copyright
26 marzo 2019: il Parlamento Europeo ha approvato -con 348 voti a favore, 274 contrari e 36 astenuti- la riforma del copyright, con le nuove regole sul diritto d’autore.

Nonostante le polemiche e l’auto-oscuramento di Wikipedia, la riforma del copyright su Internet è stata approvata dal parlamento UE, con i voti favorevoli di PD e Forza Italia e contrari di Lega e 5 stelle. Il testo è stato pensato per controbilanciare gli introiti commerciali ottenuti dalle grandi piattaforme di aggregazione di contenuti, come Facebook, Google e Youtube, con i diritti di creativi e giornalisti. La direttiva dovrà essere convertita da tutti i paesi UE.

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Ecco, in parole semplici, cosa cambierà con l’approvazione della nuova normativa.


Riforma del copyright: cosa cambierà?

Il testo del provvedimento si propone di adattare la legge europea risalente al 2001 alle nuove realtà dell’era digitale, introducendo l’obbligo per le grandi piattaforme, come Google e Facebook, di mettersi d’accordo (anche economicamente) con editori, giornalisti, fotografi e videomaker, per la distribuzione di contenuti.

Questo implica che un produttore di contenuto possa decidere di non consentire la pubblicazione sulle piattaforme digitali, nemmeno a fronte di un compenso.

Oltre all’accordo su un equo compenso (la cosiddetta link tax dell’articolo 11), quindi, i “player” del web dovranno anche vigilare che i contenuti coperti da copyright non vengano diffusi senza consenso attraverso sistemi di controllo a monte (come previsto dall’articolo 13).

Altro punto al centro del dibattito era quello legato alla possibilità di aggregatori di notizie, come Google News, di “spoilerare” le notizie che linkano con ampi riassunti, tali da spegnere nel lettore la curiosità di cliccare sull’articolo. Con la nuova norma, gli “snippet brevi” – le parole che descrivono un articolo – non sono protetti, purché siano molto brevi o composti da singole parole.

La responsabilità è delle piattaforme, non dell’utente

La novità che dovrebbe far girare questo nuovo meccanismo è che, la responsabilità di pubblicare contenuti protetti da diritti d’autore, non è più del singolo ma della piattaforma. Cosa significa? Che, a meno di non voler incorrere in sanzioni, Youtube e simili dovranno trovare accordi con i giornali come Repubblica o con le case discografiche come Universal, per girare la loro parte degli introiti o, in alternativa, bloccare qualsiasi pubblicazione soggetta a copyright.

Ma esistono delle eccezioni?

Per proteggere il diritto alla libera circolazione del materiale e delle idee -che costituisce l’essenza del web- i legislatori hanno previsto delle eccezioni alla normativa: meme e gif creati per fare parodie o citazioni, non saranno interessati dalla nuova legge, così come i portali che operano senza scopo di lucro (e quindi la stessa wikipedia), mentre le start up con meno di 3 anni di vita, un fatturato annuale inferiore a 10 milioni di euro e un traffico mensile medio di visitatori unici inferiore a 5 milioni, saranno soggette a obblighi più leggeri rispetto a quanto previsto per le grandi piattaforme consolidate.

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Ci sono dei rischi legati all’applicazione della riforma?

Al di là delle buone intenzioni della riforma, è indubbio che si possa andare incontro ad alcuni rischi, come per esempio il fatto che, pur di non pagare i diritti d’autore, le piattaforme applichino dei filtri molto rigorosi ai materiali condivisibili, impoverendo di fatto la varietà di contenuti presenti e, quindi, anche l’interesse a navigare da parte degli utenti. Si creerebbe così un circolo vizioso, che porterebbe alla diminuzione del traffico e alla crisi degli stessi aggregatori. Si spera che, all’atto pratico, le dinamiche si assestino su un equilibrio ragionevole tra diritto d’autore e libertà di condivisione.


In conclusione…

La Direttiva non sarà legge nei singoli Paesi dell’Unione prima della primavera/estate del 2021, il che, nell’economia digitale, significa un’era geologica. È tecnicamente impossibile dire oggi se, domani, le nuove regole saranno ancora utili a governare un fenomeno – quello della circolazione dei contenuti online – che realisticamente si presenterà con tratti sensibilmente diversi.

Non resta che attendere cercando, negli anni che verranno, di limitare gli effetti negativi delle nuove regole ed esaltare i pochi positivi perché -a prescindere dal fatto che, sin qui, si sia fatto il tifo per l’approvazione della Direttiva o contro- oggi la Direttiva è una legge europea destinata a governare le nostra vita sul web, la nostra dieta info-mediatica, la nostra società e la nostra democrazia.

Maria Gabriella Depalo

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