Contratto con Dio

Pionieri si nasce

La nascita del graphic novel si fa coincidere, convenzionalmente, con la pubblicazione di Contratto con Dio di Will Eisner, nel 1978. In realtà, non fu il talentuoso vignettista e fumettista statunitense a inventare il romanzo grafico, dal momento che questo concetto circolava già da diversi anni, ma l’espressione acquisì davvero senso quando la associò a Contratto con Dio.

Eisner stesso scrive, in una delle sue prefazioni all’opera: “Nel 1978, incoraggiato dalle opere di sperimentatori come Otto Nückel, Franz Masereel e Lynd Ward – che negli anni ’30 del ‘900 pubblicarono dei romanzi privi di testo e narrati solo attraverso il disegno -, mi cimentai in un lavoro impegnativo, che in parte riprendeva il loro esempio… Lo chiamai graphic novel.”
È necessario sottolineare che il pubblico del fumetto dell’epoca era abituato a supereroi in calzamaglia, a poliziotti raddrizzatorti e a storie di mostri e dischi volanti (molto spesso, lavori di bassissimo livello). Gli unici scorci di vita reale proposti dai comic erano quelli delle strisce umoristiche: innocui scontri quotidiani tra moglie e marito e poco più.
Ma Eisner, che nel 1978 aveva 61 anni e avrebbe potuto tranquillamente mettersi in poltrona a godere dei proventi della sua opera, decide di persistere nel dare fondo alla sua passione di scrivere e disegnare: si distacca, quindi, dalla produzione supereroistica di The Spirit (esuberante dichiarazione del potenziale dei fumetti) in favore di una letteratura fatta di immagini.

Contratto con Dio è costituito da quattro racconti ambientati nei primi anni ’30 del secolo scorso. Sono gli anni di chi dirotta la propria esistenza verso gli Stati Uniti d’America. Donne e uomini qualsiasi approdati nella terra delle mille opportunità per sfuggire alle persecuzioni razziali e alla miseria che caratterizzava molte zone dell’Europa orientale.
Le storie di questo graphic novel nascono al 55 di Dropsie Avenue, un caseggiato del Bronx. Il mondo di Dropsie Avenue è il mondo di Eisner, un mondo molto personale e intimista fatto di ricordi: mura fatiscenti, panni stesi, grondaie storte, vociare indefinito nella New York della Grande Depressione.
Contratto con Dio è una raccolta di storie oneste e profonde che parlano di gente comune che vivevano tra le mura di un caseggiato dove andavano in scena drammi di ogni tipo e dove, ovviamente, non c’era né privacy, né anonimato.

Non fu un prodotto facilmente collocabile, all’inizio, e non ebbe subito il riscontro che meritava (Eisner si rivolse a diversi editori prima di trovarne uno disponibile a questa scommessa). Basti anche pensare che i librai, sorpresi dalla novità, ne sistemarono le copie nel reparto di articoli religiosi.
Tra gli editori italiani di Contratto con Dio ricordiamo le ultime due versioni a cura di Fandango Libri (2010) e Rizzoli Lizard (2017).

“Sono storie vere. La narrazione e le descrizioni le hanno trasformate in fantasia.” – (Will Eisner)

La prima storia è Contratto con Dio che, oltre a dare il titolo all’opera, è quella più dolorosa. Si tratta di un’amara parabola che prende le mosse da un fatto realmente accaduto ad Eisner: la morte della figlia sedicenne Alice, per la quale l’autore ebbe non pochi problemi a elaborare il lutto.
Frimme Hersh, un trovatello ebreo che dalla Russia zarista approderà negli Stati Uniti d’America, tartassato dalla malasorte, si raccomanda a Dio, con il quale stila i termini di un contratto. Come Mosè, lo scrive su una pietra, promettendo che sarà un ebreo osservante della Torah. In cambio vuole solo la benevolenza di Dio.
Cresce solo, senza moglie, ma pieno di riguardi nei confronti dei poveri e dei deboli, dedicando tutto il suo affetto alla figlia adottiva,
Rachele, la quale, però, gli viene strappata improvvisamente a causa di una malattia. L’uomo, stravolto dal dolore, rescinde il contratto scagliandolo fuori dalla finestra. Da quel momento, la vita di Hersh prende un’altra direzione: diventa un dissoluto e avaro affittacamere però non sarà mai felice.
Ma chi ha commesso l’errore? Dio? L’uomo? Oppure c’era qualcosa di sbagliato nel contratto che Hersh aveva firmato e controfirmato anni prima? Hersh se le pone tutte queste domande e, se non è troppo tardi, vorrebbe proprio stipulare un nuovo contratto con Dio. Pronto a tornare sulla retta via, si farà aiutare dai saggi della sinagoga per la stesura dell’accordo.
Chissà se darà i frutti sperati questo suo
tardivo ravvedimento

Il cantante di strada, la seconda storia, ha per protagonista un giovane artista alcolizzato che, durante il suo peregrinare tra i vicoli di Dropsie Avenue, trova sul suo cammino un’inaspettata occasione di riscatto: viene, infatti, adescato da un’anziana star del canto che, dopo averlo fatto entrare nella sua abitazione e aver avuto un rapporto sessuale, lo convince a seguire gratuitamente le sue lezioni di canto per provare a raggiungere il successo. Dopo avergli dato dei soldi per un nuovo abito, la donna congeda il cantante dandogli appuntamento per l’indomani.
Ma l’uomo è solo un povero cristo, un disgraziato che spenderà questi soldi per l’ennesima bottiglia al bar, senza minimamente curarsi del figlio e della moglie incinta.
Passata la sbornia, il nostro ubriacone avrà
voglia di cambiare e coglierà l’attimo?

Nella terza storia, Il Super, abbiamo come soggetto il sopraintendente del caseggiato, il tedesco Mr. Scuggs, presentatoci come un tizio burbero e spietato, e malvisto in un condominio di ebrei.
Il compito del super (termine che, nello slang, indica “custode”) è principalmente quello di riscuotere l’affitto e ridurre al minimo le lamentele degli affittuari. Il tutto senza una briciola di accondiscendenza o di pietà, ovvio. L’uomo ha solo l’amore di Hugo, il suo cane, e vive in una stanzetta nel sottoscala tappezzata di immagini pornografiche.
Il
castigo è travestito da innocenza e bussa direttamente alla porta di Mr. Scuggs: una bambina, tutt’altro che angelica, cercherà di adescarlo, giocando sporco.
È arrivata la fine per Mr. Scuggs o riuscirà a salvarsi?

Cookalein ci porta lontano dal caseggiato ma sempre nella miseria. Nella quarta e ultima storia di Contratto con Dio, ci vengono presentate le vacanze tipo di un miserabile proveniente da un contesto come quello del 55 di Dropsie Avenue durante quei difficili anni.
È il racconto di un gruppo di persone, dei loro sogni, esperienze, sentimenti. Persone che nemmeno in villeggiatura non possono fare a meno di sbagliare, rischiare, ingarbugliare, esagerare, con una brutalità e un ritmo degno di una
serie TV.
La miseria va in vacanza, sì, ma senza abbandonare lo sciagurato di turno.

“Non c’è nessuno come Will Eisner. Non c’è mai stato e, nei miei momenti più bui, dubito che ci sarà mai più.” – (Alan Moore)

Sul piano narrativo, l’opera espone le possibilità espressive del mezzo fumettistico: da un lato vengono proposti temi importanti (morte, senso della vita), dall’altro viene rappresentato il vivere comune nella sua molteplicità di sfaccettature, dal cammino di crescita di un adolescente ai problemi economici di una famiglia media.

Eisner sa sempre come creare un perfetto equilibrio tra il disegno ed il testo, presenza fondamentale in questo volume.
Il suo tratto è unico e inimitabile. E non è solo il suo modo di rappresentare i soggetti, quasi più virato alla caricatura, ma la costruzione della vignetta stessa, che cerca di conquistare il lettore più per il carico emotivo che non per la verosimiglianza della storia. Dei chiari esempi di ciò possono essere il modo in cui Hersh sembra quasi rivolgersi allo spettatore quando stipula il nuovo contratto, le pulsioni di Mr. Scuggs e quando Benny cerca di vendicarsi, in Cookalein.
Il linguaggio del corpo e le espressioni facciali sono quasi lirici per la loro intensità, e Eisner riesce a entrare anche nei dettagli visivamente più pruriginosi senza scivolare nel volgare. Le nudità femminili sono presentate, infatti, sempre in modo naturale e funzionale alla storia.

Molto interessante l’idea di rinunciare quasi completamente alla vignettatura (molte tavole sono a tutta pagina), preferendo una suddivisione delle immagini meno artificiosa. Viene eliminata anche la didascalia a favore di una vera e propria narrazione scritta, che permette al lettore di essere introdotto agli eventi in maniera più esaustiva.
Fondamentale la scelta del colore seppia per le coloriture, molto evocativo, in contrapposizione all’ipercolorismo della maggioranza delle pubblicazioni dell’epoca.

Eisner non era soltanto un precursore rispetto ai suoi tempi: è il presente che è rimasto indietro rispetto a lui. ” – (John Updike)

Lo scopo di Eisner era di usare il caseggiato di Dropsie Avenue come un contenitore da cui estrarre delle storie che parlassero non solo di un tempo che fu, ma anche di condizioni umane eterne, senza tempo.
Sono tutte vicende segnate da profondi squarci di umanità, drammatiche, se non perfino da un verismo puro e crudo. In una New York multietnica, il protagonista si trasforma nell’artefice del proprio destino, pur rimanendo sempre concreto, che affronta un quotidiano da cui si può solo tentare di scappare, ma dal quale tutti siamo vincolati.

Contratto con Dio è pervaso da questa voglia di raccontare uno spaccato di vita reale di una città che oggi non esiste più, ma che ha forgiato una generazione di newyorkesi. E proprio il Bronx diventa palco di questa tragedia umana, da sempre sinonimo di degrado e miseria.
Dire Dropsie è un po’ come dire “perdente”, colui che ha gettato la spugna (dall’inglese to drop). E tutta quella moltitudine che abita nel caseggiato è perdente: sono scarti di società, reietti che cercano di riscattarsi ma che, molto probabilmente, non ce la fanno come vorrebbero.

Prendiamo il cantante: è una creatura della Grande Depressione, anni disperati durante i quali nessun espediente per guadagnare qualche soldo era considerato disonorevole.
Oppure Hersh: l’uomo ha basato tutta la sua vita sulla certezza infantile che il contratto con Dio l’avrebbe preservato dalla sventura. Si è sempre comportato ineccepibilmente, prodigandosi per il prossimo e diventando un punto di riferimento per la comunità. Anche l’aver adottato una trovatella rappresenterebbe una parte dell’accordo. Per lui, la morte di Rachele non è solo la perdita di una figlia, ma del senso della sua vita. Hersh non capisce di essersi sempre ingannato: l’accordo era stato steso “a senso unico”. Il suo turbamento esplode in collera, che ha come epilogo l’annullamento del contratto.

Dicevamo all’inizio che Eisner non ha materialmente inventato il graphic novel, d’accordo, ma ha fatto qualcosa di non meno considerevole: ha definito consapevolmente una propria opera come graphic novel. Ha codificato e reso riconoscibile in maniera distintiva un nuovo modo di comunicare attraverso il fumetto. Non ha aperto la strada al graphic novel, ma l’ha spianata e illuminata, confrontandosi con temi tradizionalmente trattati dalla letteratura, dalla fotografia o dal cinema, quali il rapporto con la religione, la critica sociale, la ricostruzione di un contesto politico, le dinamiche domestiche.

Le strazianti pagine iniziali valgono l’acquisto di questo capolavoro: un diluvio che batte sul cappello di Hersh, come a volerlo sottrarre dai suoi pensieri angoscianti, e le brevi frasi che accompagnano la camminata di questa figura sotto la pioggia, sopraffatta da una disperazione che diventa quasi fisica. Ancora non conosciamo il viso dell’uomo avvolto nell’impermeabile, eppure già si tocca con mano tutto il suo miserabile tormento.

Annamaria Marraffa

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Annamaria Marraffa

Hai presente quelle tipe total black, dai capelli rossi? Immaginami estasiata tra dischi, fumetti, film, serie TV, libri, violoncelli. Tra citazioni e suoni, ti farò compagnia, con una tavola di Magnus e una canzone di Fiumani. Se vuoi contattarmi, scrivi a a.marraffa@inchiostrovirtuale.it