Bruges copertina

Nell’ultimo viaggio siamo capitati a Bruges, per visitare il Frietmuseum, il museo della patatina fritta. Già che ci siamo, conosciamo meglio questa città, capitale delle Fiandre occidentali.

Le origini di Bruges

Bruges è uno dei luoghi turistici più importanti di tutto il Belgio. Il centro storico, circondato da canali, conserva ancora intatta la propria architettura medievale, essendo stato risparmiato da guerre o grandi incendi, e dal 2000 è un Patrimonio dell’Umanità tutelato dall’UNESCO. Le sue origini risalgono al periodo gallo-romano: le prime fortificazioni furono infatti realizzate dopo la conquista dei Menapi da parte di Giulio Cesare, nel I secolo a.C.

I franchi subentrarono ai romani nella regione attorno al IV secolo e la amministrarono con il nome di Pagus Flandrensis. Le incursioni vichinghe del IX secolo indussero Baldovino I, conte delle Fiandre, a rinforzare le fortificazioni preesistenti. Nello stesso periodo iniziarono ad essere coniate monete che portavano impresso, per la prima volta, il nome Bryggia (di probabile origine germanica, da “brücke“, ponte).
Bruges ottenne lo statuto cittadino il 27 luglio 1128 ed iniziò la realizzazione di nuove mura e canali.

Piantina medievale di Bruges
Piantina medievale di Bruges

Tra il XIII e il XIV secolo il re di Francia, Filippo il Bello, tentò di annettere le Fiandre al proprio regno. Il 18 maggio 1302 la città insorse trucidando e cacciando i francesi, in quelle che furono chiamate le mattinate di Bruges; Filippo il Bello inviò il suo esercito per sedare la rivolta che, nel frattempo, si era estesa nella regione, ma venne sconfitto l’11 luglio nella battaglia di Courtrai. Successivamente il predominio sul fiorente mercato tessile, di cui Bruges era il centro commerciale, fu una delle principali cause della guerra dei Cent’anni tra Francia e Inghilterra.

Da visitare

Bruges merita una visita per diversi motivi, da quello storico, per proseguire con quello artistico, fino ad arrivare a quello… culinario. Non essendo molto estesa, soprattutto nel suo centro medievale, è perfettamente adatta anche solo per una passeggiata romantica.

Bruges: i canali

Se questo è il vostro intento, e non volete essere prevedibili, Bruges è l’alternativa perfetta a Venezia, con le case in mattoni, i campanili, i vecchi ponti, le stradine di ciottoli e i canali che attraversano la città. Molti turisti dicono che sembra essere uscita da una fiaba.

Per completare il quadro idilliaco e fiabesco, ecco cos’altro va inserito a pieno titolo nel vostro programma.

Grote Markt

Uno dei punti più belli è la Piazza del Mercato, la cosiddetta Grote Markt. Durante il Medioevo era il punto dove si sviluppava il commercio della città, mentre oggi è il centro della città, nonché il punto di maggior interesse turistico. Qui è possibile vedere le tipiche case colorate con il tetto a punta, che un tempo erano sede delle corporazioni, mentre adesso ospitano numerosi caffè e ristoranti.

Grote Markt a Bruges

In una di queste sedi, a due passi dalla piazza, precisamente nel palazzo Saaihalle, l’ex “Loggia dei mercanti genovesi”, è nato il Frietmuseum di cui vi ho già parlato in precedenza (un click qui, se vi siete persi l’articolo).

Belfort e il carillon

Belfort BrugesNella Grote Markt si trova il Palazzo di Giustizia ma, soprattutto, vi si affaccia il celebre Belfort, la torre civica risalente al XIII secolo simbolo di Bruges, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.
Misura un’altezza di 83 metri, e, da più di quattro secoli, si presenta leggermente inclinata verso sinistra di 1,19 metri. Salendo i 366 scalini si arriva fin sopra il campanile, da cui si gode di una vista spettacolare su tutta la città, e si scopre il Carillon.

Prima del XVI secolo le campane della torre erano azionate manualmente e il loro suono regolava lo svolgimento della vita cittadina, come l’apertura e chiusura delle porte civiche (Kruispoort, Gentpoort, Smedenpoort e Ezelpoort), l’inizio e fine dell’orario di lavoro (era proibito all’epoca lavorare con una luminosità insufficiente), il permesso di girar per strada senza torce e le varie festività.

Dal 1523 un tamburo, azionato da un orologio, automatizzò alcune campane, come quelle delle ore. Grazie alla creazione di questo carillon fu anche possibile suonare certe partizioni musicali sia religiose che profane. Per questo motivo, a partire dal 1604, le autorità cittadine assunsero un suonatore di carillon per le melodie domenicali, dei giorni festivi e di mercato. Nel 1675 il carrello era composto da 35 campane, costruito dall’anversese Melchior de Haze. Dopo l’incendio del 1741 che distrusse la guglia della torre, il carillon venne dotato delle attuali 47 campane, fuse da Joris Dumery, e con un peso totale di 27,5 tonnellate.

Basilica del Santo Sangue

Un’altra piazza importante è il Burg, dove si trova il Municipio, eretto al posto del vetusto castello dei conti di Fiandra a partire dal 1376. La costruzione, in stile gotico, venne eseguita su progetto dell’Architetto di Città Jan Roegiers, che lo portò a termine nel 1421.

Sempre nel Burg svetta l’Heilig-Bloedbasiliek, la Basilica del Santo Sangue, edificata nel XII secolo inizialmente come cappella della residenza dei conti di Fiandra. La primitiva chiesetta romanica venne sormontata dal 1480 dalla chiesa gotica e conclusa nel 1529 con la facciata gotico-rinascimentale.

La basilica deve il proprio nome a una veneratissima reliquia in essa contenuta, il prezioso sangue di Cristo, che secondo la leggenda sarebbe stato raccolto da Giuseppe di Arimatea e trasportato sino a Bruges dal conte di Fiandra Teodorico d’Alsazia.

Chiesa di Nostra Signora

Detta anche “Chiesa di Michelangelo”, la Chiesa di Nostra Signora è uno splendido esempio di arte fiamminga, in stile gotico brabantino. All’interno, in una cappella, sono visibili le tombe monumentali di Carlo il Temerario e di sua figlia Maria di Borgogna, ma, soprattutto, è conservata la Madonna di Bruges, una scultura di Michelangelo in marmo di Carrara, unica opera dell’artista in Belgio.

Madonna di Bruges, Michelangelo

Alta appena un metro e mezzo, pare che l’opera sia stata realizzata proprio negli anni in cui Michelangelo era impegnato col ben più famoso David (di cui ha parlato Serena in questo articolo). Nonostante l’oneroso compito, Michelangelo accettò di dedicarsi parallelamente ad altro e, in questo caso, lo fece però di nascosto, spinto con buona probabilità dal lauto compenso. Sembra, infatti, che per l’opera fossero stati offerti quattromila fiorini, una cifra quasi impensabile per l’epoca.

A testimoniare la segretezza che accompagnò tutto il periodo di lavorazione della statua, vi sono alcune lettere di Michelangelo indirizzate al padre al quale si chiede di custodire l’opera senza farla vedere a nessuno.

La scultura venne commissionata dal commerciante Jan van Moeskroen (o Mouscron), che la donò alla chiesa nel 1514 per porla sulla sua tomba di famiglia, che si trova ai piedi dell’altare. Nel 1794 fu presa come bottino di guerra dai francesi e restituita nel 1815, poi dai Tedeschi nel 1944, ma per fortuna fu ritrovata un paio d’anni dopo in una miniera ad Altaussee in Austria e riportata in loco.

I musei

Pur essendo piccola, Bruges ha un buon assortimento di musei, per tutte le età e, letteralmente, per tutti i gusti. Ecco i migliori, a mio parere.

Il Museo Groening, noto anche come Museo comunale delle Belle Arti, contiene la maggior parte delle opere d’arte dal XV al XX secolo di artisti che hanno vissuto in questa città. Si possono vedere capolavori di autori fiamminghi come Jan Van Eyck e Hugo van der Goes, oltre a dipinti dell’espressionismo fiammingo e opere del dopoguerra.

Il Museo Memling, ospitato nel vecchio complesso ospedaliero di San Giovanni, è il museo dell’ospedale e dell’antica farmacia. Qui sono custoditi mobili, documenti e strumenti medici che riguardano la storia dell’ospedale. Nella cappella si trovano numerose opere del grande pittore fiammingo Hans Memling, tra cui la Teca di Santa Orsola, uno scrigno di legno contenente le reliquie della santa.

La Birra

Il Belgio è uno degli undici paesi dove si producono birre trappiste, prodotte dai monaci trappisti, che usano i ricavi delle vendite per la manutenzione del monastero. Non si può lasciare Bruges dunque senza aver prima provato almeno due-tre tipi di birra belga. Nulla di meglio che una visita ad un birrificio e fra i tanti il migliore è il De Halve Maan.

Il birrificio, fondato nel 1856 e completamente ristrutturato nel 2005, si trova in centro ed è raggiungibile a piedi. Per ridurre il trasporto su camion nel centro della città e quindi le emissioni di CO2, dal 16 settembre 2016 è stato inaugurato un birrodotto, primo e unico al mondo.
Questo impianto collega il birrificio dal centro cittadino per una distanza di 3,2 chilometri fino all’impianto di imbottigliamento. Il progetto è stato realizzato allo scopo di mantenere la produzione delle birre nel sito di origine, aperto da oltre 160 anni.

Una visita al loro museo è dunque d’obbligo, su prenotazione, senza contare che alla fine è prevista una degustazione della loro birra più pregiata, la Brugse Zot. E se avete anche fame, potete approfittare del loro ristorante!

(info e prenotazioni sul loro sito ufficiale)

Il Cioccolato

Casa di Croon BrugesNon poteva mancare questa chicca nella visita a Bruges: il museo del Cioccolato, dove vi potrete immergere nella storia del cacao e del cioccolato, dai Maya ai conquistatori spagnoli, ai gourmet di oggi.

Si trova nel palazzo denominato “La Casa di Croon“, risalente al 1480 circa. In origine era una taverna, in seguito è stato utilizzato da pasticceri e fabbricanti di torte. Questa distinzione è importante in quanto al tempo il “pasticciere” era colui che cucinava torte ripiene di carne di pollame, selvaggina o altro, mentre il “fabbricante” era addetto a torte con frutta, panna o marzapane.

Nel XX secolo è stato alternativamente sede del mercato azionario, della scuola di polizia, del Credito Comunale del Belgio e del VDAB (Ufficio Fiammingo per l’Occupazione). Per fortuna ora c’è il Choco-Story!
(info e prenotazioni qui)


Si conclude con questa golosità il nostro viaggio. Non mi resta che augurarvi… buon appetito!

Alla prossima!
Annalisa A.

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