Chew

Cavità orale

Immaginate un mondo senza più crocchette di pollo, alette, cosciotti e McChicken, dopo che una terribile influenza aviaria ha sterminato 116 milioni di persone in tutto il mondo (23 nei soli Stati Uniti) e i governi decidono di proibire la vendita e il consumo di tutti i derivati del pollo per motivi sanitari, e anche la sola detenzione viene perseguita come reato federale.
Immaginate il crollo dell’industria alimentare, quella del pollame, che è la colonna portante di molte nazioni: il mercato nero, sorto in opposizione alle norme restrittive, impazza e la richiesta del volatile lo alimenta in maniera esponenziale.
Dal momento che il virus è diventato una vera e propria piaga per l’umanità, la Food and Drug Administration diventa il corpo di polizia principale all’interno del governo americano, per contrastare la comparsa di questo contrabbando.

Questi sono i presupposti di Chew, serie a fumetti creata da John Layman, sceneggiatore, e da Rob Guillory, disegnatore. Chew è stata pubblicata dalla Image Comics, dal 2009 al 2016, per un totale di 60 albi. In Italia è edita dalla BAO Publishing in 12 volumi, ognuno contenente 5 albi, con traduzione a cura di Caterina Marietti. Oggi vi parlo del primo volume, “Menu degustazione”.

Partendo dal terrore di un contagio su scala globale, l’opera di Layman e Guillory porta alle estreme conseguenze questo timore. Difatti, la pandemia ha vinto e il pollame è stato dichiarato fuori legge e considerato alla stregua della droga e del terrorismo.

Faringe

Il background è molto interessante, certo. Fondamentale, direi. Però la parte distintiva di Chew arriva ora.

Tony Chu è uno dei tanti incaricati di vigilare sul mercato nero. Chiuso dentro un camioncino, insieme al collega John Colby, ascolta, analizza video e segue noti boss della malavita per sorprenderli con il pollo tra le mani. E Tony è un patriota. Non avrebbe rimorsi neanche a sbattere in galera suo fratello.
Ma se c’è una cosa che davvero può mettere Tony in difficoltà, è mangiare. Qualsiasi cosa. Perché Tony è cibopatico, ovvero è in grado, attraverso il semplice assaggio di un alimento, di stabilirne con estrema precisione una serie infinita di dati. Solo tre casi al mondo.
Addentando una mela, Tony riuscirebbe a ricavare luogo di coltivazione, pesticidi utilizzati, tempo della raccolta e identità del coltivatore. E questo dono funziona con tutto: bistecche, vegetali, cadaveri in decomposizione e persone… vive! Con un solo morso, Tony può rivivere tutta la vita dell’assaggiato, compresi vizi, virtù e malefatte.
Solo le barbabietole gli danno pace.
Un’abilità, questa, molto utile in una realtà delirante in cui il consumo del pennuto è perseguito almeno quanto il narcotraffico. Nulla da dire.

Nelle prime pagine, Tony e John incappano in un cuoco serial killer che ha il simpaticissimo vezzo di preparare i propri piatti impiegando i malcapitati come ingrediente principale. Messo alle strette, lo psicolabile si suicida e a Tony non resta che divorare il suo cadavere per conoscere il nome di tutte le vittime del raccapricciante chef.
Il cannibalismo in servizio, però, non sembra essere una pratica apprezzata dalla polizia di Philadelphia, ed è così che l’agente si ritrova immediatamente senza lavoro. Ma, chiusa una porta, si apre un portone, e il nostro protagonista viene assunto seduta stante dall’FDA, la quale non si fa certo scappare un tipo con le attitudini di Tony. Come biasimarla!

Qualcuno, però, dubita della buona fede dello stato, e sospetta che l’epidemia di aviaria sia solo un inganno dietro al quale si cela una cospirazione politica dalle finalità ambigue. Il sistema politico è, infatti, accusato di fascismo, di abuso di potere. Ma la protesta si limita a girare attorno al problema, mentre la criminalità aumenta i suoi giri e i gruppi terroristici se ne approfittano.

E questo è solo l’inizio della storia.

Esofago

L’aria è quella di un classico poliziesco ma riscontriamo contaminazioni dal pulp, cinema splatter e horror. Un miscuglio che non stona per nulla con il quadro visionario di questo primo volume.
Ciò che colpisce maggiormente, però, è il contrasto tra i temi trattati e la linea grafica di Guillory in stile cartoon, tra il grottesco e il caricaturale. Uno stile adatto a smorzare le scene più macabre e che riesce del tutto nell’impresa di trasformare lo splatter in comicità.

L’empatia tra i due artisti è palese. La loro unione dà vita a un’ironia a servizio della satira e della presa in giro dei più semplici comportamenti quotidiani e non. Non una messa in ridicolo stantia, bensì molto cinica, che guadagna in ingenuità grazie a quello stile semi-cartoonesco nel disegno dei personaggi.
Nascono, in questo modo, situazioni comicissime che rendono paradossali e accettabili anche gli episodi di violenza e le morti (vere o presunte) raccontate: vomito, amore, giustizia e gente cannibalizzata, il tutto mischiato in uno spettacolo bizzarro ma chiarificante di certi modi di muoversi della mente umana. In alcune scene, Tony morde dei sospettati giusto per ricostruire i crimini.

Sono tantissimi gli espedienti grafici utilizzati: dalle texture alla costruzione sempre diversa della tavola con disposizione di vignette nei vari modi possibili (striscia lunga, vignetta verticale o senza contorno); dalla splash page (doppia) d’effetto alla ripetizione in sequenza della stessa vignetta per indicare un momento di stallo in un dialogo; dalla pagina senza margini alla tavola con 12 vignette rettangolari, tutte della stessa dimensione; per non parlare di uno spettacolare pannello, nel primo albo, frutto di un patchwork nel quale sono messi insieme centinaia di piccoli disegni a rappresentare le sensazioni che Tony riesce a sentire mangiando.

I colori sono opachi e omogenei. Gli unici accenni di veridicità sono il verde dei succhi gastrici, il rosso del sangue, il bianco dei denti, mentre il grigio è legato alla sfera sessuale più mediocre o alla rappresentazione delle strade della città, a sottolineare il grado di omologazione della società contemporanea.

Stomaco

La trama è intricata di personaggi con altri superpoteri e nel corso di 60 albi ne incontreremo davvero tanti.
I personaggi sono perfettamente riconoscibili da subito, grazie alla caratterizzazione, come avviene per le serie TV.
In questo primo volume spicca Tony, il nostro eroe, un asiatico americano distante dalle caratterizzazioni cui ci hanno abituato la maggior parte dei lavori occidentali. È un tipo minuto, dall’espressività eloquente, costantemente in bilico tra comicità e piglio eroico.
Suo fratello maggiore Chow Chu, ex chef televisivo, licenziato dopo essersi ribellato in diretta alla politica anti-pollame, è una figura nervosa, a tratti pietosa, che nasconde più di quanto dà a intendere.
Radiosa è la presenza di Amelia Mintz, presto donna dei sogni del protagonista. È scribolettica: riesce a trasmettere il sapore delle pietanze semplicemente descrivendole.
Mason Savoy, collega anziano di Tony e secondo cibopatico certificato (il terzo è, per adesso, avvolto nel mistero), un omone con l’agilità di un ninja, a metà strada tra Orson Welles e un orso grizzly.

Intestino

Chew non è il solito fumetto d’azione o horror-splatter su cannibalismi depravati. Chew è qualcosa di mai visto nello scenario fumettistico, qualcosa di assolutamente brioso e agrodolce, tanto da essere rimasto nella top ten per anni.

Nonostante la cospirazione sia il vero elemento portante della saga, Chew non muove una critica ai meccanismi che regolano la società, né tantomeno vuole essere una cronaca delle conseguenze della crisi. L’opera riesce con maestria a chiarire i processi che regolano l’agire della mente umana. Poco importa se per raggiugere questo risultato venga adoperato il sangue, il vomito e il cannibalismo.

Il cibo diviene ossessione del bizzarro invece che nutrimento (le persone ricche, per esempio, frequentano locali che servono animali estinti o vicini all’estinzione), e tutti ne hanno a che fare in maniera professionale (Amelia, FDA, giornalisti, etc.).
In questo senso, il lavoro di Layman e Guillory riesce a sferrare un pugno allo stomaco del lettore lanciando una provocazone tanto raffinata, quanto perversa. E fa centro perché la trasgressione scelta, cioè la profanazione delle abitudini alimentari, è alla base di un intreccio narrativo efficacissimo che fa di Chew uno dei fumetti più originali e divertenti degli ultimi anni.

Chew, è il caso di dirlo, è come una ricetta del Cucchiaio d’Argento, dove tutti gli ingredienti sono perfettamente dosati: una trama ricca di intrighi e colpi di scena, con personaggi ambigui al punto giusto, umorismo con veri picchi di ilarità, stile grafico d’eccellenza, dramma e sentimentalismo che non guastano mai.

È un fumetto straordinariamente malato, conturbante, arguto e folle. In più, come se non fosse sufficiente, è anche comico e brillante.
Una portata, questo primo volume, che, per quanto rivoltante, stimola la fame e invoglia ad attendere la prossima con ansia.
Da divorare.

                                                                                                                           Annamaria Marraffa

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