Cisgiordania

Il primo luglio 2020 era la data fissata dal premier israeliano Benjamin Netanyahu per l’inizio del processo di annessione della Valle del Giordano, parte della più grande Cisgiordania, ma lo stesso è stato messo in stand-by a causa del Covid-19 che imperversa nel Medio-Oriente.

La situazione della Cisgiordania

La Cisgiordania è una zona situata a ovest del fiume Giordano che confina a nord, sud e ovest con Israele e a est con la Giordania, dove vivono tra i 2 e i 3 milioni di arabi palestinesi e circa 430mila ebrei residenti nei 132 insediamenti – ritenuti illegali secondo il diritto internazionale. 

A seguito dell’occupazione israeliana del 1967, la Cisgiordania è stata suddivisa sulla base degli Accordi di Oslo del 1993 in tre zone:

  • il 17% in mano all’Autorità Nazionale Palestinese (ANP); 
  • il 24% gestita congiuntamente da ANP e Israele; 
  • il 59% sotto il controllo israeliano.

Il fallimento del processo di pace

Stando a quanto previsto dagli Accordi di Oslo, l’Autorità Nazionale Palestinese avrebbe gradualmente dovuto assumere il pieno controllo di tutta la Cisgiordania, avviando così la nascita dello Stato palestinese. Tuttavia ciò non è avvenuto e, al contrario, nel 2002 Israele ha realizzato un muro di confine, annettendo nuovi territori allo Stato ebraico.

A 27 anni di distanza, si tenta ancora invano di preservare lo status-quo sancito da quell’accordo mai realizzato, che avrebbe dovuto concludersi nel 1999.

Il progetto di annessione della Cisgiordania di Netanyahu

Ad aprile 2019, Netanyahu aveva dichiarato di voler annettere gli insediamenti ebraici in Cisgiordania, arrivando, mesi più tardi, a parlare di una vera e propria annessione della Valle del Giordano definendola “un altro capitolo glorioso nella storia del sionismo”.

Il piano di annessione di Netanyahu comporterebbe la perdita per i palestinesi di una fascia di territorio che rappresenta il 50% delle terre fertili della Cisgiordania, dell’accesso alle risorse idriche del Giordano e del sale delle acque del Mar Morto.

Il primo ministro israeliano trova appoggio sul cd. “piano del secolo”, la bozza dell’amministrazione statunitense ideata da Jared Kushner e appoggiata da Trump per una risoluzione definitiva della crisi Israelo-palestinese, che mette da parte il progetto “due Stati per due popoli” promosso in tutte le risoluzioni dell’ONU e basato sull’arretramento di Israele ai confini precedenti alla guerra lampo del 1967.

La reazione palestinese

Il premier dell’Autorità Nazionale Palestinese, Mohammed Shtayeh, ha definito la minaccia di annessione di Netanyahu “una minaccia esistenziale, una erosione totale delle nostre aspirazioni nazionali” e ha rilanciato:

Da istituzione ad interim, l’ANP passerà ad una manifestazione dello Stato sul terreno con un Consiglio di fondazione e con una Dichiarazione costitutiva. Chiederemo il riconoscimento internazionale: che il mondo scelga allora tra il diritto internazionale e l’annessione.

Quindi, stando a quanto affermato da Shtayeh, se Israele annetterà la Cisgiordania, i palestinesi dichiareranno, in modo unilaterale, la nascita di uno Stato sulla base dei confini precedenti al 1967, con Gerusalemme capitale.

Il segretario generale dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), Saeb Erekat, prospettando un intervento delle Nazioni Unite, ha affermato che:

L’annessione cessa con l’imposizione di sanzioni. Non si tratta di respingere una proposta di pace, ma di dire no a un tentativo di legittimare il furto come strumento nelle relazioni internazionali.

Lo scrittore israeliano di origini sudafricane, Benjamin Pogrund, in una intervista al  Times of Israel parla di apartheid. 

Finora è stata un’occupazione militare. Ora metteremo le altre persone sotto il nostro controllo e non daremo loro la cittadinanza. Questo è esattamente ciò che era l’apartheid.

Disaccordo sull’annessione della Cisgiordania nel Governo

Il piano di annessione della Cisgiordania non mette, però, d’accordo tutti i membri del Governo.

Il progetto, fortemente voluto da Netanyahu, che da anni preme per l’espansione israeliana nei territori occupati, non trova d’accordo tutti i membri del Governo, formatosi a seguito delle elezioni del marzo 2020.

Il principale ostacolo è rappresentato da Benny Gantz, ministro della Difesa, contrario al progetto di annessione della Cisgiordania per via dell’opposizione della comunità internazionale.

La condanna dell’ONU e dell’UE

Sia le Nazioni Unite che l’Unione Europea hanno condannato la “grave violazione del diritto internazionale”.

L’annessione di per sé viola le leggi internazionali e in particolare la Risoluzione n. 242 delle Nazioni Unite, che proibisce l’acquisizione di terre di un altro Stato mediante l’uso della forza, e la Risoluzione n.2334, che ribadisce l’illegalità degli insediamenti israeliani all’interno dei Territori occupati e di qualsiasi modifica dei confini del 1967 senza un previo accordo tra le parti.

L’annessione è illegale. Sono profondamente preoccupata che anche la forma minima di annessione possa portare a un aumento della violenza e alla perdita di vite umane, all’innalzamento di muri, al dispiegamento di forze di sicurezza con le due popolazioni a stretto contatto (Michelle Bachelet – Alto commissario ONU per i diritti umani).

Egitto, Giordania, Germania e Francia premono su Netanyahu perché faccia un passo indietro. Il parlamento belga ha approvato una risoluzione che chiede con urgenza al governo di approntare una lista di contromisure contro Israele in caso di annessione della Cisgiordania.

Preoccupano le possibili ripercussioni 

L’Economist mette in guardia dal sottovalutare i rischi dell’annessione della Cisgiordania.

Oltre metà dei palestinesi sarebbe pronta a imbracciare la lotta armata in caso di annessione, e quasi la metà auspicherebbe la dissoluzione dell’Autorità Palestinese costringendo Israele ad assumersi la responsabilità dei territori occupati.

Secondo il Washington Institute, sono tre gli scenari che possono prospettarsi:

  • annessione completa: Israele annetterebbe tutti i 130 insediamenti in Cisgiordania, come previsto dal piano Trump, per un territorio pari al 29% della Cisgiordania;
  • annessione degli insediamenti israeliani: verrebbero annessi 52 insediamenti, per un territorio pari a circa il 7% della Cisgiordania;
  • annessione minima: verrebbero annessi uno o due grandi insediamenti, più altri insediamenti nei pressi alla “linea verde” del 1967 – ipotesi portata avanti dal ministro della Difesa Benny Gantz e dal ministro degli Esteri Gabi Ashkenazi.

La conseguenza diretta, in caso di annessione completa, da un punto di vista legislativo, stando a quanto riportato dalla BBC e dal New York Times, sarà l’ulteriore aumento delle disparità tra israeliani e palestinesi nella costruzione di nuovi insediamenti, con il rischio di relegare i palestinesi indefinitamente in uno stato di seconda classe.

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Scritto da:

Virginia Taddei

Laureata in giurisprudenza e redattrice, nonché co-fondatrice di Inchiostro Virtuale.
Oltre a scrivere articoli, mi occupo dei social collegati alla webzine: twitter, facebook e instagram.
Potete contattarmi inviando una mail a v.taddei@inchiostrovirtuale.it