Canova Grazie

Bevi, Psiche e sii immortale! Amore non sarà mai sciolto dal vincolo che lo unisce a te. Da oggi voi siete sposi per tutta l’eternità.

È una celebre frase della favola di Amore e Psiche, narrata da Apuelio. Sono una grande appassionata di mitologia greca e, dato che mi piace “narrarvi” l’arte, oggi unirò due delle mie grandi passioni, presentandovi alcune opere del mio scultore preferito: Antonio Canova.


La nascita di Canova e gli inizi

Nato a Possagno nel 1757 e affidato alle cure del nonno per gran parte della sua infanzia, inizia proprio grazie al nonno, un tagliapietre, a coltivare il suo talento. La sua prima opera, Euridice e Orfeo, datata 1773 ed esposta alla festa della Sensa, una fiera artistica della città di Venezia, ottenne un grandissimo successo, tanto che già da allora il nome di Canova fu sulla bocca di tutti.

Negli anni a seguire, a Canova furono commissionate molte opere, ma la vera svolta dal punto di vista creativo avvenne durante il suo soggiorno a Napoli. Visitando i siti archeologici di Pompei ed Ercolano, Canova scopre una passione per l’antichità e la volontà di immortalarla nelle sue opere, avvicinandosi molto al Neoclassicismo, fino a diventarne il maggiore esponente. A seguito di questa esperienza, Canova scolpisce Dedalo e Icaro e, soprattutto, Teseo sul Minotauro, oggi esposta al Victoria and Albert Museum a Londra.

Teseo sul minotauro

Canova ci presenta l’eroe già vittorioso, seduto sul corpo del nemico e lo fa con una tecnica scultorea quasi senza eguali. Guardandola, viene naturale, almeno per me, rivivere l’avventura nel labirinto, immaginare Teseo percorrere i corridoi con in mano il filo di Arianna. Il viso di Teseo, intento a fissare il Minotauro, è a tratti rilassato e a tratti soddisfatto per l’epilogo della sua impresa, mentre il Minotauro, supino, ha la testa reclinata, esanime.

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Teseo siede sul Minotauro, Canova

Nel 1783, invece, Canova si cimentò nella realizzazione del monumento funerario di Papa Clemente XIV, conservato nella Basilica Dei Dodici Apostoli a Roma.

Il monumento funerario di Papa Clemente XIV

Il Papa, posto alla sommità del monumento, viene rappresentato con un braccio alzato, come a benedire coloro che si recano a rendergli omaggio, sebbene si pensi che il braccio alzato possa essere visto anche come un gesto di ammonizione, un mettere in guardia circa la presenza sempre costante nella propria vita di temperanza e umiltà, che Canova rappresenta a fianco del Papa: la Temperanza, china sul suo sarcofago, e l’Umiltà, seduta invece accanto, con volto chino.

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Monumento funerario di Clemente XIV, Canova

A seguito di questa realizzazione, la fama di Canova crebbe in maniera esponenziale e, nel 1793, portò a termine la sua opera più famosa: Amore e Psiche.

Amore e Psiche
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Amore e Psiche, Canova

L’opera raffigura Amore (o Eros) e Psiche, nell’attimo che precede il loro bacio. Nella mitologia, Amore, innamorato della giovane, le aveva tuttavia proibito di guardarlo in volto, pena l’abbandono, ma Psiche trasgredì l’ordine e venne abbandonata. Dopo numerose vicissitudini, i due innamorati convolano a nozze sull’Olimpo dove Psiche diviene immortale come Dea protettrice delle fanciulle.


Non è chiaro se Canova immortali Amore con ali spiegate poiché è prossimo a volare via, oppure perché è appena accorso dalla sua amata, ma data la posa e l’immensa passione che traspare da ogni sfaccettatura dell’opera, personalmente propendo per la seconda interpretazione.


L’eros e l’amore tra i due è talmente lampante, benché siano “solo” statue, da lasciare ammaliati.

I due corpi nudi si sfiorano appena, mentre Amore copre (o accarezza) il seno della giovane in un gesto talmente reale da sembrare davvero vivo, intento a toccare la sua amata con delicatezza. Psiche lo guarda in adorazione, persa nella sguardo di lui, con un’intensità degna solo delle più celebri storie d’amore. Conservata al museo del Louvre, Amore e Psiche è una di quelle opere dalle quali è davvero difficile distogliere lo sguardo. Si rimane come ipnotizzati, quasi catturati da questi due personaggi, ma è più che doveroso menzionare la tecnica assolutamente perfetta dell’opera. Amore sembra quasi in bilico, come se davvero sia in procinto di spiccare il volo per le sale del museo, con la sua amata tra le braccia. L’estetica è assolutamente neoclassica, perfetta, piena di minuziosi dettagli, come le ali del dio, resi magnificamente dalla mano sapiente dell’artista, la cui opera è considerata una delle sculture più famose e più visitate, assieme a quella del David.


Benché non mi stancherei mai di parlare e soprattutto di contemplare quest’opera che, onestamente, considero la più bella espressione d’arte mai realizzata, senza dubbio meritano uno spazio tutto loro altre due opere del celebre artista.

Paolina Borghese nelle sembianze di Venere vincitrice

Nel 1808, Canova termina Paolina Borghese nelle sembianze di Venere vincitrice, ed ecco che ritorna ancora il tema mitologico.

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Paolina Borghese nelle sembianze di Venere vincitrice, Canova

Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone, viene raffigurata semidistesa e a seno scoperto, mentre tiene in mano una mela, chiaro riferimento al pomo d’oro che Paride consegnò ad Afrodite, decretandola la più bella tra le Dee, a discapito di Era e Atena. Ella ha proprio le fattezze di una dea, in una posa rilassata e raffinata al tempo stesso, con lo sguardo intento a contemplare davanti a sé.

Inoltre i giochi di luce, che variano a seconda dell’angolazione dalla quale la si osserva, “trasformano” l’opera in maniera sempre diversa. ed è proprio per questo che Canova fece montare sulla base in legno, sulla quale poggia l’opera, un ingranaggio in grado di farla roteare, così da essere apprezzabile da ogni angolazione.


Le grazie

Nel 1817, Canova porta a termine Le Grazie, raffigurate come tre giovani donne nude, dalla bellezza folgorante. Nell’immaginario, infatti, le Grazie rappresentavano la perfezione del corpo femminile, ma non solo: secondo il poeta Esiodo, esse rappresentano lo Splendore, la Gioia e la Prosperità. Nella Primavera di Botticelli, le Tre Grazie raffigurano invece i tre volti dell’amore: la voluttà, la castità e la bellezza.

Canova, nella sua opera, le rappresenta strette in un abbraccio. La giovane al centro ha la testa reclinata sul capo della vicina e l’una tocca l’altra come se si accarezzassero amorevolmente.

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Le Grazie, Canova

L’opera è stata lodata per la sua bellezza e la sua tecnica, e Foscolo soprattutto l’apprezzò molto, scrivendo a Canova:

Forse (o ch’io spero!) artefice di Numi, nuovo meco darai spirto alle Grazie, ch’or di tua man sorgon dal marmo.

Al termine di questo articolo, credo abbiate compreso che Canova, sopra ogni altro, è il mio artista preferito, benché ce ne siano molti altri che occupano un posto di tutto rispetto nel mio cuore, come immagino sia per voi!

A tal proposito, semmai vi trovaste a Parigi, potrebbe interessarvi sapere quali son le dieci opere, conservate al museo parigino, da non perdere assolutamente: dalla scultura di Canova, appunto, al dipinto di Da Vinci (e no, non è la Gioconda). Se siete curiosi, date un’occhiata qui. Fossi in voi, però, non mi limiterei a visitare solo quelle dieci opere. Scopritele tutte quante! Alla prossima!

Serena Aiello

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