Mark Sargent Terrapiattisti

Parliamo del documentario “Behind The Curve” (in italiano “La Terra è piatta”) di Daniel J. Clark, che mostra la stravagante comunità dei terrapiattisti.

Nell’Anno Domini 2019 la tendenza ad inseguire deliranti teorie del complotto è drammaticamente in aumento: lobby farmaceutiche che vogliono arricchirsi con i pericolosi vaccini, Soros gerarca nazista ed attuatore del piano Kalergi, scie chimiche e chi più ne ha più ne metta. Queste sono solo alcune delle teorie del complotto (facilmente confutabili) al quale insospettabili cittadini credono, spesso indotti da bizzarri personaggi politici che, in un universo parallelo, perderebbero qualunque tipo di credibilità nel preciso istante in cui avallassero una qualunque di queste teorie; invece parte del loro consenso si basa proprio su queste prese di posizione contro il sistema e contro i poteri forti. Fra queste teorie del complotto una sta clamorosamente prendendo piede (soprattutto negli Stati Uniti, anche se inizia a fiutarsi qualche adepto anche in Italia, a vedere Facebook): quella che la scienza ufficiale ci stia mentendo sulla forma della Terra, non sferica bensì piatta. Questi individui vengono indicati come terrapiattisti (in inglese “flat-earthers”) ed hanno fondato una vera e propria comunità per dimostrare scientificamente la loro teoria (in bocca al lupo). Il regista Daniel J. Clark ha deciso di realizzare un documentario sui terrapiattisti, “Behind The Curve” (in italiano semplicemente tradotto con “La Terra è Piatta”, disponibile su Netflix), non tanto per dimostrare le loro convinzioni scientificamente inattendibili, ma per mostrare la vita della loro particolare comunità.

Behind The Curve: il documentario sulla comunità dei terrapiattisti

Nello specifico il lavoro di Clark segue principalmente Mark Sargent, vera e propria superstar fra i terrapiattisti, che arrivano a chiedergli foto ed autografi, definendolo “un eroe”. Mark ci viene presentato come un amante delle teorie del complotto (caratteristica che accomuna quasi tutti i terrapiattisti) che, partendo con l’intenzione di confutare la tesi della terra piatta, alla fine è passato al “Lato Oscuro”, avendo quello che lui stesso un “Jerry Maguire moment“, ossia un cambio di idea improvviso nel cuore della notte (alla faccia della notte che porta consiglio!). Dopo aver postato su Internet le sue idee, fondate soprattutto sulle traiettorie dei voli internazionali, la comunità dei terrapiattisti ha recepito le idee di Mark con grande entusiasmo ed in breve lo ha eletto a proprio elemento di spicco.

Mark Sargent Terrapiattisti
Mark ci mostra la sua idea di terra piatta: i suoi bordi sono un grosso muro di ghiaccio “come in Game of Thrones”, mentre Sole e Luna ruotano sopra la Terra e la illuminano, alla faccia della teoria eliocentrica. Infine il cielo per lui è una grossa cupola che ricopre la Terra, paragonata a quella che sovrasta la città-set di The Truman Show.

Sua complice è Patricia Steere, già fervente terrapiattista e che ha trovato in Mark una spalla con cui portare avanti i suoi programmi “flat-earther” su YouTube. Clark, in particolare, incentra il documentario sulle loro figure e sul loro avvicinamento alla Prima Conferenza Mondiale del “Flat Earth”, conferenza che Mark avrà l’onore di aprire con un suo intervento, senza dimenticare altri terrapiattisti di spicco come Nathan Thompson, complottista più che terrapiattista, dal momento che crede in un grande complotto che ci vuole tutti vaccinati e che ci vuole far credere all’esistenza dei dinosauri (“lo sapevi che i dinosauri non sono mai esistiti?”).

A fare da contraltare ai terrapiattisti ci sono tutta una serie di esponenti della “scienza ufficiale” che, in particolare, spiegano il fenomeno dell’aumento dei terrapiattisti, soffermandosi solo in parte sulle evidenze scientifiche che ci garantiscono da secoli che la Terra è un’orbe. Perché se da un lato, infatti, c’è il biasimo (anche divertito) verso persone che fondano le proprie convinzioni su dati ormai univocamente sbugiardati, allo stesso tempo c’è rammarico per non riuscire a portare dalla giusta parte i terrapiattisti. Molti degli intervenuti ritengono che bisognerebbe avvicinarsi a queste persone in maniera quasi paterna e poco arrogante per spiegare loro perché la loro teoria è completamente priva di fondamento. Ogni terrapiattista in più è una sconfitta per uno scienziato che non è riuscito a farsi capire o a comunicare empaticamente con lui, è una mente (stramba ma magari anche brillante) che poteva essere messa al servizio della scienza. Un appello a non emarginare questi soggetti ma a cercare di recuperarli.

Aderire al terrapiattismo per sentirsi parte di una comunità

Ovviamente in molti casi il documentario ci fa capire che la scelta di alienarsi dalla società è degli stessi terrapiattisti, che rifiutano il contatto con una società che crede in fandonie quali la sfericità della Terra. Molti sono consapevoli ed orgogliosi di questa diversità, inconciliabile con gran parte delle persone comuni, tanto da esserci anche una pagina Facebook di incontri per terrapiattisti (qui per voi come premio per aver letto l’articolo fino a questo punto, amici terrapiattisti), le cui relazioni spesso sono compromesse dalle loro coriacee convinzioni.

Nathan Thompson
Nathan Thompson ci garantisce che i terrapiattisti non sono “quel genere di sfigati che vive ancora con la madre”, che lui non ne conosce. Poco prima ci è stato mostrato che Mark Sargent vive ancora con la madre. Sipario.

Si avverte, anzi, la ricerca di una “famiglia” da parte di molti terrapiattisti, magari già poco inseriti socialmente e non per le loro convinzioni geografiche ed astronomiche. Per molti, perciò, entrare nella comunità Flat Earth significa avere un pretesto per stringere qualche legame umano. Anzi, molti sembrano difendere la causa dei flat-earther più per salvaguardare la comunità che non la verità immanente. Poco importa se gli esperimenti scientifici condotti dai terrapiattisti stessi, mostrati nel documentario, dimostrino la curvatura della Terra (“interessante” dicono, al massimo): la comunità va salvata, perciò le prove non sono sicure, non dicono niente, possono dare altri risultati, si rifaranno e ci sono comunque un’altra infinità di test da fare per dimostrare che la Terra è piatta. Viene anche tenerezza – laddove non siano i terrapiattisti a sfociare nell’arroganza – vista la genuina convinzione di alcuni, che parlano con occhi sognanti delle loro teorie.

Tuttavia ci sono anche lotte intestine all’interno della comunità: basti pensare a Math Powerland (nome d’arte di Matthew Boylan) che, soprattutto per invidia poiché si ritiene il padre fondatore del movimento Flat Earth, accusa Mark Sargent e Patricia Steere di essere infiltrati al soldo del governo, di essere attori che hanno altri nomi e di lavorare anche per la Warner Bros.! Inutile dire che alcuni hanno creduto a queste contro-teorie del complotto e che questo divide la grande famiglia dei terrapiattisti. Emblematico ciò che dice Patricia Steere a tal proposito: non può fare niente per far cambiare idea sul suo conto alle persone, perché anche lei, se una cosa non le accade in prima persona, non ci crede. Probabilmente lei farebbe lo stesso, perché finché a lei “non salta una gamba” non si convincerà della veridicità neanche di un attentato.

In conclusione…

Daniel J. Clark è molto abile nel tratteggiare la comunità dei terrapiattisti, evidenziandone, con la giusta dose di ironia, difetti, bizzarrie e infondate teorie. Da un lato però riesce a mostrarla per il fenomeno più complesso che è, un movimento aggregante che, dal punto di vista di chi ne fa parte, porta molte cose positive, tanto che Mark ad un certo punto azzarda:

Non voglio sminuire le altre teorie del complotto, ma avete mai sentito una canzone folk sull’11 settembre? Flat Earth ce l’ha!

Una frase (involontariamente molto comica) che, nella sua inadeguatezza, riassume la scarsa percezione della realtà che molti terrapiattisti hanno ma fa capire anche come, allo stesso tempo, a loro importi molto poco di ciò.


Postilla

Se l’argomento vi ha incuriosito, potrebbe interessarvi l’articolo: “Flat Earth: il Sole gira sopra di noi?”, nel quale Pasquale Petrosino affronta la questione dal punto di vista scientifico e matematico. Cliccate qui per leggerlo!

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