta Mediterranea sulla cardiodiabesity, dal momento che questo fenomeno -seppur allarmante per la sua diffusione- è prevenibile o comunque modulabile agendo sullo stile di vita, alimentazione inclusa. Un gruppo di studiosi, quindi, ha effettuato una revisione sistematica degli studi fino al 2016, per valutare il ruolo della DM sulle singole componenti della cardiodiabesity.

Nella revisione sono stati inclusi ben 50 studi: 30 già valutati in una precedente revisione -ma selezionati dai nostri autori con criteri più restrittivi- e 20 più recenti e mai esaminati prima, condotti da ottobre 2013 a luglio 2016. In questi lavori sono stati valutati gli effetti della Dieta Mediterranea in toto, e quindi non quelli dei singoli alimenti, sia nella popolazione generale sia in quelle ad alto rischio o già ammalate.

In alcuni di essi, i ricercatori si limitavano a osservare gli effetti dell’adesione alla DM sui partecipanti sani o ammalati, mentre in altri intervenivano mettendo a confronto gli effetti della DM -eventualmente arricchita di particolari alimenti, come l’olio evo- con quelli di altri modelli o con nessuno, ed effettuando dei controlli post-intervento per non meno di 6 mesi; altri ancora, infine, erano revisioni sistematiche e metanalisi (cioè analisi statistiche dei dati).

Ma cosa è emerso da questa revisione? Gli autori hanno pubblicato i risultati sotto forma di domande e risposte, assegnando a ciascuna di queste ultime un livello di evidenza (alto, moderato, basso) in base alla qualità dei dati esaminati.

Livello di evidenza: alto

  • I dati provengono da studi controllati randomizzati (Randomized Controlled Trials, RCTs), che mettono a confronto gli effetti della Dieta Mediterranea con quelli di altri modelli alimentari e dove i partecipanti vengono casualmente assegnati ai gruppi d’intervento.
  • Gli RCTs in questione sono molto rigorosi, sia in termini di progettazione sia in termini di esecuzione.
  • Esistono delle metanalisi, cioè delle analisi statistiche, dei suddetti RCTs.
  • È poco probabile che ulteriori studi alterino la certezza degli effetti stimati.

Livello di evidenza: moderato

  • I dati provengono da RCTs che presentano piccole limitazioni.
  • Esistono metanalisi dei suddetti RCTs.
  • È probabile che ulteriori studi alterino la certezza degli effetti stimati.

Livello di evidenza: basso

  • I dati provengono da:
    • RCTs con limitazioni importanti;
    • studi non controllati e non randomizzati;
    • studi osservazionali;
    • metanalisi di studi psicologici negli umani.
  • È molto probabile che ulteriori studi alterino la certezza degli effetti stimati.

Ma ora, approfondiamo la questione!

Che effetti ha la DM sulla sindrome metabolica?

Una forte adesione alla Dieta Mediterranea potrebbe abbassare il rischio di sviluppare la sindrome metabolica. Dagli studi, infatti, emerge un aumento del colesterolo HDL e una riduzione dei trigliceridi, del girovita e della pressione, nelle persone sane che seguono con rigore la DM. Il livello di evidenza, tuttavia, è moderato-alto, perché non tutti gli studi hanno evidenziato questa associazione.

Che effetti ha la DM sull’obesità?

I benefici della Dieta Mediterranea sull’obesità sono ben documentati e supportati da un livello di evidenza alto. Gli studi esaminati, infatti, dimostrano che, l’adesione alla DM nei soggetti obesi, riduce:

  • la massa corporea e, quindi, l’IMC, che si ottiene dividendo la massa corporea (kg) per il quadrato della statura (m2);
  • l’adiposità addominale, che è quella più pericolosa per il cuore, come giustificato da una riduzione del girovita;
  • l’infiammazione cronica associata all’obesità, soprattutto quella arricchita di olio evo e frutta a guscio.

La DM, inoltre, aiuta a mantenere nel tempo gli effetti del dimagrimento nei soggetti obesi, ma non in quelli normopeso.

Che effetti ha la DM sul diabete di tipo 2?

Sembra che, l’adesione alla DM, possa abbassare il rischio di sviluppare il diabete e, qualora fosse già presente, possa contribuire a mantenerlo sotto controllo, come evidenziato dalla riduzione dell’emoglobina glicata (una proteina usata per identificare la glicemia media per un lungo periodo di tempo) nei diabetici. Tuttavia, poiché non tutti gli studi (tra cui una metanalisi) dimostrano questa associazione, il livello di evidenza è moderato.

Che effetti ha la DM sulle malattie cardiovascolari?

I risultati emersi da numerosi studi, mettono in mostra gli effetti protettivi della Dieta Mediterranea, nei confronti delle malattie cardiovascolari, soprattutto quella arricchita in frutta a guscio e olio evo, che è nettamente più benefica rispetto a una semplice dieta povera di grassi. Pensate che una metanalisi di 20 studi, per un totale di 888.257 partecipanti, ha evidenziato una riduzione relativa del rischio pari al 40%.

L’adesione alla DM, inoltre, è stata associata a una riduzione della mortalità dovuta alle malattie cardiovascolari o ad altre cause, sia nella popolazione generale sia nelle popolazioni a rischio, come quelle obese. Il livello di evidenza è alto.


Dieta Mediterranea e cardiodiabesity: considerazioni finali

Tirando le somme, dunque, possiamo affermare con certezza che, l’adesione alla Dieta Mediterranea, promuove la perdita di peso e il mantenimento dei risultati nelle persone in sovrappeso od obese e riduce il rischio di sviluppare le malattie cardiovascolari, nonché la mortalità ascrivibile alle stesse o ad altre cause, in tutta la popolazione. Rimangono alcuni dubbi, invece, riguardo agli effetti sulla sindrome metabolica e sul diabete, che dovrebbero essere indagati da ulteriori ricerche.

Ma perché la Dieta Mediterranea protegge dalla cardiodiabesity?

Questi benefici derivano dal modello alimentare in toto, nel quale predominano -come illustrato nella piramide alimentare- gli alimenti ricchi di fibre, antiossidanti e grassi mono- e polinsaturi, su quelli ricchi di zuccheri semplici, colesterolo e grassi saturi.

Piramide della Dieta Mediterranea secondo la Fondazione Dieta Mediterranea
Figura 1: piramide mediterranea. Credits: Fundación Dieta Mediterránea.

Le fibre promuovono la sazietà e modulano la glicemia

Frutta, verdura e cereali integrali, sono importanti fonti di fibre, che -oltre a promuovere la regolarità e il benessere dell’intestino- aumentano il senso di sazietà e rallentano l’assorbimento degli zuccheri. In questo modo impediscono che si raggiungano i picchi di glicemia post-prandiali, responsabili dell’aumento di peso e dello sviluppo di resistenza all’insulina.

Quante fibre consumare?

Ogni adulto dovrebbe assumere 30g al giorno di fibre, che possono essere raggiunti consumando, tutti i giorni nei pasti principali:

  • 1-2 porzioni di frutta;
  • ≥ 2 porzioni di verdura;
  • 1-2 porzioni di cereali integrali (riso, orzo, farro) e derivati (pasta, pane, couscous).

Gli antiossidanti e i grassi insaturi riducono l’infiammazione cronica

Frutta, verdura, olio evo e tè verde, sono ricchi di antiossidanti (carotenoidi, biofenoli, vitamine C ed E) che, neutralizzando i radicali liberi, riducono l’infiammazione cronica associata all’obesità e prevengono l’invecchiamento precoce dei tessuti, alla base del diabete e delle malattie cardiovascolari.

  • L’olio evo si può usare per condire le pietanze -meglio se a crudo per preservare gli antiossidanti- in quantità pari a 3-5 cucchiai da minestra al giorno.
  • Il tè verde può essere sorseggiato 2-3 volte al dì, meglio se nella prima parte della giornata, per evitare ripercussioni sul sonno.

Frutta a guscio e pesce azzurro, invece, contengono grassi polinsaturi Omega-6 e Omega-3, dai quali vengono prodotte sostanze antinfiammatorie, che proteggono i vasi sanguigni, il cuore e il cervello. Secondo le linee guida ufficiali, si dovrebbero consumare:

  • 1-2 porzioni di frutta a guscio al giorno;
  • ≥ 2 porzioni alla settimana di pesce azzurro.

Ecco una tabella con gli alimenti più ricchi di questi grassi!

Protezione solare - tabella che riporta gli alimenti ricchi di grassi polinsaturi
Figura 2: gli alimenti ricchi di Omega-6 e Omega-3. Credits: Russo, 2009.

E con questo siamo giunti al termine della terza parte del dossier, e per ora anche l’ultima, dedicata agli effetti della Dieta Mediterranea sulla cardiodiabesity. Se non avete letto le prime due parti, tuttavia, potete rimediare cliccando sui seguenti link:

Buona lettura e alla prossima!

L’articolo ha uno scopo puramente illustrativo e non sostituisce il parere del medico.

Bibliografia e sitografia
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Written by

Jessica Zanza

Classe 1987, una laurea in Farmacia e la passione per la divulgazione scientifica. Con Virginia Taddei e Annalisa Ardesi ho fondato Inchiostro Virtuale, attraverso il quale vi coinvolgerò nelle tematiche a me più care: quelle inerenti alla salute e al benessere.
Per contattarmi mandate una mail a j.zanza@inchiostrovirtuale.it