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Oggigiorno tutti in casa abbiamo un computer. I più fortunati ne posseggono più di uno, altri invece (visti i tempi di crisi) devono sudare sette camicie per poterselo permettere.

In un 2017 appena iniziato, il Personal Computer in tutte le sue forme (Notebook, Laptop, Desktop, ecc…) gode ormai della sua massima diffusione: c’è chi ci lavora, chi ci gioca, chi lo odia, chi lo critica e persino chi non può farne proprio a meno.

Sebbene siano trascorsi circa cinquant’anni dalla nascita del Personal Computer, così come lo conosciamo noi, non tutti, però, sanno chi fu il vero artefice e ideatore della sua idea di fondo.

Augusta Ada Byron (1815-1852), meglio nota come Ada Lovelace, figlia di George Byron (poeta e politico), fu la prima programmatrice della storia.

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“Una donna?  Impossibile” – diranno in molti. – “L’informatica è un mondo di matematici, di scienziati, di meccanici… di uomini insomma. Non è posto per una donna!”

Ed invece no. A lei va infatti il merito di avere sviluppato ciò che viene considerato il primo software, nel 1843, e di avere capito che le macchine computazionali avrebbero potuto trascendere il campo dei soli numeri elaborando qualunque tipo di informazione, dalle parole, alle immagini, alla musica.

Augusta Ada Byron ha previsto un secolo e mezzo fa il ruolo del moderno computer, cogliendo anche l’aspetto più poetico della scienza.

L’incontro con Charles Babbage nel 1834, che incantava i salotti londinesi con la sua macchina analitica, un apparecchio fondato su un sistema di schede perforate (su modello di quelle usate nel telaio di Jaquard) e capace di svolgere qualsiasi operazione che riusciva a calcolare funzioni polinomiali e a fornire un metodo per approssimare la soluzione delle equazioni differenziali, è il punto di svolta nella sua vita.

Il matematico venne colpito dall’intelligenza della giovane e così i due iniziarono a collaborare a distanza, nonostante i 24 anni di età che li separavano.

macchina analitica

Dopo la presentazione del progetto di macchina analitica a Torino, nel 1842, l’ingegnere Luigi Menabrea scrisse un articolo sul suo funzionamento. Babbage propose ad Ada di tradurlo, consentendole anche di aggiungervi alcune note personali. Il risultato fu una serie di commenti illuminanti sullo scopo della macchina – che secondo Ada avrebbe potuto elaborare anche informazioni non numeriche – la sua intuizione della relazione tra numeri e natura, poesia e matematica e i limiti dell’intelligenza artificiale.

Rendere un meccanismo capace di combinare simboli generali, in sequenze illimitate per varietà ed estensione, vuol dire avere trovato un punto di unione fra le operazioni della materia e i processi astratti della mente

Nella “Nota G” alla famosa traduzione, la Lovelace ideò e descrisse un algoritmo (una serie finita di istruzioni per risolvere un problema) che doveva permettere alla macchina analitica di calcolare un elemento della serie dei numeri di Bernoulli senza dover calcolare i suoi precedenti.

A partire da una funzione definita da Babbage, Ada riuscì quindi a sviluppare il primo programma per un calcolatore: il primo esempio di software della storia.

Fu la scoperta più innovativa della scienziata, che gettò le basi della moderna informatica.

Concludendo, la sua comprensione, in un certo senso più calda e femminile, delle connessioni tra il mondo reale e quello dei calcoli, fece di lei un unicum in un panorama scientifico maschile ed un esempio per tutte le donne di ogni epoca.

Maria Gabriella Depalo

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Maria Gabriella Depalo

Mi chiamo Maria Gabriella Depalo, sono nata in piccolo paesino del nord barese affacciato sul mare e sono laureata in Informatica.
Sono la "scienziata" del gruppo e mi dedicherò principalmente ad argomenti di tipo scientifico/tecnologico.
Spero vivamente di riuscire a coinvolgervi tutti nelle mie passioni.
Potete contattarmi scrivendo a: mg.depalo@inchiostrovirtuale.it